Parco della Costa: «quanti falsi paladini dell'ambiente»

Alessandro Biancardi

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ROCCA SAN GIOVANNI. Il fatidico termine del 30 settembre è ormai superato e gli atti dell’istituendo parco nazionale della Costa Teatina sono già pervenuti sul tavolo del Ministero dell’Ambiente.

Con essi le prese di posizione  di diniego di tre amministrazioni comunali: San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Torino di Sangro. Per i consiglieri di minoranza di Rocca San Giovanni Emilio Caravaggio, Fabiana Mucci e Silvino D’Ercole è «paradossale» che, mentre Ortona, Fossacesia, Casalbordino, Vasto, San Salvo, propongono una perimetrazione, sia pure all’ultimo momento e comunque entro i termini di legge,   siano proprio i centri meno popolosi e antropizzati della costa chietina a non volere l’inserimento nel parco.

«Ci sono a disposizione risorse ambientali invidiabili», sottolineano i consiglieri, «sia lungo la costa che procedendo verso l’interno, come Scogliere di Punta del Turchino e del Guardiano, Pinetina di Vallevò, Bosco località Foreste, fossi di San Biagio, del Mulino, Valle Grande, delle Farfalle, per limitarci a quelle  già riconosciute e poste sotto tutela  dal Piano Paesistico Regionale che risale  addirittura al 1987».

                Nonostante ciò le amministrazioni comunali si sono «arroccate sostenendo che il territorio è già tutelato e che non vogliono un nuovo carrozzone burocratico come l’ente parco».

«Questi Comuni, per le loro caratteristiche territoriali,  avrebbero dovuto essere in prima fila per l’istituzione del parco; invece, è triste constatarlo, conducono una battaglia di retroguardia, in contrasto con la storia dell’ambientalismo che ha impresso alla costa teatina e alla valle del Sangro uno sviluppo ordinato e , come si dice oggi, ecocompatibile», vanno avanti i consiglieri.

                Che il territorio di questi comuni sia abbastanza tutelato è vero, sostiene la minoranza di Rocca San Giovanni, «ma non per merito degli attuali amministratori: essi hanno trovato già i vincoli apposti dal Piano Paesistico di cui si è detto e dal sito SIC. Poi è stata approvata la legge regionale n. 5 del 2007  “Sistema di aree protette della Costa teatina”, su proposta dei consiglieri regionali La Morgia Maria Rosaria e Orlando Angelo, che ha istituito delle riserve naturali a San Vito, Rocca, Fossacesia e Torino di Sangro.  A questo provvedimento gli amministratori comunali non hanno portato nessun contributo, l’hanno piuttosto subito. Ora  alcuni di loro se ne fanno scudo per dire: noi vogliamo la riserva regionale  e non il parco nazionale. Resta il fatto, però, che questi  falsi paladini dell’ambiente avrebbero dovuto, in base alla legge regionale, entro sei mesi redigere il Piano attuativo della riserva. Sono passati più quattro anni senza che vi sia traccia di questo adempimento, così le riserve naturali non ancora decollano».

04/10/2011 12.05