Maristella, sale la tensione tra i dipendenti senza stipendio per i ritardi Asl

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La verità è che i dipendenti di Maristella non sanno più a che santo votarsi, dopo mesi e mesi di attesa per gli stipendi che non arrivano.

Tanto che ieri hanno spedito al senatore Ignazio Marino una richiesta di aiuto: «la Commissione d’inchiesta del Senato deve vigilare e quindi ben vengano le ispezioni, ma la vigilanza dovrebbe essere efficace anche sui comportamenti della Asl che paga con molto ritardo le prestazioni e non consente all’esercizio provvisorio di erogare gli stipendi». E’ forse l’ultimo tentativo dei dipendenti per risvegliare l’attenzione su Maristella. Insomma nessuno segue più il dramma dei 35 malati e dei 40 operatori di questo Istituto di riabilitazione incappato prima nel fallimento del Gruppo Angelini ed oggi nelle incertezze di Neuromed per il suo acquisto all’asta. La lettera accorata è stata inviata in copia anche al vice presidente della Commissione senatoriale Alfonso Mascitelli, che ha immediatamente assicurato un suo intervento diretto sul manager Asl Francesco Zavattaro.

La Curatela, che gestisce l’esercizio provvisorio, dal canto suo ha intensificato i contatti con la Asl di Chieti ed ha sollecitato la Regione Lazio, visto che alcune Asl laziali sono in gravissimo ritardo nei pagamenti delle prestazioni. E per tutta la giornata di ieri c’è stato un filo diretto tra la curatela, i suoi organi locali, il comitato dei creditori e le amministrazioni della sanità per risolvere il problema dei problemi più attuale, cioè il pagamento degli stipendi, arretrati da sei mesi. Questa la convulsa giornata vissuta ieri a Maristella, tra telefonate, lettere raccomandate o spedite via fax, sostituzioni di personale in malattia e pressioni al sindacato perché faccia la sua parte. Infatti il possibile contenzioso http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/articolo/article.php?storyid=9676

tra Curatela e Neuromed per il probabile rifiuto di acquistare l’Istituto dopo l’aggiudicazione temporanea all’asta (ma fino al 9 novembre non si sa mai…) può slittare fino a tempi biblici. Ma non possono più aspettare i lavoratori stremati dall’attesa e drammaticamente colpiti nelle loro aspettative da questo rifiuto. Il no all’acquisto di Maristella da parte di Neuromed è stata dunque la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che sta destabilizzando il clima interno all’Istituto di riabilitazione. Di qui la decisione di inviare una lettera al senatore Marino per chiedere il suo intervento, non solo ispettivo. Perché la sensazione diffusa tra i dipendenti è che quando all’orizzonte è apparsa la soluzione dei problemi occupazionali e di stipendio con la vendita all’asta, il tutto è svanito all’improvviso. Come se ci fosse una regìa per dare il colpo di grazia alle speranze riposte nell’esercizio provvisorio deciso dal Tribunale di Chieti per il gruppo Villa Pini al solo fine di tutelare meglio creditori e dipendenti. Il meccanismo ha funzionato fino ad oggi per Villa Pini e SanStefar, pur se con qualche resistenza da parte delle Asl abruzzesi che non sempre sono state solerti nel pagare le prestazioni che il curatore traduceva in stipendi immediati. Ma si è inceppato per Maristella dopo il rifiuto di Neuromed all’acquisto. E così il paradosso di Maristella è apparso in tutta la sua contraddittorietà: le ispezioni arrivano, gli stipendi no. Da una parte la Asl chiede il rispetto delle regole contrattuali fissate per il funzionamento della struttura: igiene, buone pratiche sanitarie, personale in numero adeguato, assistenza personalizzata. Dall’altra la stessa Asl non rispetta le regole altrettanto contrattuali che sono quelle di pagare le fatture per le prestazioni. Il che significa stipendi che saltano e nervi che cedono. E’ di ieri l’ultima sollecitazione alla Asl di Chieti per saldare gli arretrati del 2010 e per pagare le fatture dei primi tre mesi del 2011. In pratica tra arretrati e prestazioni già effettuate Maristella ha maturato oltre 500 mila euro da riscuotere, ma non si vede 1 euro nemmeno al microscopio. Più che un paradosso, sembra una persecuzione.

Sebastiano Calella   05/11/2011 9.31