Provincia di Chieti, revocato l’assessore Silvio Tavoletta (Fli)

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La crisi della Provincia di Chieti ha trovato la sua soluzione con la revoca della delega all’assessore Silvio Tavoletta (Fli) che aveva competenza su personale, sport e politiche giovanili.

Scarsa produttività, assenze dell’assessore revocato, contestazioni alla maggioranza? Macché: le motivazioni del presidente Enrico Di Giuseppantonio sono molto chiare tanto - che dopo i ringraziamenti di rito - ammette che fin da gennaio c’erano pressioni per la revoca. Anzi al telefono è ancora più diretto:« il gruppo del Pdl chiedeva con insistenza un suo rappresentante nell’esecutivo».

Ma «ho rinviato per consentire all’Assessore Fli di portare a conclusione alcuni progetti che ha seguito personalmente». Il pretesto invocato per la sostituzione è quello del riequilibrio territoriale, tanto che già si sconoscono i nomi dei possibili sostituti che vengono entrambi dal Vastese: si tratta o di Tonino Marcello o di Ethelwardo Sigismondi, che non verranno scelti per meritocrazia, ma solo perché sono stati eletti in una zona scoperta. La spunterà chi è più vicino (fidato) ai vertici di An, che sembra la componente del Pdl più attiva nelle scelte autodistruttive. Perché la decisione di estromettere Tavoletta dalla Giunta avrà sicuramente ripercussioni al Comune di Chieti, dove l’assessore revocato è consigliere nella maggioranza di Di Primio. Allora l’obiettivo era forse quello di prendere due piccioni con una fava. Indebolire Di Giuseppantonio, Udc, e dargli un segnale diretto, proprio nel giorno in cui l’onorevole Rodolfo De Laurentiis, Udc, spara a zero sulla Giunta Chiodi definita solo «burocratica e dal bilancio fallimentare» e mettere sul chi va la il sindaco di Chieti Umberto Di Primio che mal sopporta ormai le imposizioni del suo ex partito. Silvio Tavoletta, al quale la revoca sarà comunicata ufficialmente lunedì, non polemizza, anzi «ringrazia il presidente perché più volte lo ha gratificato anche pubblicamente per il lavoro svolto – dichiara tranquillo l’ormai ex assessore - sono riuscito ad ottenere finanziamenti dal Ministero della gioventù, ad esempio per le attività dei giovani, abbiamo lavorato insieme sul personale, ho proposto più volte di istituire l’ufficio unico per appalti e contratti, sono stato sempre presente sui banchi del Consiglio mentre altri latitavano. Qualcuno evidentemente non ha gradito».

 Di più non vuole aggiungere, nemmeno se nella decisione abbia influito di più questo tentativo di normalizzare gli appalti ed i contratti o la sua appartenenza a Fli. In realtà forse questa è la chiave politica della decisione di revocarlo: si tratta di una prova di forza che è sintomo della debolezza del Pdl, un partito che invece di “includere” esclude solo per la casacca di appartenenza. «La verifica – scrive Di Giuseppantonio – era finalizzata al rilancio dell’attività amministrativa». Resta un mistero come questo possa avvenire tagliando assessori di cui lo stesso presidente riconosce l’operosità.

Non la prende bene FLI che dice «é un atto proditorio e meschino». «E' un 'pogrom', un atto violento, sul piano politico ma anche su quello personale, e meschino perché è il pegno di una rappresaglia iniqua, dall'inquietante stile epurativo. Al presidente Di Giuseppantonio  manifestiamo il nostro sdegno e tutta la nostra delusione e gli auguriamo di non rimanere vittima, un giorno, dei suoi stessi espedienti gladiatori, perché 'chi di spada ferisce di spada perisce'»

Sebastiano Calella  08/10/2011 19.43