UdA, scontro Cuccurullo-Napoleone: licenziamento perfetto o errore grossolano?

Alessandro Biancardi

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UdA, scontro Cuccurullo-Napoleone: licenziamento perfetto o errore grossolano?
CHIETI. Martedì il giudice civile deciderà sul ricorso di Marco Napoleone, dg della d’Annunzio defenestrato dalla sua carica con un blitz del Rettore Franco Cuccurullo.

La decisione del Tribunale è molto attesa: dall’accoglimento o dalla bocciatura della richiesta di Napoleone di tornare al suo posto dipenderanno direttamente i futuri assetti dei vertici UdA, con un’accelerazione o meno delle elezioni a rettore, peraltro già previste. Se l’allontanamento di Napoleone sarà giudicato un licenziamento perfetto, Cuccurullo uscirà rafforzato dalla vicenda e potrà concludere il suo mandato secondo i tempi già noti e cioè un altro anno da rettore. Se si sarà trattato di un errore grossolano, dovuto alla fretta di sbarazzarsi del dg e alla scarsa conoscenza del diritto da parte dei suoi consiglieri, la permanenza di Cuccurullo al vertice dell’UdA sarebbe più problematica dovendo convivere quotidianamente con il dg tornato in carica. Non è, infatti, ipotizzabile una convivenza da separati in casa, visto che tra l’altro i loro uffici sono sullo stesso piano e sullo stesso corridoio: uno a destra, l’altro a sinistra, con tante foto alla pareti che ricordano i tempi d’oro della d’Annunzio, quando erano ospiti dell’Università premi Nobel come Albert Sabin. Le prime avvisaglie dello scontro tra gli avvocati si possono scorgere nelle indiscrezioni che filtrano sulle memorie delle difese: il rettore punta a far dichiarare incompetente il giudice civile per trasferire la pratica al giudice del lavoro e sostiene, come da lodo Vaccari, che il rapporto UdA-dg è nullo e inesistente, quindi non si tratterebbe di licenziamento, ma di presa d’atto che Napoleone non aveva titolo a restare un minuto di più in quella carica da cui è stato allontanato. Di contro, la difesa di Napoleone supera la questione preliminare delle competenze: al di là del suo contenuto di cui si potrà discutere dopo, l’esistenza e la validità di un contratto possono essere decise solo da un giudice e non dal parere di un legale, per di più di parte. Torna cioè in primo piano la decisione con cui 16 componenti del CdA hanno votato a favore del licenziamento del dg senza nemmeno conoscere il contenuto del parere legale, tenuto inspiegabilmente segreto dal rettore. Così segreto che a tutt’oggi non è stato ancora fornito a Napoleone, così come non sarebbero stati consegnati i verbali del Senato accademico e del CdA nei quali sono registrati i passaggi di tutta l’operazione. Sembra che la rimozione del dg sia stata affidata solo al decreto con cui il rettore, visto il parere, viste le delibere del Senato e del CdA, decide di sbarazzarsi di Napoleone impedendogli di esercitare i doveri previsti dal contratto. Una vicenda assai ingarbugliata, dunque, sia perché in questo modo - per assurdo - il contratto di Napoleone potrebbe essere considerato ancora in vita, sia perché con il pretesto dell’urgenza al dg non è stato dato nemmeno un preavviso. In pratica, prima di affrontare i contenuti del licenziamento bisognerebbe sbrogliare i presunti errori formali e così da quanto si apprende la linea del direttore generale potrebbe essere questa: annullare il provvedimento del rettore per ripristinare la legalità violata e rimuovere gli ostacoli per l’adempimento dei suoi doveri da dg, come previsto dal contratto.

Sebastiano Calella  08/10/2011 9.51