Francavilla, Codacons al Comune: «sulla Tarsu è caos totale»

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA AL MARE. Il Codacons Abruzzo bacchetta il Comune di Francavilla sulla questione Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani).

Secondo Vittorio Ruggieri vice coordinatore del Codacons Abruzzo e responsabile dello sportello di Francavilla di viale Nettuno “il pomo della discordia” sarebbe la delibera numero 25 dell’8 maggio 2010 quella che avrebbe dovuto definire i parametri della tassa e che invece «difetta di ogni riferimento che definisca la qualità e quantità effettivamente prodotta dei rifiuti solidi urbani, i parametri di costo dello smaltimento e l’indicazione degli “indici reddituali articolati per fasce di utenza ” con la conseguenza che il nuovo regolamento Tarsu ha comportato per i francavillesi un aumento del 20% della tassa».

E il fatto sembrerebbe ancora più grave se si considera «che le amministrazioni passate si sono trincerate dietro un silenzio ed un’indifferenza che non avevano giustificazioni allora, in quanto la delibera in oggetto poteva essere impugnata davanti al Tar per essere annullata». «Ma anche oggi», fa notare Ruggieri, «le cose non sono cambiate». La richiesta del 20 luglio scorso al Comune di Francavilla «per istituire un tavolo di conciliazione e definire le controversie già nate evitando che ne sorgano altre, è caduta nel vuoto».

«A Francavilla», sentenzia Codacons di Viale Nettuno, «le cose non si vogliono cambiare. Cambiano le amministrazioni ma non le condotte. Eppure nella lettera d'intenti sottoscritta con il sindaco c’è un punto specifico sulla Tarsu che prevede la “rielaborazione delle tariffe tenendo conto delle difficoltà in cui versano le attività economiche di Francavilla e il fatto che i residenti all’estero e quelli che da noi vengono solo d’estate hanno diritto alla riduzione di 1/3 del dovuto”». Altra piaga, secondo l’associazione, è quella della tassa applicata alle attività alberghiere.

«La tariffa vigente è infatti illegittima», dice, «in quanto le camere non sono state calcolate come abitazioni private (come hanno precisato diverse pronunce di altrettante commissioni tributarie). Legittimare il tutto non sarebbe una bella boccata d'ossigeno per tutte le attività alberghiere e ricettive in generale e un modo per rilanciare la vocazione turistica della città?».

 

29/10/2011 8.15