Discarica di Montesilvano: la bomba ecologica dimenticata avvelena il Saline

Alessandro Biancardi

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Discarica di Montesilvano: la bomba ecologica dimenticata avvelena il Saline
L’INCHIESTA. MONTESILVANO. Viene indicato come “Allegato B”, Augusto De Sanctis del Wwf parla di «tre pagine raccapriccianti», riferendosi agli esiti del sopralluogo realizzato dal 5 all’8 settembre del 2005 nell’area Saline-Alento, ad opera del Ministero dell’Ambiente, del Nucleo Operativo Ecologico di Pescara e del Comando dei Carabinieri di Roma. La situazione emersa appare sconcertante: l’emergere di «discariche ricadenti incontrollate e precedentemente non segnalate» dai Comuni, una «permanente situazione di abbandono di rifiuti», la sostanziale inadeguatezza delle misure adottate da alcuni Comuni (su tutti quello di Montesilvano), ma soprattutto il mistero sulla storia passata dell’ex discarica. Un’altra stucchevole prova dell’inefficienza politica e dell’immobilismo decisionale da parte di alcune amministrazioni locali della Regione.
Una “nuova” bomba ecologica sotto gli occhi distratti delle istituzioni impantanate in lungaggini che avallano di fatto l'avvelenamento di una zona molto ampia e che comprende gli argini del fiume Saline in territorio di Montesilvano e non distante dal confine di Città Sant'Angelo.
Anche questa, come quella di Bussi, è argomento scomodo, in molti non ne conoscono l'esistenza e persino le istituzioni la sconoscono in quanto incredibilmente mancano documenti ufficiali per un periodo molto ampio di tempo. Uno scandalo senza responsabili. Intanto aumentano giorno dopo giorno le segnalazioni inquietanti di cittadini che avvistano allarmati il repentino cambio di colore dell'acqua del saline e il comparire di schiume. Eventi frequenti e risaputi che tuttavia non sortiscono effetti.

L'ALLEGATO B, SPECCHIO DEL DEGRADO E DELL'INCURIA

Aleggia il mistero sull'origine della discarica comunale di Montesilvano.
Marco Famoso, responsabile dell'amministrazione del Servizio Gestione Rifiuti, ricorda come già negli anni settanta esistesse e funzionasse tale sito.
L'area interessata si trasformò pian piano in un ammasso di rifiuti ricoperti da un ampio telo scuro. Una piaga sociale gravissima, un simbolo di degrado profondo, cui si tentò di porre rimedio con alcuni progetti di ampliamento e bonifica, ideati dal Comune di Montesilvano ma in realtà mai avviati. Il sopralluogo effettuato nel settembre 2005 mirava a verificare lo stato dei luoghi e l'attuazione degli interventi di messa in sicurezza d'emergenza, adottati dal Comune di Montesilvano in relazione all'ex discarica, chiusa dal 1998 e “inglobata” nell'ambito del sito di interesse nazionale. Il personale incaricato dell'operazione ha rilevato una sostanziale inefficacia dei progetti presentati da tale amministrazione comunale. A partire dal sistema di drenaggio, che fatica ad eliminare i ristagni di percolato situati a metà tra la discarica e il fiume Saline.
«Il percolato che si accumula nella trincea non viene subito allontanato, ma il sistema di pompaggio e stoccaggio è messo in funzione solo qualche giorno prima dell'arrivo dell'autobotte» che trasporta poi i rifiuti all'impianto di trattamento. Spicca poi «l'assenza di qualsiasi fonte di alimentazione elettrica delle pompe», che rende difficoltoso se non inutile il funzionamento dell'intero sistema.
Il percolato affiora liberamente in superficie su uno dei lati della discarica, ed è così libero di «diffondersi nel sottosuolo pervenendo anche alla falda di sub alveo e quindi al fiume».
Il fiume, recita il verbale, «presenta un'elevata torbidità delle acque, abbondanti escrescenze algali ed alcuni tratti maleodoranti».
Ma non è finita: forse ancor più grave è la presenza, non segnalata dagli enti locali, di discariche abbandonate e infestate da rifiuti inorganici e materiali metallici.
A Città Sant'Angelo, dove il Comune ha già provveduto a bonificare la discarica comunale, non è stata però gestita adeguatamente la fase di post-chiusura, e ciò che rimane ben visibile sul lato del fiume dove si trova la discarica è «un grosso quantitativo di terreno misto a rifiuti».
A Collecorvino invece, in prossimità del fiume Tavo, sono emerse ben due discariche non controllate, la privata “De Meis” e quella comunale. Se per la prima «non è stato possibile effettuare un sopralluogo», causa l'irreperibilità del proprietario, per la seconda si ipotizza un periodo di inutilizzo di circa trent'anni.
Infine, la permanente situazione di rifiuti inerti abbandonati, nonostante tutti i Comuni avessero dichiarato di aver provveduto alla loro rimozione, e la presenza di «molte attività produttive e commerciali» da includere nell'area di Interesse Nazionale, la cui esistenza non è mai stata resa nota abbastanza.
Da qui la conclusione del verbale che invita i Comuni interessati a «comunicare l'eventuale presenza di altre discariche abusive non ancora segnalate» esige da Montesilvano «la copertura del corpo rifiuti e la regimazione delle acque superficiali», esorta l'Arta ad «aggiornare il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche, a seguire gli interventi di messa in sicurezza relativi al sito», e «a scoprire le cause dell'elevata torpidità delle acque».
Ma molti Comuni non hano mai soddisfatto le richieste: tra tutti spicca Montesilvano.

