Provincia di Chieti chiude le porte ai disabili: «non ci sono fondi»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Stesso copione, stesse risposte, attori diversi. Continua il dramma delle persone disabili in Abruzzo.

CHIETI. Stesso copione, stesse risposte, attori diversi.  Continua il dramma delle persone disabili in Abruzzo.

Stavolta è la Provincia di Chieti a tagliare i fondi al servizio Sade (un programma di assistenza domiciliare extrascolastica istituito nel 1998 e che si occupa di sostegno didattico domiciliare a studenti e studentesse disabili iscritti agli istituti superiori della provincia). Ma ora di quel sostegno che ha dato supporto ogni anno a circa 250 ragazzi in difficoltà, permettendo loro di raggiungere la maturità e, per quanti lo hanno voluto, di proseguire il percorso di studi universitario, non resta che un pallido ricordo

«Le famiglie sono arrabbiate», fa sapere il consigliere provinciale Angelo Radica (Pd),«hanno cercato risposte presso la Provincia di Chieti che, laconicamente ha liquidato il taglio indiscriminato del servizio con la frase, ormai all’ordine del giorno: non ci sono i fondi. La scuola rimanda le problematiche a chi fino ad oggi ha gestito il servizio, ma anche qui, risposte concrete non ce ne sono: tutto dipende dalla volontà politica della provincia che, nella propria scala di valori deve privilegiare taluni aspetti piuttosto che altri».

Immediato il mea culpa dalle fila della maggioranza. «E’ vero, la Provincia non ha fondi per sostenere il Sade», dice  Gianfranca Mancini assessore alle politiche sociali, «il servizio di assistenza domiciliare extrascolastica agli studenti disabili non rientra fra le sue competenze obbligatorie. Ma non è vero che ha lasciato sole le famiglie. Questa amministrazione sta cercando di trovare dei locali da mettere a disposizione gratuitamente per poter comunque assicurare alcuni spazi. E’ un piccolo aiuto ma è il massimo che possiamo fare. Abbiamo provato a cercare i fondi, invano, in tutte le pieghe del bilancio».

Il Sade non è un servizio obbligatorio per la Provincia, è vero, ma nei fatti ha rappresentato lo strumento essenziale per garantire il diritto allo studio e la sua scomparsa sarebbe l’ennesimo scippo al sociale perché la stessa Provincia, ha tagliato i fondi per l’istruzione a casa dei ragazzi non vedenti. 

A farne le spese sono sempre loro, le categorie deboli e menomate che non hanno la forza e soprattutto i mezzi per opporsi alle sforbiciate della classe dirigente. E pensare che una legge che dovrebbe proteggerli c’è ed è la numero 104 del 1992 sull’assistenza integrazione sociale e diritti delle persone handicappate, ridotta sempre più a corredo normativo.

«Servirebbero 400.000 euro», conclude  l’assessore Mancini,«per poter finanziare il Sade, una somma che in questo momento è una chimera per un Ente al collasso». Una dichiarazione che arriva non molto tempo dopo la denuncia dello stesso Radica che, insieme a Idv, Sel e Federazione della sinistra, aveva  proposto, durante l’approvazione del bilancio 2011, un taglio ai costi della politica (indennità e rimborsi), incassando proprio un secco no da consiglieri di maggioranza ed opposizione.

13/10/2011 8.57