Carichieti: la banca ora apre al pubblico e abbandona l’era… dei prosciutti

Alessandro Biancardi

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Carichieti: la banca ora apre al pubblico e abbandona l’era… dei prosciutti
CHIETI. «L’aria a Carichieti è cambiata, in tutti i sensi. Scrivi anche questo. Non c’è più nemmeno il tanfo dei prosciutti guasti…»

 Ma l’edificio imponente dell’ex tabacchificio di Chieti, restaurato e riportato a nuova vita negli anni ’80 dall’impresa di Luciano Marino che lo ha trasformato negli uffici direzionali Carichieti, è una banca e non un salumificio. Eppure era stato chiaro l’altro pomeriggio il commento del sindacalista all’uscita dalla banca a via Colonnetta, mentre aspettavo di parlare con il direttore generale.

«I prosciutti? Che c’entrano i prosciutti? A noi interessa sapere che fine ha fatto Flashbank, se è vero che sono state dismesse sedi di succursali e abitazioni di lusso a Milano, se sono in programma a breve l’apertura di una nuova sede a Roma in zona Parioli e di altre sedi in provincia, se sono cambiati i criteri per l’erogazione del credito…»

«Vado via, perché se mi vedono parlare con te, diranno che ti ho informato io su quello che succede qui dentro. E’ cambiata la banca, i prosciutti sono solo un esempio».

 Vetrate illuminate, via vai di impiegati a fine turno, consulenti e componenti del CdA e del comitato esecutivo che uscivano dopo la riunione fiume in cui si era parlato anche del piano Tercas di acquistare il 10% della Carichieti. In attesa gli autisti che hanno accompagnato prima l’architetto Mario Di Nisio, presidente della Fondazione, e poi il presidente Carichieti Tito Codagnone. Poi la chiacchierata con il direttore Roberto Sbrolli e gli sviluppi della vicenda Tercas, arenatasi in un chiacchiericcio da salotto.

E’ un’impresa quasi impossibile dopo due giorni di tensioni tentare di scoprire il ruolo dei prosciutti nel cambiamento della gestione di cui hanno parlato i vertici Carichieti. Ieri alla sede centrale le bocche erano cucite e gli ordini netti: nessun comunicato, nessuna replica. Tercas non esiste nemmeno come provocazione. 

Più loquaci, invece, i direttori delle sedi periferiche, quelli a contatto con la clientela minore, ma che seguono con spirito di gruppo la vita della loro banca.

«In questi mesi il bilancio è migliorato perché da una parte è stata recuperata redditività, dall’altra sono stati ridotti i costi».

  Qualche esempio?

«Sono diminuiti i dirigenti (da 16 ad 8) e sono spariti i compensi faraonici. Anche l’attuale direttore guadagna appena come un funzionario di buon livello, senza le punte da 1,4 milioni del suo predecessore e senza dire della sua buonuscita milionaria. Prima era uno scandalo: quando un funzionario prendeva 5 mila euro di premio, il capo solo di gratifica incassava 80 mila euro».

 Ma non sono questi i costi che rilanciano un bilancio, anche se fanno riflettere: «Certamente, ma a questi compensi vanno aggiunti altri costi, come la foresteria, cioè l’appartamento a Milano e la sede di FlashBank: costavano 300 mila euro l’anno. Si risparmiava di più se si andava in un hotel a 5 stelle… Oggi per fortuna quella sede è stata dismessa».

E che fine ha fatto Flashbank? «E’ stata incorporata, dopo aver prodotto un buco di una cinquantina di milioni che ora la banca sta ripianando». Novità sul credito? «Siamo stati chiamati a rispettare le regole corrette e cioè la valutazione sulla solvibilità del cliente, sulla sua storia personale e di cliente, sulle garanzie. I finanziamenti a Merker (100 mln di danno), o quelli “caritatevoli” a Pescara (20 milioni di buco) o a cliniche di fuori regione (ancora da quantificare lo scoperto) saranno irripetibili».

 In pratica meno frequentazioni a rischio di insolvibilità?

«Certamente criteri più rigidi e oggettivi. Il personale è stato chiamato a contribuire a risanare l’Istituto e questa valorizzazione delle professionalità interne sta dando i suoi frutti».

 E’ solo una ripulitura dell’immagine o c’è qualcosa di più?

«Si vedrà dai risultati. Intanto cambiare immagine significa comunque riscoprire il ruolo della Cassa di risparmio nel suo territorio. Il primo ottobre ci sarà la giornata “Banca aperta”, i clienti saranno accolti ed informati di cosa bolle in pentola, dai nuovi prodotti alle scelte strategiche. Saranno esposte anche le opere di Federico Spoltore acquistate a suo tempo dal presidente Luigi Capozucco, insieme a tante altre opere di pittori abruzzesi, da Filippo Palizzi a Arduino e Panfilo Napoleone, a Gaetano Memmo, a Luciano Primavera. Prima erano chiuse e ammassate in magazzino. Come i prosciutti».

 Ancora i prosciutti?

«Qui lo sanno tutti. Al cambio della guardia in direzione generale, è stata scoperta una stanza chiusa in cui erano ammucchiati i cesti regalo di Natale. Di solito vengono divisi tra il personale o regalati ai poveri. Ma evidentemente così non è stato. Ed allora sono rimasti lì tra vini e formaggi. E si sono guastati. Un tanfo insopportabile, quando hanno aperto quella porta».

Sebastiano Calella  17/09/2011 14.17