Black bloc, arresto confermato per Vecchiolla e su Facebook: «cerchiamo di cambiare sta società di merda»

Alessandro Biancardi

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Black bloc, arresto confermato per Vecchiolla e su Facebook: «cerchiamo di cambiare sta società di merda»
CHIETI. «Noi siamo quelli che cerchiamo di cambiare sta società di merda... la melma sei tu e gli altri come te che stanno a casa mentre migliaia di persone scendono in piazza a manifestare contro questo stato, contro questo governo di merda».

Parola di Leonardo Vecchiolla, il giovane studente di psicologia, arrestato sabato scorso con l'accusa di tentato omicidio per l'assalto al blindato dei carabinieri. Sulla sua pagina Facebook (come foto del profilo aveva messo il cartello 'no Tav'), il giovane campano residente in Abruzzo (studia alla D'Annunzio), negli ultimi giorni aveva condiviso parecchi link sulla manifestazione della scorsa settimana a Roma.

Si descrive come «grande, unico, complicato, pazzo». «Sono uno dei prototipi di Dio», scrive, «un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per le produzioni di massa. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire». Il suo profilo sul social network più popolare del mondo e sempre più usato tra i giovani mostra i suoi interessi, le sue idee, e i suoi bersagli preferiti. Ha commentato con la scritta «manifestanti infami» la notizia di alcune persone che hanno consegnato alla polizia tre black bloc.  Ha pubblicato link contro il governo Berlusconi, contro Sergio Marchionne (ha condiviso una immagine con la scritta «lui guadagna più di 400 operai Fiat ma non ne vale neanche uno»), contro Equitalia («la mafia chiede meno interessi») e contro le missioni militari («questo aereo vale 183 asili nido e 12.810 bambini»).

Non ha risparmiato critiche nel commentare un video di alcuni poliziotti che manganellano i manifestanti («per questi pezzi di merda nessuna pietà»). E poi ancora ha pubblicato un fotomontaggio del presidente Berlusconi dietro le sbarre, un video di quando il ministro La Russa manifestava nel 1973 tra le fila dello Msi. L'ultima volta che ha scritto qualcosa sul social network è stato sabato alle 14.23. pochi minuti prima dell'arresto: una foto del giovane Stefano Cucchi: «noi non dimentichiamo Stefano ammazzato il 22 ottobre 2009». Il suo film preferito, come si vede tra le informazioni che ha inserito lui stesso nel suo profilo, è ''Il silenzio degli innocenti''. Tra la musica che ascolta ha selezionato i 99 Posse e la band punk rock Make it Happy. Tra i programmi tv preferiti ha inserito Anno Zero, Ballarò e Report.

Tra gli interessi (ovvero quei link che girano quotidianamente su Fb e che chiunque può condividere) ci sono, tra gli altri, ''antifascimo militante italiano'', ''Salviamo Wikipedia'', ''il popolo viola'', ''una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi'', ''Nessuno tocchi il soldato Marco Travaglio'', ''Manifestazione ad oltranza a Roma contro la politica e la crisi'', ''Italia libera e antifascista'', ''no tav'', ''numero identificativo per le forze dell'ordine come gli steward'', ''Roberto Saviano'', ''Vergognarsi del proprio presidente del Consiglio'', ''Acqua pubblica'', ''Beppe grillo'', ''informazione libera'',

OGGI DAVANTI AL GIP

Intanto quello di oggi davanti al gip di Chieti Paolo Di Geronimo sarà per Leonardo Vecchiolla il primo appuntamento davanti ad un magistrato. Un appuntamento importante per cercare di capire se il presunto black bloc conosca o meno gli altri autori delle violenze avvenute a Roma e, soprattutto, dell'assalto al mezzo blindato dei carabinieri. 'Azione' del quale Leonardo Vecchiolla si sarebbe vantato al telefono con un amico. «Hai visto cosa abbiamo fatto a Roma, abbiamo incendiato una camionetta, te la dedico. Il bastardo che era dentro è scappato».

