Dimissioni dall’ospedale di Lanciano: «vada a controllarsi a Vasto»

Alessandro Biancardi

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IL CASO. LANCIANO. Sedici giorni di ricovero all’ospedale di Lanciano, dimissioni improvvise senza una diagnosi precisa, richiesta di eseguire ulteriori esami e consulti in un altro ospedale della stessa Asl, cioè Vasto.

 

Non è forse un episodio di malasanità ma trattandosi di una donna di quasi 80 anni, la protesta dei familiari può essere giustificata.

«Conoscevo l’ospedale Renzetti e ne avevo fiducia – spiega la nuora – ma quando ieri all’improvviso hanno detto a mio marito che dimettevano la madre e che aveva bisogno di ulteriori analisi e consulenze a Vasto, ho capito che le cose sono cambiate. E non in meglio. Mi sembra doveroso denunciare questo trattamento nella speranza che non succeda più».

 La storia inizia a Palombaro, residenza della donna. Improvvisamente un malore, arrivo del 118 e ricovero a Lanciano, la diagnosi è di edema polmonare, con trasferimento al reparto di Medicina. Qui vengono eseguiti vari esami anche strumentali, in particolare per il cuore con richiesta di consulenza a Chieti (risposta mai arrivata). Alla signora vengono cambiate le medicine che già assumeva, poi per altri sintomi intestinali si attivano controlli che fanno scoprire qualche problema alle vie biliari. Quindi si decide una gastroscopia da eseguire a Vasto. Contrordine: la gastroscopia si fa a Lanciano, poi ci sarà un consulto (che non c’è stato). Mentre si attendono le risposte, ieri il figlio viene avvisato delle dimissioni.

«Senza una diagnosi precisa – continua la nuora – e senza una preparazione. Mia suocera ha avuto infatti un picco di pressione a 180. Il medico ha raccomandato di portarla a Vasto per un consulto o per eventuali altri accertamenti. Non so che dire. Forse anche i medici debbono rispettare l’ordine di ricoveri brevi. Ma una volta quando ti dimettevano, il ciclo era chiuso. Al massimo ti davano la lettera per il tuo medico curante e si continuava così. Adesso ci chiedono di andare a nostre spese a Vasto, altro che tutela del diritto alla salute…»

 Perché è così amareggiata per questa vicenda?

«Mia suocera ha quasi 80 anni e per fortuna una famiglia che l’assiste – conclude la nuora – non accuso nessuno, sollevo un problema. Accorpare la Asl va bene, ma se questo significa mortificare un ospedale che prima funzionava non va più bene. L’impressione è che forse si stava meglio quando si stava peggio…»

Sebastiano Calella  25/06/2011 9.19