Menna perde il ricorso contro Sigismondi. Addio al seggio

Alessandro Biancardi

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VASTO.  Il consigliere comunale di Vasto Etelwardo Sigismondi (Pdl) può tirare un respiro di sollievo. Il suo seggio, messo in discussione dal ricorso di Eliana Menna (Idv), è al sicuro.

E’ stato il Tar di Pescara sezione prima a deciderlo il 20 ottobre respingendo il ricorso con cui Eliana Menna (che ha preso parte alla competizione elettorale per l’elezione del sindaco e dei consiglieri del Comune di Vasto, svoltasi nel maggio 2011),  ha impugnato l’atto di proclamazione alla carica di consigliere comunale di Etelwardo  Sigismondi.

«Sono sempre stato sereno», ha dichiarato Sigismondi, «perché sapevo che il ricorso della rappresentante dell’Idv non aveva alcun fondamento. Capisco l’amarezza della Menna e la sua voglia di rientrare nell’Aula ‘Vennitti’ a tutti i costi, ma la politica è altra cosa».

Dopo la tornata elettorale dello scorso maggio Eliana Menna  ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale per entrare a far parte del Consiglio comunale.

«Credo», sosteneva Menna motivando le ragioni del ricorso, «che l'Idv abbia diritto al terzo consigliere (già c’erano dentro Antonio Spadaccini, Corrado Sabatini ed Elio Baccalà) perché la legge elettorale attribuisce alla coalizione vincente un premio di maggioranza pari al 60% dei seggi e a Vasto la maggioranza avrebbe  quindi dovuto avere 15 consiglieri e la minoranza 9. Invece, la maggioranza ne ha avuti 14 (uno in meno) e la minoranza 10. Tutto questo perché il 60% (premio di maggioranza) su 24 (numero di consiglieri) è uguale a 14,4, cifra che è stata arrotondata per difetto».

Secondo la consigliera, il numero complessivo dei seggi da attribuire alla maggioranza andava arrotondato per eccesso, «per garantire  la governabilità» ed un maggiore scarto tra maggioranza e opposizione.

Di tutt’altro avviso è stato il tribunale amministrativo che nel motivare la sua decisione, «non solo ha ribadito che il sistema dell’arrotondamento, oltre ad essere una necessità, nulla toglie alla governabilità dell’Ente, dal momento che la maggioranza può sempre contare su un sostanzioso margine numerico (14 consiglieri ed il sindaco, contro 10 consiglieri di minoranza) e poi  trattandosi di un “premio di maggioranza”, dato a scapito della minoranza che deve sempre avere una sua capacità operativa e contro-bilanciante».

22/10/2011 8.53