Sevel scende in piazza. Usb:«che succederà ai lavoratori?»

Alessandro Biancardi

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ATESSA. «Ora che la Fiat è fuori dal Ccnl (contratto collettivo nazionale dei lavoratori) che cosa  potrebbe accadere ai lavoratori?».

Se lo chiedono in tanti ad Atessa e soprattutto Usb (Unione sindacale di base) che si dice preoccupato per le sorti dei lavoratori Sevel, senza più garanzie. E le proteste  fioccano. Dopo la raccolta firme di Fiom Cgil contro “il premio vergogna” l’unione sindacale si fa avanti con uno sciopero oggi di 4 ore dalle 18.15 alle 22.15.  Sevel potrebbe cambiare denominazione e subire, come avvenuto nello stabilimento di Pomigliano, un licenziamento collettivo e successive assunzioni mirate vincolate dalla firma dell'accordo/contratto? Sevel applicherà l'accordo/contratto previsto per i futuri dipendenti di Mirafiori con eventuali modifiche e/o correzioni senza stravolgimenti societari? 

Sono questi i dubbi e le paure dei lavoratori dopo che casa Fiat, senza alcun ripensamento, ha deciso di non rispettare le regole contenute nel Ccnl dei metalmeccanici, giudicate «inefficaci ed inutili per il raggiungimento dei propri obiettivi produttivi». «La fuoriuscita dall'associazione degli industriali», tuona Usb, «è avvenuta dopo aver ottenuto, per mano politica tanto disprezzata dell'attuale governo, la possibilità non più remota di licenziamenti individuali mediante accordi sindacali come previsto dall'articolo numero 8 della recente manovra finanziaria. Il ritiro preannunciato è conseguenza della mancata concessione della retroattività di tale articolo nella stesura definitiva dell'accordo interconfederale del 28 giugno scorso. Le varie forme di flessibilità di assunzioni,oraria, degli straordinari evidentemente non soddisfano le fameliche ambizioni del metalmeccanico milionario che in nome della competitività e del Dio mercato equipara i lavoratori ad un qualsiasi costo aziendale e come tale va contenuto o all'occorrenza dimezzato, lasciando inalterati i ritmi produttivi».

06/10/2011 12.09