Lanciano, controlli della Gdf in lavanderia industriale: 4 lavoratori in nero

Alessandro Biancardi

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Lanciano, controlli della Gdf in lavanderia industriale: 4 lavoratori in nero
LANCIANO. Scoperti 4 lavoratori in nero, di cui 3 denunciati per truffa e falso.

La Guardia di Finanza di Lanciano ha proceduto ad un controllo mirato al lavoro sommerso nei confronti di una società che opera nel settore delle lavanderie industriali del comprensorio di Lanciano. Nel corso dell'operazione sono state identificate più di trenta persone e sono stati scoperti ben 4 lavoratori in nero, cioè senza regolare assunzione: un’impiegata amministrativa, due inservienti ed un autista incaricato della guida di un furgone utilizzato per la consegna ed il ritiro del materiale presso alcuni importanti stabilimenti di Melfi e della Val di Sangro.

Sono state accertate ritenute non operate sulle retribuzioni e ritenute non versate per un importo complessivo superiore a 1.500 euro, ed è stata elevata una sanzione amministrativa pari da un minimo di 34.200 euro ad un massimo di 136.800 euro. È stata, quindi, inoltrata la segnalazione agli Uffici assistenziali e previdenziali competenti all’accertamento delle ulteriori violazioni.

Il fenomeno del lavoro sommerso rappresenta senza dubbio una forma di illegalità molto dannosa che incide negativamente su più fronti: da un lato consente alle aziende sleali di abbattere i costi di gestione, e di offrire quindi servizi e prodotti a prezzi altamente concorrenziali, dall’altro è molto spesso correlato ad altri fenomeni quali immigrazione clandestina e violenza e sfruttamento della manodopera. Nella specifica attività di servizio il dato appare più grave ed eclatante se si considera che sono emersi anche illeciti di natura penale.

Sono stati, infatti, denunciati tre dei quattro lavoratori. Una persona è stata segnalata all’autorità giudiziaria per truffa in quanto ha percepito indebitamente una indennità di disoccupazione pari a circa 2.500 euro, un’altra per tentata truffa a causa dell’omessa comunicazione della ripresa dell’attività lavorativa, che avrebbe comportato la corresponsione di un’indennità di mobilità. Infine l’autista per falso ideologico per aver dichiarato falsamente di non percepire compensi dal datore di lavoro.   

 09/09/2011 11.13