«Il rapinatore solitario di Francavilla si è suicidato»

Alessandro Biancardi

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 «Il rapinatore solitario di Francavilla si è suicidato»
CHIETI. Il colpo di pistola mortale sarebbe partito dalla sua pistola ed è entrato dritto nella tempia.

Si sarebbe suicidato così Nino Mancinelli, detto Caffettino, il pregiudicato pescarese di 40 anni autore, venerdì scorso, di un tentativo di rapina ai danni della Banca Toscana di Francavilla al Mare.

Lo ha stabilito il medico legale Cristian D'Ovidio al termine dell'autopsia. La tesi del suicidio era trapelata fin dai primi minuti ed è stata confermata dopo poco più di un’ora dal generale Longobardi che è accorso immediatamente sul luogo della rapina insieme ai suoi sottoposti in grado. E’ stato proprio Longobardi a parlare per primo di «suicidio».

La dinamica tuttavia non è ancora stata chiarita del tutto. Infatti Mancinelli, entrato poco dopo le 12.45 nella banca si sarebbe impossessato anche della pistola della guardia giurata ed avrebbe oltrepassato il bancone dove poi è stato trovato cadavere. Una telefonata che avvertiva della rapina è partita quasi in tempo reale per cui il rapinatore solitario ha avuto poco meno di 10 minuti per agire indisturbato. Dopo aver minacciato e fatto stendere a terra clienti e dipendenti è passato all’opera.

I carabinieri della stazione di Francavilla sono arrivati quasi subito e sono riusciti ad entrare. Prima un brevissimo tentativo di trattativa poi i primi colpi sparati da Caffettino contro i militari. I carabinieri hanno risposto al fuoco ma adesso il medico legale dice che nessuno dei proiettili partiti dalle pistole dei carabinieri è stato quello fatale. Questo esclude che il carabinieri abbia ferito il malvivente?

Non si conosce il numero dei colpi sparati in quei brevi istanti, comunque non inferiori a dieci, ma è certo che il rapinatore era già dietro al bancone, poteva ripararsi o poteva essere colpito dal torace in su dai militari che presidiavano l’atrio.

Tra le ipotesi emerse quella del suicidio era «una tra le tante che non si potevano escludere» mentre si è parlato sempre chiaramente di «conflitto a fuoco» e di «colpi sparati dai carabinieri» uno dei quali avrebbe colpito il malvivente tanto che proprio uno dei militari era «in stato di shock» e «molto provato». I familiari dell'uomo oggi non sono sorpresi dall'ipotesi suicidio. Il mese scorso la Corte d'Appello dell'Aquila lo aveva condannato a 5 anni e 4 mesi, riducendo la pena di primo grado di 9 anni e dieci mesi. Forse Caffettino, che aveva giurato alla moglie che avrebbe cambiato vita, ha avuto paura di tornare in galera. Così l'ha fatta finita.

11/07/2011 8.33