Cuore nuovo: Chieti lo snobba, Roma lo celebra

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Un impianto di cuore artificiale (in realtà una pompa centrifuga inserita nel ventricolo sinistro) avvenuto a Roma fa notizia su tutta la stampa.

trapianto di cuoreCHIETI. Un impianto di cuore artificiale (in realtà una pompa centrifuga inserita nel ventricolo sinistro) avvenuto a Roma fa notizia su tutta la stampa.

 

A Chieti, dove questi impianti si effettuano da due anni, la Cardiochirurgia ha rischiato la chiusura. Il clamore e l’interesse per la notizia sono giustificati perché si tratta del primo intervento su un ragazzo di 15 anni. Ma l’occasione è ghiotta per celebrare l’Ospedale Bambin Gesù, dove l’impianto è stato effettuato dall’equipe del professor Antonio Amodeo.

Scendono allora in campo il ministro della salute Ferruccio Fazio, che loda questo Centro di eccellenza, il governatore del Lazio Renata Polverini che è orgogliosa di questo successo ed il sindaco Gianni Alemanno che parla di questo ospedale come di una perla di Roma. Chissà perché a Chieti questo non succede, anzi avviene il contrario: il ministro tace, il governatore Gianni Chiodi pure (e con il Piano sanitario quasi cancella la Cardiochirurgia teatina), il sindaco Umberto Di Primio prima tenta una flebile difesa, stimolato dal consiglio comunale e dall’iniziativa dell’Udc, poi ospita l’assessore Lanfranco Venturoni ed il senatore Fabrizio Di Stefano che non si esprimono certo come il sindaco Alemanno. Sul punto torna però con tempismo assoluto Alessandro Giardinelli, capogruppo dell’Udc in consiglio comunale: «abbiamo fatto bene a difendere con successo la Cardiochirurgia di Chieti: è un reparto che va potenziato e non chiuso».

 Infatti al SS. Annunziata fin dal dicembre 2008 si usa lo Jarvik 2000 (così si chiama questo meccanismo in miniatura usato anche a Roma e che aiuta il cuore a pompare il sangue nell’aorta): a tutt’oggi a Chieti ne sono stati impiantati 8, con la sopravvivenza di 4 pazienti. Come noto, si trattava per la maggior parte di pazienti che non potevano essere trapiantati e per i quali questa scelta rappresentava l’unica alternativa possibile alla morte. E invece di celebrare l’eccellenza di questo reparto e magari di potenziarlo, l’assessore regionale Mauro Febbo propose un mese fa di creare un Centro di studi sull’invecchiamento nel nuovo edificio da dividere con la Cardiochirurgia. Le polemiche politiche di quei giorni, spesso strumentali, forse non conoscevano i numeri: compreso il caso operato presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, sono stati effettuati in tutto 46 impianti. E quando Chieti iniziò, in Italia c’erano solo altri due centri attivi: Firenze ed Udine. Oggi i centri sono invece 15. Il che dimostra la correttezza della scelta fatta due anni fa dal professor Gabriele Di Giammarco, scelta che la politica vorrebbe ridimensionare. Ora l’intervento romano ha dimostrato l’affidabilità del sistema e perché no anche il risparmio che questa tecnica comporta. Uno Jarvik costa solo 75 mila euro a fronte di tutti costi molto più onerosi di un trapianto vero e proprio.

Sebastiano Calella  04/10/2010 9.08