«Droga e cellulari ai detenuti nel carcere di Lanciano»

Alessandro Biancardi

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«Droga e cellulari ai detenuti nel carcere di Lanciano»
LANCIANO. «Una situazione insostenibile», raccontano gli agenti di polizia penitenziaria che negli ultimi mesi avrebbero scoperto anche relazioni sentimentali tra due detenuti e dipendenti dell'area sanitaria del penitenziario.

Ma il direttore del carcere Massimo Di Rienzo contattato da PrimaDaNoi.it frena: «episodi reali avvenuti in un vasto periodo di tempo, tutti scoperti prima che fosse troppo tardi e arginati».

Ma dai sindacati la protesta è come un fiume in piena. La situazione nelle mura del penitenziario di Lanciano è difficile. Non solo per i detenuti stipati tre per cella in uno spazio che non supera i 9 metri quadri a causa di un sovraffollamento impressionante: 300 ''ospiti'' dove ne potrebbero stare poco meno di 200. La situazione è talmente dura che i sindacati di polizia Sappe, Fas- Cnpp, Ugl, Uil, Cgil, Osapp, Sinappe chiedono un incontro urgente con il nuovo provveditore, Bruna Brunetti.

A lei vogliono raccontare, mettendoli in fila uno dietro l'altro, tutti gli episodi che hanno segnato l’ultimo semestre all'interno del penitenziario. Primo tra tutti l'individuazione e il sequestrare di un notevole quantitativo di stupefacenti all'interno del carcere. La droga, secondo la ricostruzioni degli agenti, avrebbe dovuto superare le sbarre grazie ai familiari degli arrestati. «Eravamo stati allertati di quanto stava per accadere», replica il direttore Di Rienzo, «e siamo intervenuti in tempo. Non mi pare il caso di drammatizzare».

Ma durante alcuni controlli, raccontano sempre gli agenti, sono stati rinvenuti all’interno dell’istituto due telefoni cellulari ed alcune sim card. In questo modo chi stava rinchiuso dietro le sbarre sarebbe riuscito comunque a tenere i contatti con l'esterno. I sindacati non chiariscono se telefonate ci siano state realmente o non ve ne sia stato il tempo.

In un’altra occasione è stato rinvenuto un coltello tascabile occultato in una presa d’aria, in attesa di chissà quale occasione. E nelle scorse settimane un agente ha sventato in extremis un tentativo d’evasione. Un detenuto, infatti, ha approfittato della diminuita vigilanza e ha cercato di guadagnare la libertà cercando di uscire dall’ingresso principale dell’istituto.

A fine estate un altro episodio: è stata rinvenuta all’interno di una cella, «in maniera fortuita», sostengono gli agenti, una riproduzione di pistola del tutto simile all’originale per peso e fattezze, costruita con sapone e poi verniciata con lucido da scarpe. «Era talmente ben
fatta», assicurano i sindacati, «che avrebbe tratto in inganno chiunque si fosse trovato nell’ipotetico raggio di tiro. Immaginate voi per quali scopi si poteva prestare tale oggetto nelle mani di un detenuto».

Su questo episodio Di Rienzo, però, chiede di non esasperare gli animi: «la finta arma ci è stata consegnata dagli stessi detenuti che l'avevano realizzata», sostiene, smentendo dunque la versione del ritrovamento fortuito. «Era realmente ben fatta», prosegue il direttore. «Noi non abbiamo sottovalutato l'episodio e infatti 11 detenuti sono stati allontanati. I sindacati vogliono puntare l'attenzione sul rischio potenziale? Lo facciano, i sindacati fanno il loro lavoro...Di sicuro il carcere non è un collegio di educande, noi lo sappiamo e infatti abbiamo preso provvedimenti».

LA RELAZIONE TRA DETENUTI E INFERMIERE

La Polizia Penitenziaria racconta anche di essersi trovata a svolgere una lunga indagine interna, «frutto d’iniziativa personale e lunga, soprattutto perchè svolta nei ritagli di tempo, che ha consentito di svelare l’esistenza di un intreccio amoroso in essere tra due detenuti ed altrettanti appartenenti all’area sanitaria».

Una situazione «gravissima», secondo gli agenti, a causa delle «implicazioni che una complicità di questo tipo porta sulla sicurezza di un istituto penitenziario».

Ma Di Rienzo chiede di «non speculare» su questa vicenda. «Sono cose che possono capitare all'interno di un ambiente promiscuo in cui convivono uomini e donne. In entrambi i casi, per motivi di opportunità ma non con fini punitivi, è stato fatto in modo che i quattro non avessero più contatti. Ma non mi sembra opportuno», ha sottolineato ancora il direttore, «speculare su questa vicenda. Mi sembra che qualcuno voglia pescare nel torbido».

Sempre Di Rienzo ammette che le difficoltà dei dipendenti sono evidenti, sia per il numero spropositato di detenuti (130 condannati in via definitiva per reati come associazione di stampo mafioso, estorsione, omicidio, rapina e, 60 detenuti parenti di collaboratori di giustizia e 106 per reati ''minori'') che complica sicuramente la vita all'interno del penitenziario, sia per la carenza dell'organico: «abbiamo 160 agenti quando in realtà ce ne servirebbero 188». Appena 5, invece, gli educatori ovvero 1 ogni 60 detenuti.

Alessandra Lotti  04/10/2011 10.18