La telefonata intercettata è diventata il perno centrale alla base del fermo. Esaurita la procedura della convalida del fermo per tentato omicidio, devastazione e danneggiamento il fascicolo, ed il detenuto, qualora sia emessa l'ordinanza di custodia in carcere, saranno trasferiti a Roma. Qui Vecchiolla sarà quasi certamente interrogato, previo rinnovo della misura restrittiva, dai titolari dell'inchiesta sui disordini scoppiati, tra l'altro, nei pressi di piazza San Giovanni. Gli stessi che, con Carabinieri e Digos sono a caccia degli altri autori non solo dell'agguato al furgone blindato, il cui conducente ha riportato ferite, ma anche di altri fatti vandalici. La sensazione che si respira negli ambienti investigativi è che nel giro di qualche giorno possano esserci sviluppi. Insomma che la 'caccia' agli 'altri', quelli che sabato 15 ottobre, si sono accaniti con una furia devastatrice sul blindato dei Carabinieri, e non solo, possa avere le ore contate.

L'AVVOCATO: «NON E' UN BLACK BLOC»

In attesa dell'udienza fissata il difensore di Vecchiolla, l'avvocato avellinese Sergio Acone, antico legale di famiglia, esprime dei dubbi: «Vecchiolla un black block? - ha dichiarato - non ce lo vedo proprio, non ha neanche il fisico». Al momento - aggiunge - non sa neanche di cosa sia accusato il suo assistito: «Io ancora non ho ricevuto nessuna carta dai Carabinieri; so solo quello che è apparso su giornali e agenzie». «Intercettazioni? - ha proseguito - può essere, ma le voglio sentire tutte, non vorrei che ci fosse un millantato credito. Foto? Fatemele vedere».

Il penalista ha poi precisato che l'unica condanna inflitta a Vecchiolla, per droga, quando aveva 18 anni, è stata sospesa. «Io però nei panni del devastatore non ce lo vedo - ha concluso - e mi risulta anche che non abbia un colore politico definito. Non saprei proprio inquadrarlo come un violento. Anche perché ad Ariano Irpino (luogo di residenza di Vecchiolla ndr) non ci sono centri sociali, club politici o altro».

LO SCONCERTO A CHIETI

Intanto alla casa dello studente di Chieti, dove abita il presunto violento, c'é aria di sconcerto per quanto accaduto, ma anche poca voglia di parlare con i cronisti. «Quando ho saputo che abitava qui e ho sentito quello che fa fatto ci sono rimasto male - ha detto uno di essi - non è certo uno che ha rubato una merendina».

Alla reception dello studentato in cui fino a sabato mattina soggiornava Vecchiolla vige ancora la consegna del silenzio. Agli studenti universitari la notizia è arrivata via internet o dalla televisione, qualcuno racconta di aver visto il servizio su un telegiornale nazionale ma non ricorda quale, altri studenti seguono la vicenda solo attraverso il web. «Quando ho saputo che abitava qui e ho sentito quello che fa fatto ci sono rimasto male - dice uno studente. Non è certo uno che ha rubato una merendina». Due ragazze, che escono insieme dallo stabile, non ne vogliono proprio sapere. «Abitiamo qui, sì, ma non vogliamo dire niente». Così anche due ragazzi appoggiati al muro esterno e che stanno fumando una sigaretta dopo pranzo.

Parla con l'Ansa, invece Raffaele Ciafardone, preside della facoltà di psicologia. Cinque mila iscritti, ma solo un quinto quelli che frequentano normalmente i corsi. Tra questi, in quanto studente fuorisede, proprio Vecchiola: «Io non lo conosco proprio - ammette il preside - so quello che ho appreso sui giornali. Sono stupito e amareggiato - prosegue Ciafardone - perché nella nostra facoltà non c'é mai stato nessun sentore di fatti del genere. Per me questo ragazzo è come dire, un nome qualunque, che non assimilo a eventi precedenti di facoltà. Però resta l'amarezza».

 24/10/2011 8.51

VECCHIOLLA RESTA IN CARCERE

 E' stato convalidato dal gip del Tribunale di Chieti, Paolo Di Geronimo, il fermo di Vecchiolla. L'ordinanza è stata emessa alle 15.30.

24/10/2011 16.30