Chieti, 3 arresti. Piccoli boss crescono

Alessandro Biancardi

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SQUADRA MOBILE CHIETI

SQUADRA MOBILE CHIETI

CHIETI. Tre arresti, due in carcere a Roma, uno ai domiciliari a Chieti, per episodi di bullismo (un vocabolo riduttivo che nasconde fatti criminali), con 14 episodi di violenze di vario tipo e 25 vittime, soprattutto studenti.

Il tutto nell’omertà più assoluta di chi ha subìto e delle famiglie, pur a conoscenza dei gravissimi fatti raccontati in conferenza stampa dal Questore di Chieti e dal capo della Squadra mobile. Rapine, estorsioni, furti, vessazioni psicologiche, vero e proprio assoggettamento ai voleri dei tre minorenni (due di 16 anni, uno di 17) che hanno seminato il terrore tra gli studenti di Chieti.

Gli episodi accertati e controllati da lontano nei servizi di appostamento si sono svolti nella Villa Comunale e in alcuni Istituti superiori. E la Squadra Mobile ha accelerato l’intervento per evitare che l’evidente escalation delle violenze potesse sfociare in qualche episodio ancora più grave. Perché dietro tutto questo c’era la droga (cocaina e sostanze sintetiche), l’alcool e il desiderio di emulazione dei delinquenti più incalliti e forse dei modelli che filtrano dai videogiochi o dal cinema e dalla Tv.

Forse non sono bulli, ma criminali, ha detto in sostanza la Polizia, visto anche il loro comportamento dopo l’arresto, con le minacce ai poliziotti come i boss della malavita adulta. Ma il problema non è la repressione, non è nemmeno il controllo del territorio: l’operazione è stata possibile per la capacità dei poliziotti di quartiere di penetrare nel mondo chiuso degli adolescenti. E l’allarme viene anche dall’assoluta indifferenza degli adulti (spesso proprio i genitori) a questi comportamenti che poi sfociano nella creazione di bande organizzate. Di qui l’appello accorato del Questore: «Facciamo tutti qualcosa per salvare i giovani, perché questi fatti non sono solo episodi di polizia».

Insomma l’operazione, che va avanti e per la quale si aspetta anche la collaborazione di altre vittime, ha scoperchiato un vaso di pandora che ha portato alla luce rapine fatte alla luce del sole, violenze nelle scuole, ragazzi picchiati e fatti inginocchiare, estorsioni di denaro, addirittura una rapina nei gabinetti di un Istituto il primo giorno di scuola. «Abbiamo scoperto una voragine di violenze che ci ha impressionato, una escalation che abbiamo dovuto fermare in fretta», ha detto il capo della Squadra Mobile. «Siamo molto allarmati per questi episodi raccapriccianti, sia per i fatti in sé sia per la violenza che esprimono – ha detto il Questore – faccio appello alle famiglie ed ai giovani perché si blocchi questa spirale che rischia di diventare inarrestabile se non si interviene».

Sebastiano Calella 01/10/10 18.22