Deposito di farine e coke ad Ortona, la Regione aspetta le osservazioni

Alessandro Biancardi

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Deposito di farine e coke ad Ortona, la Regione aspetta le osservazioni
ORTONA. Ci sono ancora 37 giorni di tempo per presentare le osservazioni, istanze o pareri per il deposito di cereali, farine di soia, coke di petrolio, carbone, materiali inerti, sale e argille.*ORTONA, LA STRADA CONTESA: «IL COMUNE INTERVENGA»

Il 5 ottobre scorso, infatti, sul Bura Abruzzo è comparso l'avviso al pubblico in cui si chiarisce che è stato trasmesso alla Regione (direzione parchi, territorio, ambiente, energia) il progetto per la realizzazione del deposito a servizio della attività portuale di stoccaggio.

A proporre l'intervento è la Buonefra Srl (partecipata anche dal dimissionario sindaco Nicola Fratino, Pdl), una delle più importanti ditte che opera nel settore portuale e che negli anni scorsi si era proposta (in consorzio con altre imprese) per la costruzione del centro oli in modo da consegnare la mini raffineria chiavi in mano. Adesso la srl vorrebbe localizzare il deposito («al fine di migliorare la gestione della propria attività») all'interno del Porto di Ortona, in prossimità della banchina di Riva Vecchia (vicino alla capitaneria). Contesta la manovra l'attivista Maria Rita D'Orsogna che dalle pagine del proprio blog non nasconde l'amarezza: «gli piace proprio la monnezza a questo sindaco».

«E' chiarissimo», secondo la docente ortonese che vive negli Stati Uniti, il motivo per il quale bisognerebbe opporsi all'iniziativa (definito «scempio»): «stoccaggio di petrolio, prodotti petroliferi, petrolchimici e chimici pericolosi, ai sensi della legge 29 maggio 1974, 256 con capacita' complessiva superiore a 1000 metri cubi».

«E quali sono le caratteristiche di queste sostanze ai sensi della legge 29 maggio 1974?», domanda D'Orsogna che si dà subito la risposta da sola: «Eccole, fra cui: cancerogeni, mutageni e teratogeni. Cioe' cancro, mutazioni e difetti alla nascita. Evviva Ortona! Esplosivi, comburenti, facilmente infiammabili, infiammabili, tossici, nocivi, corrosivi, irritanti, altamente infiammabili, altamente tossici».

«Ad Ortona», si legge ancora nel blog della professoressa, «c'è pure una costruenda discarica di amianto, una turbogas. Insomma, di tutto. Io non posso fare di più di quel che faccio. Se qualcuno volesse lavorare su questo tema - scrivendo testi base e raccogliendoli - sarò ben lieta di fare da supporto se lo si desidera».

E proprio la turbogas nei giorni scorsi ha portato alle dimissioni del sindaco Fratino. In queste ore si sta ragionando su un possibile governo tecnico per salvare il salvabile.  

13/10/2011 9.12

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* ORTONA, LA STRADA CONTESA: «IL COMUNE INTERVENGA»

Ancora polemiche sulla strada Comunale asfaltata di Villa Carlone, nel Comune di Ortona, che dalla provinciale conduce alla discarica di amianto della Società Meridionale Inerti facente capo al gruppo Marrollo.

L'imprenditore agricolo Nicola Nicolini proprietario di un terreno confinante con la strada, ha commissionato una perizia, di sua iniziativa, in quanto sostiene che il tracciato ricade sulla sua proprietà. Domenica scorsa Nicolini ha provveduto a rideterminare i confini del suo terreno con dei paletti e nastro segnaletici, che sono stati rimossi dall'Ufficio Tecnico e dai Vigili Urbani dell'Ente su richiesta della S.M.I.

«Chiedo al Comune la rideterminazione della strada», insiste l'imprenditore titolare dell'azienda vitivinicola a conduzione familiare da tre generazioni, «perchè è stretta e in questo periodo c'è un via vai di mezzi pesanti che per transitare invadono la mia proprietà. Secondo la perizia, in un punto la strada invade i miei terreni di oltre due metri, per questo ho provveduto a riconfinare il mio terreno con otto paletti segnaletici. Sarei stato ben felice» continua Nicolini «di cedere il mio terreno per uno scopo che condivido, ma non è questo il caso. Quindi chiedo al Comune di rideterminare la carreggiata per ristabilire i confini».

Sull'argomento, interviene anche il comitato No Alla Discarica Di Amianto che già aveva sollevato il problema. «Questo episodio», spiega il presidente di Nada, Alessandro Seccia, «è l'ennesima dimostrazione dell'assenza del Comune in questa vicenda. A giugno, esattamente il 30, noi del comitato avevamo depositato una nota accompagnata da 130 firme di residenti nella zona, che poneva l'attenzione sul riconfinamento e sulla pericolosità della strada a doppio senso di circolazione, nell'interesse, soprattutto di chi ne fa uso quotidiano. Questo per evitare l'esposizione in prima persona dei residenti. Nel caso di Nicolini vi è stato un intervento piuttosto celere, mentre nel nostro caso la richiesta al Comune è rimasta muta».

13/10/2011 12.01