Forest Oil, la società contro politica e comitati: «quante falsità sul nostro progetto»

Alessandro Biancardi

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BOMBA. Continua il braccio di ferra a distanza tra la societò che intende realizzare un impianto di trattamento del metano e gli oppositori.

Solo qualche giorno fa Franco Moroni, capogruppo del Pdl e consigliere delagato alle problematiche petrolifere, aveva ribadito il no al progetto per l'estrazione del gas sulle sponde del lago di Bomba. Adesso la società americana accusa gli oppositori di diffondere notizie errate sulla reale natura dell'intervento.

«Non abbiamo nessuna intenzione di realizzare una raffineria», dicono dalla società, «il nostro sarà un impianto di trattamento del metano che occuperà circa due ettari di terreno».

Sulle 33 risposte alle richieste di integrazione da parte della Regione la Forest Oil nega che ci sia stato un ritardo nella consegna: «la richiesta ufficiale è del maggio 2011 e semplicemente non c'erano scadenze procedurali e dato che siamo assolutamente convinti della bontà del progetto abbiamo scelto di approfondire al meglio le tematiche, in modo da poter dissipare qualunque dubbio in merito ad esse». Altra informazione «distorta», secondo la ditta, è quella sulle condutture, definite "illogiche". «Cos'avrebbe di illogico una conduttura di 15 centimetri di diametro interrata a 1,5 metri di profondità, per la quale si prevede un ripristino completo del terreno dopo lo scavo?»

Per quanto riguarda invece l'impatto sull'economia locale, la società invita i politici che sostengono che quest'ultima verrà distrutta a non attenersi solamente a quanto dichiarato dai comitati contrari al progetto, ma «ad approfondire il tema attraverso gli studi che abbiamo effettuato e depositato presso le Istituzioni e che con cognizione di causa affermano l'esatto contrario».

E le influenze sulla naturale vocazione del territorio? «L'impianto», dicono dalla Forest, «è progettato per essere compatibile con il paesaggio e con l'ambiente e per non recare nessun danno alle colture e altre attività produttive. Investiamo nella miglior tecnologia a disposizione proprio per raggiungere questo risultato e siamo disponibili ad incontrare i politici e i cittadini che affermano il contrario per dimostrarlo. La nostra azienda si è impegnata a offrire alla comunità locali il pieno supporto allo sviluppo delle realtà turistiche esistenti e di altre nuove, anche tramite la realizzazione di nuove attrattive turistiche, come risulta dalla documentazione presentata in Regione».

Ciò che potrebbe,secondo la società, godere di una forte accelerazione, è il cosiddetto business tourism ovvero il mercato dell'ospitalità durante i tre anni di realizzazione  dell'impianto e del ripristino finale dell’area, «in cui si prevede l'impiego di circa 150/200 lavoratori/anno dedicati al progetto».

Ultimo «falso mito» che la società vuole sfatare è quello dei rischi idrogeologici dovuti al progetto: «da quattro anni monitoriamo costantemente il territorio interessato attraverso stazioni GPS ed è emerso che i movimenti del terreno dovuti ai soli fattori climatici stagionali sono mediamente di 2 cm l'anno. L'eventuale movimento del terreno dovuto alle attività estrattive sarebbe al massimo di 5 mm, il ché non avrebbe nessuna influenza su possibili rischi di frane o smottamenti».

04/11/2011 10.05