Nicola Cucullo, dalla residenza per anziani con furore

Alessandro Biancardi

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Nicola Cucullo, dalla residenza per anziani con furore
L’INTERVISTA. CHIETI. «Nicola Cucullo? E’ nel salone. Lo riconosce subito». Gentile e precisa la reception del Centro residenziale per anziani di Pennapiedimonte.

Per chi lo frequenta da anni, salta subito agli occhi la figura di quel signore alle prese con carte e documenti, impegnato a scrivere l’ennesimo allarme per le «cose che non vanno». E’ sorpreso e contento della visita l’ex sindaco di Chieti da tempo un pò distaccato dalla vita politica ed amministrativa della città di cui è stato sindaco per tre mandati. «Sto lavorando a questa proposta per il porto di Ortona, bisogna attivare la ferrovia che c’è lì, ci sono i vagoni, le locomotive, i caselli, ma sta andando tutto in rovina. Debbo sollevare il problema, sto scrivendo di questo, sai che mi vogliono come sindaco anche lì?»

Ma Chieti, il primo amore, non si scorda mai… ho letto l’appello per l’università, il guerriero di un tempo ogni tanto rispunta…

«E’ una lotta di potere per chi comanda di più, chi è più gallo. Ma con tanti galletti non si fa mai giorno. Il pericolo è questa lotta si trasferisca tra i docenti, tra il personale, insomma dove non c’è buon sangue in questi momenti di crisi esplode tutto. Il mio timore è che l’università, che è sopra la politica, segua il cattivo esempio dei politici. Così sbanda e non fa onore né alla d’Annunzio, che è università di prestigio a livello nazionale, né alla città».

Su questo problema l’amministrazione comunale Di Primio si è mossa…

«Io direi che è un pò ferma, ostaggio della sua maggioranza. Il centrodestra ha imbarcato la Dc e ne paga le conseguenze. Io non mi sono mai alleato con loro, fuori tutti: con me solo i missini doc. Oggi per fare questi errori ci sono gli strateghi Fabrizio Di Stefano e Mauro Febbo, il gatto e la volpe. Ma sono identici, hanno gli stessi difetti e prima o poi litigheranno. Debbono ringraziare che sono spariti i protagonisti grandi della politica…»

Questo è un giudizio negativo sulla gestione del Comune?

«L’amministrazione si regge come gli ubriachi, si sostengono spalla a spalla, ma barcollano. Mi spiace per Di Primio, mio vice sindaco valoroso. Deve avere timore dell’Udc perché lo farà cadere senza pietà».

L’amministrazione Cucullo era molto presente sulla sanità, ora che succede?

«Quando Rosy Bindi era ministro della sanità venne a Chieti ed io, con la fascia tricolore, mi inginocchiai davanti a lei: eccellenza, le dissi, sono un suo avversario, ma debbo curare gli interessi della mia città. Qui ci sono debiti per 80 miliardi di lire, ci aiuti, la prego. Mi aiutò, fece arrivare i soldi, fu trasferito il vecchio ospedale, si andò avanti. Certo, ne ho fatte di “mattità”, è che non sempre me le ricordo tutte. Ricordo quando alzai la gonna per vedere le mutande della Nenna, che vestiva sempre elegante, sempre a posto… ma che fai Nicò, mi disse sorpresa. Gliel’ho ricordato quando l’ho vista poco tempo fa a Francavilla».

«Gesù Cristo, ne hai fatte di stupidaggini», interloquisce un amico con cui Cucullo divide le giornate. E’ un vecchio e noto ceramista di Rapino, non più in attività, che segue e condivide i discorsi dell’ex sindaco, soprattutto quelli sui suoi allievi politici che non lo cercano più. «Pensa a Mauro Febbo, l’ho fatto assessore senza che fosse stato eletto. E’ bastata una mia cartuccia e stava al comando di Chieti con me…»

Parlavamo di sanità…

«La sanità subisce l’ignoranza di chi la dirige e le invasioni di campo dei politici. Ho sempre pensato che l’azione deve seguire la conoscenza. Hai voglia a dire: Savoia, all’assalto. Prima devi sapere se hai le armi e contro chi combatti. In sanità ognuno tira a sé la tovaglia e quindi c’è confusione. Io prenderei degli esperti, non quelli che sanno di sanità per sentito dire, specie con i debiti di oggi. Non puoi far decidere i politicanti».

Un giudizio negativo dunque sulla politica di oggi?

«Non ci sono uomini giusti al posto giusto. C’è scadimento morale e professionale. Troppi imbrogli, ladri e azzeccagarbugli. Io li denunciavo subito, poi magari il Procuratore mandava a me l’avviso di garanzia. Rimpiango di essere stato troppo indulgente».

E sulla politica della regione?

«Manca un politico di peso nazionale. Povero Chiodi, si destreggia, ma è ostaggio, intorno ha troppi parassiti. L’ho ammirato quando si è proposto, ma deve stare più attento, come Di Primio. E’ un momento di crisi generale, anche la Chiesa ne risente e imita le lotte della politica. Ho l’impressione che certi vescovi non faranno il Papa».

Nostalgia di Chieti?

«A Chieti ci torno nella bara. Qualcuno mi viene a trovare e mi racconta. Qualche sera faccio sopralluoghi in città per vedere le cose che non vanno. Ricordi quando portavo il piccone?»

Ma c’è qualcuno che segue le sue orme ed il suo esempio?

«Non ho eredi, debbono ancora nascere. Non ho rubato, non ho un soldo, ho pensato solo al bene della mia città. La tua visita mi ha fatto piacere».

“Ciribinibin che bel faccin, che bel dentin”: la chiacchierata si interrompe all’improvviso. Cucullo invita l’amico a cantare e in due ripetono il ritornello.

«Sai… per passare il tempo - spiega il ceramista – le canzoni di prima erano più belle».

Sebastiano Calella   06/10/2011 9.07