UdA: il parere legale contro Napoleone è pubblico, ma Cuccurullo lo ha secretato

Alessandro Biancardi

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UdA: il parere legale contro Napoleone è pubblico, ma Cuccurullo lo ha secretato
CHIETI. Forse non poteva essere secretato dal rettore Franco Cuccurullo il parere dell’avvocato Gioia Vaccari che è stato la base per il licenziamento del direttore generale della d’Annunzio.

Risulta, infatti, che il suo incarico (e quindi la sua parcella a molti zeri) è stato deciso dal CdA dell’Ateneo il 29 luglio scorso quando a “voti unanimi” è stata decisa l’acquisizione di un «parere e di una memoria circostanziata» sui rilievi del Miur e del Ministero dell’Economia sul contratto in essere con il direttore generale Marco Napoleone. Appare perciò quanto meno irrituale sia la segretezza del documento che è solo stato letto dal rettore sia in Senato che in CdA sia l’acquiescenza dei “senatori” e dei consiglieri a che nessuno potesse conoscere il contenuto del parere. La stranezza del comportamento del rettore è stata però fatta rilevare nel CdA anche dal sindaco di Chieti al quale è stato negato (come ad altri, sembra anche allo stesso Napoleone) l’accesso agli atti. A meno che questo non sia il sintomo di un orientamento negativo verso il suo collaboratore principale, già maturato dal rettore per altri sconosciuti motivi, visto che da tempo aveva messo in atto una tecnica ad “imbuto” per istradare su un determinato binario la decisione di licenziare il dg. Non a caso, infatti, a ben leggere, il verbale che ricostruisce la storia del contratto definisce più volte “appunto” le controdeduzioni del prof. Angelo Clarizia, consulente di Napoleone e considerato uno dei più importanti amministrativisti, e «parere di un professionista specializzato in materia» la consulenza dell’avv. Vaccari. Insomma: «il ragazzo di bottega dice che…, adesso ci pensa il titolare». Come in effetti poi è avvenuto, visto che il CdA (il Senato è stato più prudente perché ha solo “preso atto” della lettura del parere da parte del rettore) ha votato per il licenziamento senza avere tra le mani il documento accusatorio.

Il verbale però riserva altre sorprese: in realtà il Miur nel settembre 2009 contesta solo che in sede di controllo sul bilancio 2008 ha rilevato che lo stipendio del dg prevede l’adeguamento Istat e il benefit di un’auto di servizio. Napoleone risponderà che la d’Annunzio non possiede un’auto di proprietà da concedere come bonus e che l’adeguamento Istat non l’ha mai preso. Nel marzo 2011 però il Miur chiede chiarimenti sui 400 mila euro circa pagati come stipendio e contributi al dg e chiede copia del contratto. Un mese dopo, sempre il Miur con una lettera indirizzata a tutti gli Atenei, e non solo all’UdA, decide di mettere sotto la lente la figura del direttore amministrativo «ancorché denominato diversamente dagli Statuti»: «il loro rapporto – dice il Miur – è subordinato e non libero professionale ed ha un tetto per lo stipendio».

 Di qui l’accelerazione della vicenda, con una risposta dell’Uda, che si perde e che viene rispedita, la richiesta di una proroga per far pervenire le decisioni del CdA, ed infine l’incarico all’avvocato pagato dall’Università per un “parere” che nessuno conosce. Toccherà ora al giudice civile decidere se la posizione del Ministero che in modo autoritario qualifica tutti i dirigenti come «direttori amministrativi subordinati» e se il licenziamento di Napoleone sono legittimi. Ma anche qui le sorprese sono in agguato: sembra che la memoria presentata dai legali del dg sia così articolata che l’università voglia giocare la carta della competenza che sarebbe del giudice del lavoro e non di quello civile.

Sebastiano Calella   07/10/2011 10.28