Chieti, scoperta supernova all’università D’Annunzio. Stoppa «segnale importante»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti ha identificato e scoperto una stella supernova.

Si tratta di un astro che per luminosità e caratteristiche sembra diverso, è proprio il caso di dirlo, “anni luce”, dagli altri.

Tra i giovani scopritori c'è Giovanni Iezzi di Chieti, un laureando del dipartimento di scienze che collabora con il professore Francesco Stoppa al laboratorio di vulcanologia. Sarebbe stato lui ad accorgersi che la curva di luce e le proprietà spettrali della supernova erano « inconsuete e mai osservate finora». Ma come è avvenuta la scoperta? A spiegarlo è il professore Francesco Stoppa che si dice orgoglioso del risultato riportato.

«E’ stato un gruppo di giovani ricercatori ad identificare il fenomeno. Ogni giorno essi fanno il lavoro che scienziati e astronomi non possono svolgere perché lungo e farraginoso. E cioè catturano con i telescopi centinaia di migliaia di immagini che poi devono essere setacciate e controllate. Proprio durante uno di questi controlli in una foto è stata rilevata una variazione di luminosità che non apparteneva né ad un satellite, né ad un pianeta. Era una supernova che si trovava in una porzione di universo lontana da noi e non all’interno di una grande galassia ma dentro una galassia ospite più piccola e debole. E’ stato subito chiaro che si trattasse di un astro diverso per due motivi: la sua luminosità e la lontananza che ci ha dato più informazioni sulla conformazione e movimento delle stelle».

Perché infatti le supernove, stelle molto vecchie e molto lontane con una composizione povera in metalli, esplodendo riescono a fornire dettagli su come è fatto l’universo. «E’ stato un grande lavoro», continua Stoppa, «soprattutto perché svolto da giovani di 20, 21, 22 anni che anziché dedicarsi ad attività inutili e dispersive decidono di dare un grande contributo alla scienza e, con occhio attento (non è facile individuare variazioni luminose sui fotogrammi, visti i movimenti terrestri e dei pianeti), hanno permesso una scoperta del genere, già pubblicata sul giornale Royal astronomical Society».

Nel team degli scopritori c’è Giovanni Iezzi che lavora anche allo studio di fenomeni terrestri nella stazione di rilevamento elettromagnetico dei segnali premonitori dei terremoti ed è a lui che il professore rivolge un ringraziamento particolare.

«Un particolare merito va a Iezzi», conclude Stoppa, «anche per l’impegno che dimostra nel registrare la rottura delle rocce prima che si manifesti l’evento sismico presso il laboratorio di vulcanologia. Un contributo importante, vista l’alta sismicità dell’Abruzzo. Dal momento che non siamo in grado di costruire strutture antisismiche cerchiamo di prevenire questi eventi con il monitoraggio». E sarà proprio il giovane ricercatore Giovanni Iezzi a rilasciare un’intervista al Sunday Times in cui parlerà della supernova universale che però è anche un po’abruzzese.

Marirosa Barbieri 10/09/2011 13.01