Crack La Giulianese: la Bcc di Atessa pretende 400mila euro dai soci fidejussori

Alessandro Biancardi

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bcc atessa

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GIULIANO TEATINO. «Dateci 400mila euro e non se ne parla più. Possiamo chiudere così la pratica della fidejussione bancaria per La Giulianese e amici come prima».

 

Questa proposta transattiva da parte della BCC di Atessa è arrivata ai consiglieri di amministrazione che negli anni scorsi hanno firmato le garanzie ai prestiti per la cooperativa di Giuliano Teatino che produceva marmellate e che ora sono stati chiamati a rispondere con i loro beni personali a restituire i soldi prestati alla società. Di qui le loro denunce e le opposizioni ai decreti ingiuntivi che hanno fatto scoprire le operazioni finanziarie a rischio di Antonio Profeta, il padre padrone della Giulianese. Mentre l’inchiesta sulla sparizione di milioni di euro dalle casse della cooperativa di Giuliano Teatino va avanti in silenzio (l’unica cosa certa è che ai debiti con le banche vanno sommati quelli con il Fisco per oltre un milione), la BCC Sangro Teatina di Atessa (che ha uno sportello a Giuliano Teatino) si mostra stranamente aggressiva contro questi consiglieri, mentre in passato il suo  comportamento è stato molto più remissivo nei confronti di Profeta e della cooperativa, che ora è in liquidazione coatta amministrativa.

Una specie di pugnalata aggiuntiva e che vale doppio, dicono le vittime dei pignoramenti e delle richieste risarcitorie, proprio perché è stata sferrata dalla banca del territorio, quella che si pubblicizza con lo slogan “la banca differente” e di cui ci si fidava di più. In realtà anche le altre banche hanno richiesto ai fidejussori di ricoprire lo scoperto di conto corrente, ma tengono un profilo basso senza insistere molto, visto che è in corso un’inchiesta con tanto di denuncia per eventuali firme false apposte sotto le fidejussioni. Invece la BCC Sangro Teatina di Atessa è molto propensa nel cercare di recuperare i soldi così generosamente erogati ad Antonio Profeta. E – a quanto raccontano i “debitori loro malgrado” – tutti i mezzi sono buoni per convincerli ad aderire a questa proposta di transazione, al punto che anche una delibera del Comune di Giuliano Teatino è stata presa a pretesto per far vedere che tutti condividevano le attività della Giulianese e le sue iniziative spericolate.

IL COMUNE DI GIULIANO TEATINO È ESTRANEO A QUESTA VICENDA

In realtà, da quanto abbiamo potuto accertare, la delibera di cui si parla non riguarda la Giulianese delle marmellate, ma un progetto per un impianto a biomasse presentato da personaggi legati alla Giulianese. Il Comune all’unanimità votò per un assenso generico alla possibilità di accogliere questo insediamento, salvo riservarsi il controllo del progetto per la compatibilità ambientale e per la localizzazione.

Ma poi l’idea sfumò per mancanza di finanziamenti, anche se il filone dell’energia da fonti rinnovabili è presente nei documenti della Energreen srl che oggi è insediata al posto della Giulianese e che è una società figliata in tutti i sensi dalla cooperativa. Infatti il suo presidente è Sara, figlia di Profeta. A questa srl, con 10 mila euro di capitale, la Giulianese affittò il 14 maggio 2009 un ramo d’azienda (atto notaio De Matteis). La Energreen, nata il 9 marzo del 2006 anche per produrre energia da fonti rinnovabili, ha una storia breve: il 24 giugno dello scorso anno si trasferisce a Pesaro-Urbino ed oggi risiede a Milano, corso Buenos Aires 47, presso il Consorzio Progetta. Amministratore unico (salvo cambiamenti non ancora registrati nei documenti disponibili sulle banche dati) è Sara Profeta, quota versata 7 mila euro, altro socio Carlo Fizzani, 3 mila euro, il cui padre Pasqualino è uno dei soci fìdejussiori stressato dalle banche insieme ad altri compagni di sventura.

LE INSISTENZE DELLA BCC DI ATESSA PER RECUPERARE I SOLDI DAI SOCI FIDEJUSSORI

Addirittura sembra che per convincere questi firmatari sia sceso in campo lo stesso Profeta, che evidentemente ha una buona capacità affabulatoria se riesce ad essere ancora convincente con le banche e con i vecchi soci.

Contatti tra avvocati, rapporti con la BCC, riunioni nella sede legale del Credito cooperativo di Atessa, tutto finalizzato a far credere che da parte della banca c’è la “buona volontà” di chiudere la vicenda, anche con uno sconto. Ma 400 mila euro debbono essere comunque restituiti.

La ricostruzione è necessariamente frammentaria e forse un pò di parte, vista la tensione e la preoccupazione di chi non ha proprio i soldi per far fronte a questa richiesta insistente.

Da una parte soldi a gogò e forse firme false e connivenze (come si legge in una denuncia ai Carabinieri del 5 marzo scorso, presentata stranamente alla Stazione CC di Chieti e non a quella competente per territorio), dall’altra l’accanimento prolungato per rientrare in possesso di una parte dei soldi. Il che la dice lunga sulla disinvoltura della BCC Sangro Teatina di Atessa nell’amministrare i soldi dei suoi soci e dei suoi correntisti, ai quali verrà accollato il debito eventualmente non recuperato.

LA CARTA DEI VALORI DELLE BCC IMPORREBBE UN ALTRO COMPORTAMENTO

Tutto il contrario delle linee guida del comportamento delle BCC, spiegate con chiarezza nella loro Carta dei valori e soprattutto nell’articolo 2 dello Statuto del Credito Cooperativo riportato con commento nel sito ufficiale delle BCC.

 E’ «una storia lunga oltre 120 anni. È la storia della sua identità, della sua cultura d’impresa, della sua capacità di stare sul mercato. In una parola, è la storia della sua differenza. Tant’è che la formulazione primaria di questo articolo è rimasta pressoché invariata nel tempo».

 La BCC – si legge nell’articolo 2 - ha «lo scopo “di favorire i soci, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera. La Società si distingue per il proprio orientamento sociale e per la scelta di costruire il bene comune».

 In realtà i soci fideiussori non si sono accorti di queste finalità ed hanno conosciuto un altro comportamento.

E tra l’ansia di giustizia di chi denuncia e la quasi sicurezza di farla franca di chi viene denunciato, la BCC di Atessa si è schierata certamente non a fianco dei soci o dei clienti e tanto meno della Guardia di Finanza alla quale avrebbe dovuto consegnare spontaneamente tutto il materiale in suo possesso. E meno che mai si è schierata dalla parte della trasparenza dei suoi atti interni, spiegando ai soci ed all’opinione pubblica disorientata che la “differenza” non è solo uno slogan pubblicitario.

Sebastiano Calella  30/09/2010 9.40

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