Fecondazione assistita, il centro di Ortona non decolla. E’ polemica

Alessandro Biancardi

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Fecondazione assistita, il centro di Ortona non decolla. E’ polemica
CHIETI. Il centro operativo di “Procreazione medicalmente  assistita (Fivet)” di Ortona, diretta dal professor Gian Mario Tiboni, non è ancora attivo.

A denunciarlo sono le pazienti colpite da infertilità che dopo l’annuncio sbandierato dalla Asl di Chieti Lanciano sul trasferimento dell’unità operativa da Chieti ad Ortona e sul suo immediato funzionamento a partire dal 1 settembre scorso, si sono trovate davanti ad una brutta sorpresa. E infatti le agguerrite signore e consorti  le cui speranze di avere il servizio sono ridotte al lumicino non si contengono.  E parlano di disagi e di umiliazioni.

«Ad oggi il centro non è ancora attivo», dice una donna che preferisce restare anonima,«non prendono appuntamenti e posticipano gli incontri di 10 giorni in 10 giorni. Le sale operatorie non sono pronte, mancano i tecnici di laboratorio, i  reparti sono vuoti con i letti appoggiati ancora alle pareti».

Parole rabbiose anche quelle di G.:«si è letto su molti quotidiani che il trasferimento del centro di procreazione medicalmente assistita di Tiboni, da Chieti ad Ortona, rappresentava un vantaggio per le pazienti infertili, non più costrette a dividere ambienti e sala operatoria con le euforiche gestanti del reparto di ginecologia e ostetricia. In realtà, il centro di Ortona non esiste (ancora). Benché se ne fosse assicurato l'avvio per il primo settembre 2011, ad oggi il reparto è deserto. I medici dell'equipe di Tiboni respingono le inferocite telefonate delle pazienti perché non sanno quando e se il centro riprenderà a funzionare».

Ma  che cosa è successo? Era il primo settembre quando sul sito web dell’Asl di Chieti-Lanciano campeggiava in bella vista un annuncio: «da giovedì 1° settembre 2011 l'unità operativa “Procreazione medicalmente assistita (Fivet)”, diretta dal professor Gian Mario Tiboni, svolge la sua attività non più nell'ospedale di Chieti, ma nei nuovi locali messi a disposizione dalla Asl all'interno dell'ospedale di Ortona. Per informazioni è possibile rivolgersi al numero telefonico 085.9172289». Ne è seguita la cerimonia di apertura in grande stile. Dopo la parata però la realtà che si è palesata è stata un’altra. A spiegare il perché a PrimaDaNoi.it è proprio il professor Tiboni.

 «Il trasferimento da Chieti ad Ortona», spiega, «è stato anticipato perché bisognava fare una ristrutturazione al gruppo operatorio sala parto dell’ospedale di Chieti così da adeguarlo, altrimenti lo spostamento sarebbe stato rimandato  perché nei laboratori di Ortona ci sono dei problemi tecnici da risolvere (come il controllo e la filtrazione dell’aria, le temperature di crioconservazione). Le apparecchiature ci sono ma bisogna creare un contesto “fertile” perché possano essere utilizzate. I problemi sono nati in fase di attivazione».

 Ma come è possibile che  si pensi a trasferire un centro specializzato se si sa che la struttura “ospitante” non è ancora pronta? E allora perché ventilare una apertura, alimentare speranza ed illusione se si sa già che problemi ritarderanno la messa in funzione del servizio?

Al più presto, secondo il  professore, tutto dovrebbe risolversi per il meglio. «Dal 20 ottobre il servizio sarà attivo», promette, «e così il nostro centro di alta qualità potrà offrire a più di 1500 coppie la procreazione assistita. Bisogna pazientare, che sarà mai aspettare altri giorni?».

«Dietro la procreazione medicalmente assistita», spiega però una delle donne in lista di attesa, «ci sono storie  di donne e uomini giovani con problemi di varia natura più o meno gravi che chiedono di essere curati. Ovviamente più lunga è l'attesa, più  i protocolli si allungano e più il tempo passa».
Le fa l’eco ancora una volta la sua compagna di sventura.

«Intanto scadono analisi (profumatamente e spesso faticosamente pagate)», dice, «sfumano possibilità, insorgono depressioni e sentimenti di abbandono. Perché, a dispetto della qualificazione dell'infertilità in termini di malattia da parte dell’Oms, le pazienti che si accingono a fare procreazione assistita sono considerate di serie B. Evidentemente nella convinzione di chi ci amministra noi possiamo attendere, il nostro desiderio di un bambino è postergabile, la nostra malattia non è connotata da urgenza».

C’è poi un altro punto che il professor Tiboni smentisce: «quanto agli appuntamenti rimandati o ad altri disservizi, vorrei precisare che l’attività ambulatoriale (visite ed eventuali ecografie) ma anche consulenze telefoniche continuano a pieni ritmi. Così come il numero di telefono 085.9172289 è sempre attivo». Però il funionamento della linea non è sempre perfetto.

E intanto le vere vittime della situazione che aggiungono all’attesa altra attesa, accomunate da un unico dolore, l’infertilità, continuano a vomitare rabbia.

«Sono una donna trentaduenne affetta da infertilità, paziente sino ad oggi fiduciosa del centro di procreazione medicalmente assistita di Chieti diretto dal professor Tiboni», dice un’altra donna, «Non posso contenere tutto il mio rammarico, il malcontento e lo stupore che sto provando in questi giorni a fronte della situazione paradossale che centinaia di coppie infertili, fra le quali la mia, stanno vivendo per via del malfunzionamento della sanità abruzzese. Mi chiedo cosa sarebbe successo se un disservizio pari a quello che sta affliggendo il centro di Ortona fosse toccato al reparto di oncologia, o di cardiologia. Mi chiedo perché una donna sterile debba sopportare in silenzio un simile vergognoso stato di inefficienza. Sappiate che le pazienti del dottor  Tiboni sono determinate a riavere la possibilità di lottare per conquistare il proprio sogno, a costo di tirare in ballo media ed opinione pubblica».
Marirosa Barbieri  27/09/2011 13.43