Uda, sul licenziamento Napoleone deciderà il giudice del lavoro

Alessandro Biancardi

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Uda, sul licenziamento Napoleone deciderà il giudice del lavoro
CHIETI. «Pqm dispone la rimessione degli atti al Presidente del Tribunale, affinché valuti l’opportunità di assegnare il presente procedimento al Giudice tabellarmente competente della Sezione Lavoro di questo Tribunale»: sarà dunque il Giudice del lavoro ad occuparsi del licenziamento di Marco Napoleone, dg dell’UdA.* UDA IL GIORNO DOPO L'AVVISO DI GARANZIA: L'INTERVISTA A CUCCURULLO

Così ha deciso Adolfo Ceccarini (nella foto), il giudice civile che ieri ha esaminato il ricorso del dg ed il controricorso dell’Università, che si è costituita solo ieri mattina. «Una decisione che era nel novero delle possibilità – spiega Pierluigi Pennetta, uno dei difensori di Napoleone – d’altra parte il giudice aveva già manifestato durante l’udienza le perplessità che aveva sulla sua competenza e quindi la decisione finale va in questa direzione. Se è un vantaggio o uno svantaggio per il mio cliente? Non cambia nulla, dobbiamo solo aspettare cosa decide il Giudice del lavoro visto che il dottor Ceccarini ha individuato una sorta di parasubordinazione nel rapporto di lavoro del dg».

Da quello che si capisce, la domanda ora è: sono stati rispettati tutti i meccanismi previsti in questo tipo di rapporto di lavoro nel caso di licenziamento anticipato o affrettato? Torna alla memoria il caso recente del dg della Provincia di Pescara, il cui licenziamento frettoloso è costato alle casse pubbliche oltre un milione di euro di risarcimento. Marco Napoleone «se lo aspettava» ha commentato al telefono. «Conosco la giurisprudenza su casi come il mio e quindi era una carta da giocare – ha dichiarato a caldo – non so se alla fine questo esito sarà un vantaggio per l’UdA, ma aspetto le decisioni della Magistratura del lavoro con grande rispetto».

Anche Antonio Pellegrini, CdA dell’UdA, «si rimette alle decisioni del giudice del lavoro».

Il ricorso di Napoleone chiedeva la sospensione degli effetti del decreto con il quale il rettore Cuccurullo lo aveva rimosso dall’incarico e la possibilità di tornare ad esercitare le funzioni da dg. Infatti, secondo il ricorso, il decreto è basato sull’erroneo presupposto che il suo lavoro con l’Università vada considerato come “rapporto di fatto”, mentre al contrario ci sono contratti di prestazione d’opera stipulati regolarmente. Era la posizione del “lodo Vaccari” che è uscita battuta all’esame del giudice civile di Chieti, secondo il quale «il rapporto di lavoro dedotto in giudizio presenta i tipici caratteri della parasubordinazione, in quanto prevede una collaborazione non occasionale, ma di durata triennale, lo svolgimento di un’attività continuativa e coordinata, la soggezione del prestatore d’opera alle direttive del Rettore, una retribuzione in tredici mensilità». Alla luce di tutto questo, ma anche di altro (la decisione, pur sintetica, è molto motivata), «considerato che queste prestazioni d’opera sono devolute alla competenza del giudice del lavoro» gli atti sono stati rimessi al Presidente del Tribunale che dovrà decidere a chi affidare questa controversia di lavoro.

L’udienza del giudice civile ieri era fissata per le 12,30, ma è iniziata più tardi del previsto, visto che Adolfo Ceccarini, il giudice che doveva esaminare la pratica, era impegnato in un’udienza collegiale pre-fallimentare che è durata più del previsto e così gli avvocati hanno atteso pazientemente il loro turno. C’erano gli avvocati Pierluigi Pennetta, Marco Spagnolo e Guglielmo Marchionno per il dg, che già avevano depositato il ricorso e Valerio Speziale, Gioia Vaccari (la stessa che ha redatto il parere pro-veritate contro Napoleone e che a sorpresa è scesa in campo a difesa del suo “parto”) e Pierluigi Tenaglia per il rettore Franco Cuccurullo.

L’università si è costituita solo ieri mattina con un contro ricorso di 53 pagine, il cui completamento – sembra a cura dell’avvocato Speziale che è docente di Diritto del lavoro alla d’Annunzio - è avvenuto proprio poco prima dell’udienza. E, ulteriore sorpresa, non è stata sollevata l’eccezione di incompetenza del giudice civile per rinviare il tutto al giudice del lavoro: è stato solo chiesto di respingere il ricorso di Napoleone e basta, con aggravio di spese, forse fidando sul fatto che questa incompetenza si può rilevare d’ufficio, anche se non viene richiesta espressamente. Il tutto sulla base della constatazione che, al di la di come viene configurato, il rapporto di lavoro di fatto esisteva. Il ricorso di Napoleone si basava invece sul fatto che il Decreto del rettore con cui viene sollevato dall’incarico non è affatto motivato. Infatti fa riferimento a delibere del CdA e del Senato che non ci sono ancora (i verbali del CdA infatti vengono approvati nel consiglio successivo, «anche se le delibere a volte sono immediatamente esecutive, come in questo caso», ha ricordato Antonio Pellegrini, del CdA UdA) e soprattutto sul fatto che il parere Vaccari non era ancora pervenuto all’Università quando sono state inoltrate le convocazioni, come risulta dal protocollo di entrata del 23 settembre stampigliato sul frontespizio. Insomma, pur in presenza della possibilità di licenziare il dg secondo il contratto, Cuccurullo avrebbe escogitato inutilmente - e perciò in modo sospetto - tutto questo marchingegno, compiendo però alcuni errori. Il giudice, come da prassi si era riservato di decidere, anche per avere il tempo di leggere le 53 pagine della costituzione di ieri mattina. Poi si è ritirato in camera di consiglio e stamattina la decisione è stata comunicata agli avvocati.

Sebastiano Calella 12/10/2011 12.19