Calvario Cup alla Asl di Chieti, stanno per "scoppiare" anche i dipendenti

Alessandro Biancardi

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Calvario Cup alla Asl di Chieti, stanno per "scoppiare" anche i dipendenti
CHIETI. Si aggrava la crisi del Cup di Chieti. E non tanto per le lamentele degli utenti (lunghe attese, qualche interruzione troppo frequente del sistema informatico) quanto perché stanno per “scoppiare” gli addetti agli sportelli.*DI PAOLO:«TROPPI SILENZI SULLA VENDITA DEL VECCHIO OSPEDALE DI CHIETI»

Superlavoro, personale insufficiente, difficoltà di rapporto con il medico responsabile difficilmente, molto difficilmente reperibile, turnover limitato e mancanza di indennità di cassa,  il che costringe gli addetti a rimettere soldi di tasca propria in caso di ammanchi a fine giornata.

«In questa Asl c'è chi prende il premio per fare il suo lavoro e c'è chi paga di tasca propria per le condizioni in cui è costretto a lavorare», ha dichiarato uno dei cassieri. Abbiamo cercato di fare il quadro della situazione con Andrea Gagliardi, Cgil sanità, che segue da tempo questo settore delicato che è poi il biglietto di presentazione della Asl.

Lo stato di salute del Cup?

«La situazione di questo servizio nella Asl Lanciano-Vasto-Chieti presenta diverse criticità, da lungo tempo evidenziate e mai risolte, sia per quanto riguarda il servizio verso l'utenza che per le condizioni di lavoro  degli addetti. Tanto per cominciare  non tutti i Distretti sanitari hanno il Cup “informatizzato” e quindi sono impossibilitati ad effettuare prenotazioni di prestazioni non direttamente erogate dallo stesso Distretto (occorrerebbero infatti circa 30 lavoratori per poterne aprire in tutti i distretti). Inoltre alcuni direttori di Distretto hanno emanato direttive per impedire anche solo il pagamento dei ticket delle prestazioni non erogate nel proprio distretto».

Insomma invece di favorire l'utenza, ci sono difficoltà per le prenotazioni?
«Noto solo che è stato svuotato di personale il cosiddetto ufficio calendari che programmava gli elenchi per le prenotazioni secondo le varie disponibilità degli specialisti, con grave ricaduta sulle liste di attesa. In aggiunta non c'è omogeneità di risposta nei vari sportelli della provincia, con il rischio di trattare diversamente, anche dal punto di vista economico, la stessa prestazione sanitaria».

E come funziona il numero verde? Come sono i carichi di lavoro dentro il Cup?
«Il personale del Call center, in particolare gli interinali che da anni rispondono al numero verde (mentre nella ex Lanciano-Vasto il servizio è affidato in appalto ad una società romana), vengono prorogati di mese in mese senza alcun tipo di prospettiva, pur avendo acquisito una professionalità importante. Tutti gli sportellisti invece sono gravati da un carico di lavoro enorme in condizioni estremamente stressanti (folle di utenti in attesa da ore)».

Ma è vero che i cassieri ci rimettono di tasca propria in caso di ammanchi?
«Quando si chiudono le casse, nel caso ci siano ammanchi (dovuti evidentemente alle condizioni di lavoro), l'operatore è costretto a rimetterci di tasca propria senza avere nessuna indennità di maneggio denaro (come accade per esempio ai cassieri di quasi tutte le altre attività (banca, Posta, Supermercati ecc.). E' evidente che la situazione sta precipitando e se le promesse di intervento del dg Francesco Zavattaro non dovessero concretizzarsi, al sindacato non resta che avviare la mobilitazione».

Sebastiano Calella  18/10/2011 8.56

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DI PAOLO:«TROPPI SILENZI SULLA VENDITA DEL VECCHIO OSPEDALE DI CHIETI»

CHIETI. «Sono incredulo e sorpreso per il silenzio del manager Asl sulle polemiche per la vendita del vecchio ospedale civile».

Bruno Di Paolo, vicesindaco di Chieti, non si capacita dello sgarbo istituzionale.  «Capisco l'imbarazzo di Francesco Zavattaro», dice, «che probabilmente, sapendo di essere in torto, tenta di lasciare che il tutto finisca nel dimenticatoio, ma lo informo che il sottoscritto non mollerà la presa fin tanto che non sarà fatta chiarezza sull'argomento».

 La delibera con cui la Asl ha messo in vendita la vecchia sede di via Padre Alessandro Valignani, rimasta quasi vuota dopo il trasferimento a Madonna delle Piane, in realtà ha lasciato muti anche gli altri consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione. Così come nessuno ha protestato per il milione di euro spostato da Chieti ad Ortona, stando alla denuncia di Bruno Di Paolo che nei giorni scorsi ha parlato esplicitamente di scippo ai danni di Chieti.

«Infatti, con la delibera 1170 del 6 ottobre scorso, il Direttore generale oltre a procedere a spostare il finanziamento di € 1.068.032,87 dal vecchio “SS. Annunziata” di Chieti al “G. Bernabeo” di Ortona, ha nel contempo deliberato di procedure all'alienazione dello stesso ex SS. Annunziata. Il tutto senza specificare quale sarà la futura programmazione e dove nascerà il nuovo Polo Sanitario teatino».

 Un polo al servizio della parte alta di Chieti che su sollecitazione del consigliere Enrico Bucci al precedente manager Mario Maresca, era stato previsto proprio nel vecchio edificio rimasto vuoto.

 Il vice sindaco non si ferma qui e critica l'autoreferenzialità del manager che non ha informato nemmeno il sindaco, ma contesta anche la «scelleratezza» della decisione di realizzare un nuovo polo sanitario presso il San Camillo, una struttura ormai fatiscente, fuori dal centro urbano e difficilmente utilizzabile come ambulatori per la città. Intanto per dopodomani giovedì c'è una convocazione della quarta commissione consiliare del Comune, convocata dal presidente Stefano Costa per discutere gli argomenti e la documentazione da portare all'incontro con il manager previsto per fine mese. Un incontro che era stato sollecitato dallo stesso Costa alla fine del mese di agosto, su mandato ricevuto il 28 luglio, e che era slittato per altri impegni del manager su Lanciano. Tre mesi sono tanti, ma aver fatto slittare l'incontro dimostra la scarsa collaborazione tra Asl e Comune.

Su questo aspetto interviene il Pd che parla di «un disegno regionale che mira inevitabilmente ad indebolire Chieti e la sanità pubblica – scrive il capogruppo Alessandro Marzoli - in campagna elettorale Di Primio aveva assicurato che la filiera governo nazionale-regionale-provinciale-comunale di centrodestra avrebbe potenziato la città. Oggi sta succedendo esattamente il contrario e vorrei capire cosa ne pensano gli amministratori regionali di questo depotenziamento del SS. Annunziata. Per la vecchia sede si sono spesi molti soldi per i poliambulatori, che senso ha depotenziarla? Il Sindaco Di Primio, il Senatore Di Stefano e l'Assessore Regionale Febbo, che siedono ai tavoli dove si prendono le decisioni, dovrebbero portare a casa risultati concreti, i gridi d'allarme di chi amministra non servono a nulla. Sconcerta però che la maggioranza di centrodestra al potere ha bisogno dei comunicati di Bruno Di Paolo. C'è qualcosa che non quadra». Marzoli non lo dice, ma i troppi silenzi fanno pensare che Zavattaro non si sia mosso da solo su questa vicenda che interessa tutta la città.

  Sebastiano Calella  18/10/2011 8.59