Chieti, in Provincia si dice basta ai cinghiali. D’Amico: «la politica non risponde»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Il problema cinghiali va risolto». A dirlo, senza mezzi termini, è Camillo D’Amico capogruppo del Pd alla Provincia di Chieti che dopo la riunione della commissione consiliare “Agricoltura, caccia, pesca ed aree interne”, (convocata ieri su richiesta formale di tutti i gruppi di minoranza), punta il dito contro il consigliere delegato alla caccia, Giovanni Staniscia, accusato «di non aver mosso un dito per risolvere il  problema dei numerosi cinghiali».

 Sempre più agricoltori, secondo il capogruppo, sarebbero infatti costretti a correre ai ripari dopo che i cinghiali devastano raccolti e mettono a rischio la loro incolumità distruggendo auto e costringendo la gente a richiedere onerosi risarcimenti.

«Siamo rimasti stupiti ed allibiti», tuona  il consigliere Antonio Tamburrino, ex assessore delegato della giunta Coletti, «nell’assistere per  l’ennesima volta ai silenzi dell’amministrazione Di Giuseppantonio. I cittadini attendono soluzioni concrete, e si chiede chi pagherà i danni ad agricoltori ed automobilisti. La  Provincia ha demolito quanto di buono avevamo costruito con la stesura di un regolamento che legava il mondo venatorio al territorio, garantiva un perfetto equilibrio tra fauna selvatica e produzioni agricole. La sospensione fu adottata, con  motivi d’urgenza, in uno dei primi consigli provinciali della corrente legislatura».

E’ per questo che Tamburrino annuncia di scendere in campo con impegno attivo e, se necessario, anche con iniziative unilaterali.

29/09/2011 8.50