Ortona, fecondazione assistita «dalla prossima settimana si parte»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Ancora pochi giorni di attesa per le future mamme e poi, finalmente, il loro sogno inizierà a concretizzarsi. Pare.

Dalla prossima settimana il centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Bernabeo di Ortona opererà a tutti gli effetti. E ‘proprio il professor Gian Mario Tiboni, responsabile del centro, a confermarlo.  «Dopo le difficoltà iniziali che avevano allungato i tempi di attesa ora è tutto pronto, aspettiamo una risposta  dalla direzione sanitaria di Ortona, per la disponibilità delle sale operatorie ed è fatta. Abbiamo attivato il servizio di primo livello, cioè di inseminazione uterina, nei prossimi giorni prevediamo  di attivare le tecniche di secondo livello, quelle di fertilizzazione in vitro».

Si conclude così  (o almeno si spera) il calvario delle numerose donne  in lista d’attesa e desiderose di un figlio che si erano rivolte proprio all’unità operativa del professore Tiboni. Era tutto pronto: l’inaugurazione del centro, il trasferimento del centro da Chieti ad Ortona e l’apertura annunciata dalla Asl  di Chieti per il 1° settembre. E invece qualcosa è andato storto. Problemi tecnici da risolvere di cui probabilmente si sapeva ancora prima del trasferimento, come il controllo e la filtrazione dell’aria, le temperature di crioconservazione, le apparecchiature, hanno rimandato l’apertura  al 20 ottobre.

 Ma  le future gestanti, deluse ed amareggiate, non si sono date per vinte ed hanno preso d’assalto i centralini  pretendendo spiegazioni. E intanto la rabbia cresceva, sfumano le possibilità, e si facevano largo depressioni e  abbandono.  «Perché», dicevano le  pazienti, «a dispetto della qualificazione dell'infertilità in termini di malattia da parte dell’Oms, le pazienti che si accingono a fare procreazione assistita sono considerate di serie B. Evidentemente nella convinzione di chi ci amministra noi possiamo attendere, il nostro desiderio di un bambino è postergabile, la nostra malattia non è connotata da urgenza».

E un’altra, qualche giorno fa denunciava: «siamo al 24 ottobre 2011 ed il reparto del professor Tiboni non è ancora partito al 100% . Siamo contente che abbia ricominciato a funzionare per la parte delle inseminazioni ma non basta.  Il centro ha sempre faticato ad affermarsi, noi pazienti abbiamo dovuto lottare con le mani e con i denti affinchè rimanesse aperto dopo i vari articoli che lo condannavano come prossimo alla chiusura».

Marirosa Barbieri  25/10/2011 11.43