UdA, si discute dello stipendio al direttore generale ma preoccupano le inchieste…

Alessandro Biancardi

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UdA, si discute dello stipendio al direttore generale ma preoccupano le inchieste…
CHIETI. Tregua armata ieri nel Senato accademico della d’Annunzio. Riunione breve, nessun contrasto, solo comunicazioni di routine sulla didattica e sull’organizzazione interna.

Ma la brace cova sotto la cenere. Per lunedì prossimo è stata già convocata un’altra riunione con un solo punto all’odg: la riduzione dello stipendio e la rivisitazione del contratto del direttore generale Marco Napoleone.  Un argomento che in altri tempi poteva esser comunque considerato di routine, cioè un semplice fatto amministrativo interno ma che oggi viene vissuto come lo scontro finale al vertice dell’UdA tra il rettore Franco Cuccurullo ed il suo collaboratore principale.

Ieri, dopo la prima parte allargata agli studenti per gli “ordinamenti e i regolamenti didattici dei corsi di studio”, la riunione del Senato è scivolata via tra i nulla osta ai docenti e ai ricercatori per gli insegnamenti fuori sede, le convenzioni, la proposta di modifica al regolamento del Comitato etico e l’approvazione delle norme sugli assegni per la collaborazione ad attività di ricerca. Il pezzo forte, come detto, ci sarà lunedì prossimo, quando sarà posto in discussione il “parere dell’avv. Gioia Vaccari di cui all’odg del CdA del 29 luglio scorso (Contratto del Direttore generale), adozione dei provvedimenti consequenziali e trasmissione al Miur della risposta già sollecitata” dallo stesso ministero il 19 luglio precedente. In pratica il Senato dovrà discutere, sulla scorta del parere dell’avvocato Vaccari (un nome che ritorna dopo la vicenda dei professori ordinari licenziati, cioè un professionista di fiducia del rettore) e delle richieste del Ministero, secondo il quale il contratto siglato a suo tempo dallo stesso Cuccurullo è troppo “ricco”: il Miur sostiene, infatti, che non deve superare il trattamento economico del Direttore amministrativo. La replica dell’interessato è affidata ad un parere dell’avvocato Angelo Clarizia il quale ha argomentato che la richiesta del ministero non può essere applicata al contratto del general manager, il quale non è un Direttore amministrativo. Quindi ogni comparazione è fuori luogo, trattandosi di figura con un ruolo non subordinato o gerarchico ma indipendente il cui compenso va modulato sui risultati ottenuti. Probabilmente proprio questo aspetto, cioè la gestione dell’UdA, ha fatto precipitare i rapporti tra i due ex amici Cuccurullo e Napoleone. In particolare, nell’ultimo periodo il contrasto è scoppiato violento per la possibile scorciatoia di rinforzare alcuni Dipartimenti, facendo affluire (tecnicamente: afferire) nell’UdA, ma senza concorso, i ricercatori assunti dalla “federata” università Leonardo da Vinci, di Torrevecchia teatina. “Afferenza” alla quale il general manager si oppone fortemente. Perché dietro queste schermaglie si consuma lo scontro decisivo per la guerra di posizionamento in vista delle elezioni a rettore. Più forti sono alcuni dipartimenti, più voti arriveranno ad alcuni candidati. Ed anche il ridimensionamento del direttore generale potrebbe aprire le porte ad una nuova governance dell’ateneo: fuori Napoleone, dentro un docente tecnico di Pescara esperto di gestione (circola già il nome) in grado di far funzionare la macchina amministrativa, dopo il flop del tentativo di affidarsi ad un pro rettore. Il punto debole di tutto questo piano di riorganizzazione potrebbe essere però l’arrivo al capolinea di molte inchieste sull’università di Chieti: si va dall’acquisto del Ciapi, ai rapporti UdA-Cineca, dalla ricerca sui farmaci (sembra che il caso Faiella sia del tutto marginale) al controllo delle presenze e delle missioni del rettore, così come riportato in un esposto circostanziato alla Procura. Su tutto questo e forse su altro ha indagato la GdF di Chieti su delega della stessa procura di Chieti che avrebbe creato un pool di 3 magistrati per valutare nel loro complesso le vicende universitarie. Le schermaglie al Senato accademico sono solo la punta di un iceberg: sotto la superficie apparentemente calma, nel mare più profondo c’è tempesta. Quasi il preannuncio di uno tsunami.

Sebastiano Calella 21/09/2011 9.42