EX DISCARICA DI MONTESILVANO, IL PASSATO NON ESISTE

Qual è la storia della vecchia discarica di Montesilvano?
Come si è arrivati all'attuale situazione di immobilismo e degrado?
PrimaDaNoi.it ha provato a rispondere a questi quesiti, con la preziosa collaborazione di Franco Campomizzi, Ingegnere tecnico del Servizio Gestione Rifiuti. Quello che è emerso ha dell'incredibile: assenza di un archivio storico, un clamoroso “buco” tra il 1987 e il 1994, ma soprattutto una sorta di “regolarizzazione” dell'assenza di notizie sul passato della discarica.
Sfogliando infatti il Piano di caratterizzazione dell'area Saline-Alento, datato “marzo 2006” e frutto del lavoro dell'Ingegner Carlo Maraschi, si legge testualmente che tale discarica «è stata utilizzata dapprima come scarico controllato, poi come deposito temporaneo», per essere successivamente oggetto di «procedimenti amministrativi difficilmente ricostruibili temporalmente».
«E' una cosa strana e assurda – ci dice Franco Campomizzi – se pensiamo che il decreto 471 del 1999 obbliga la ricostruzione della storia passata di un qualsiasi sito soggetto a caratterizzazione».
Sancisce questa “oscura” realtà l'Ingegner Lorenzo Gianmattei, che in passato realizzò un progetto relativo ad una parte della discarica, raggiunto telefonicamente da PrimaDaNoi.it: «Nessuno conosce la storia di quest'area, è praticamente impossibile risalirvi con precisione».
Anche sfogliando l'unico “fascicolone” reperito per noi da Campomizzi, notiamo soltanto il progetto di chiusura e bonifica presentato dal Comune di Montesilvano il 5 agosto 1987 (un muro di calcestruzzo armato, mai realizzato); poi il buio, fino al 1994, quando ricompaiono alcune ordinanze (disattese) dello stesso Comune.
(E' la prova di quanto diceva a PrimaDaNoi.it il procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi circa la “repubblica anarchica” di Montesilvano e la mancanza assoluta di regole relative alla tenuta degli archivi degli atti pubblici)
«Il problema – racconta Campomizzi – deriva dalla mancanza di normative che regolarizzassero la costruzione delle discariche; solo nel 1982 con il decreto 915 si è tentato di porre rimedio alla situazione».
Ma nel corso degli anni la discarica, per ragioni molto complesse, è stata soggetta a continue chiusure e riaperture, ed è stata mal utilizzata anche dagli stessi privati, che hanno contribuito ad aumentare l'inquinamento con la presenza di rifiuti «inadeguati» (metalli e idrocarburi).
L'abbandono e il degrado della zona sembrano ormai imperversare: «Ho realizzato un sopralluogo nel 2005 – racconta lo stesso Campomizzi – e ho notato la presenza di roulotte di nomadi, proprio accanto alla recinzione della discarica; la strada adiacente è accessibile a tutti, diventa sempre più pericolosa, e pensare che tale discarica si trova a ridosso di un vivaio…».
Incuria, abbandono, delinquenza e degrado dilaganti: tutto questo rappresenta, oggi, la discarica di Montesilvano.

SALINE: «QUALCOSA SI MUOVE»

Causa il troppo tempo perso dietro a lungaggini burocratiche e immobilismo politico, i lavori per la bonifica dell'ex discarica di Montesilvano sono fermi da quasi dieci anni. E il recente scandalo che ha coinvolto l'amministrazione comunale di Montesilvano di certo non ha agevolato l'avvio delle operazioni.
«Dopo il commissariamento del Comune – ci racconta Franco Gerardini, dirigente del Servizio Gestione Rifiuti – ho fatto pressioni affinché la situazione si sbloccasse». Già nel “punto 2” dell'allegato veniva imposta al Comune di Montesilvano l'immediata attuazione di «misure di messa in sicurezza efficaci ed efficienti».
«In mancanza – recita il verbale – la Regione provvederà a sostituire il Comune e a predisporre ed attuare le predette misure».
Adesso la gara d'appalto per la messa in sicurezza ed emergenza del sito sembra essere stata vinta dalla “Della Loggia Luigi Costruzioni” di Atri, che avrà il compito di ricoprire la discarica con un manto speciale, per impedire che le infiltrazioni di rifiuti producano in continuazione il percolato.
Anche per quello che riguarda le acque dei fiumi si attendono nuovi sviluppi: «Stiamo esaminando alcuni campioni prelevati dalle acque della zona, - continua Gerardini – e nella Conferenza del prossimo 9 maggio sono stati valutati i risultati». Un problema scottante, quello dei fiumi, che sta particolarmente a cuore ad Augusto De Sanctis, il quale dipinge una situazione drammatica: «Dai dati Arta, su otto siti del Saline esaminati, otto (dunque il cento per cento) sono risultati appartenere alla categoria più alta per l'inquinamento dei fiumi».
Una percentuale imbarazzante e pericolosa, aggravata dalla non consapevolezza del problema da parte della gente comune: «Questa è a mio giudizio la cosa peggiore – dice De Sanctis – cioè che i cittadini ignorino del tutto la gravità della questione, spero che presto aprano gli occhi».

Marco Taglieri 18/05/2007 7.48