Medicinale anti cancro importato da Cuba, truffato un lancianese

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. L’Escozul è pressoché sconosciuto a chi non ha avuto a che fare con qualche malato terminale di cancro.

LANCIANO. L’Escozul è pressoché sconosciuto a chi non ha avuto a che fare con qualche malato terminale di cancro.

Del farmaco si era occupata qualche mese fa anche la trasmissione televisiva Le Iene: si tratta di un veleno estratto dallo scorpione e che, essendo di per sé una tossina, introdotto nell’organismo malato produce una sorta di effetto omeopatico, ovvero va a contrastare le tossine tumorali con quelle del veleno. In molti, moltissimi, giurano di aver registrato netti miglioramenti proprio a seguito dell’assunzione di queste goccette; secondo altri, invece, il miglioramento non è altro che il frutto di un banalissimo effetto placebo. Quale che sia la verità, si sa: quando un congiunto è spacciato e pare rimanergli giusto qualche frammento di vita, ci si aggrappa a qualunque possibilità per offrirgli un alito di respiro in più. E l’Escozul, da qualche tempo, è entrato a pieno titolo tra le più estreme speranze dei malati terminali.

Il problema, però, qual è? E’ che lo si produce solo nella lontana Cuba, dove la Labiofam, ditta produttrice, lo distribuisce gratuitamente a chiunque sia in grado di produrre documentazione relativa ad un malato di cancro in uno stadio piuttosto avanzato.

Ma, seppure la distribuzione è gratuita, quanto costerebbe il biglietto aereo, sommato alle spese di soggiorno per una settimana o giù di lì, sommate a quelle di sostentamento? Troppo. Si calcola un qualcosa come 2.000 €. Però, c’è da aggiungere che, per ogni persona che si presenta ai medici cubani per portare la documentazione del proprio congiunto, c’è la possibilità di ritirare ben 4 terapie, ovviamente tutte solo previa presentazione della relativa documentazione sanitaria. E questa è un’ottima opportunità per chi, non potendosi permettere, sia da un punto di vista economico che temporale, un viaggio fino a Cuba, può affidare ad un conoscente di buon cuore la propria cartella o quella del congiunto malato e attendere la terapia, magari semplicemente corrispondendo a chi si farà carico di questa incombenza una parte delle spese di viaggio, quale contributo ad una causa personale di vitale importanza.

Ma accanto alle persone di buon cuore, ce ne sono altre che, creandosi un’identità ad hoc e fingendosi disperati in procinto di partire per un proprio congiunto, si fanno inviare la cartella sanitaria di chi è impossibilitato a recarsi direttamente a Cuba e, soprattutto, un contributo spese, che normalmente si aggira attorno ai 400 €, prima di sparire nel buio.

Un ottimo strumento di incontro tra domanda e offerta, si sa, è la rete, e soprattutto su Facebook sono nate moltissime pagine in cui gente sconosciuta ma sostanzialmente accomunata da un dramma senza fine e dalla disperazione, cerca chi può procurargli la terapia, oppure la offre a chi non può affrontare un viaggio intercontinentale.

Alcuni si offrono di aiutare il prossimo senza chiedere assolutamente nulla in cambio. Altri, invece, offrono la possibilità di portare fino a 3 cartelle di sconosciuti, previo versamento tramite bonifico di una certa quota quale contributo spese.

IL CONTATTO SU FACEBOOK

E’ quanto accaduto ad un giovane di Lanciano, che, con un padre in condizioni ormai disperate, aveva tentato anche questa strada. Il profilo di Facebook della persona contattata – tale Stefano Maggi - riproduceva ottime referenze, un personaggio che sembrava a posto anche nel modo in cui si esprimeva, soprattutto telefonicamente, quando si è mostrato umanamente dispiaciuto per la situazione del genitore, tanto simile a quella che, a suo dire, stava vivendo anche lui. Accordo fatto, compreso quello sul pagamento anticipato delle spese, a Stefano mancava solo di fornire le proprie coordinate bancarie per ricevere il versamento. Solo in quel momento il giovane lancianese ha potuto notare che il conto era intestato a ben altra persona, così come la email che l’uomo gli aveva fornito per inviare la ricevuta del bonifico effettuato; inoltre, nella pagina del social network dedicata all’Escozul, già altri utenti avevano cominciato ad insultare Maggi, additandolo come un impostore e truffatore.

Così, il giovane lancianese si è recato dai carabinieri e ha presentato denuncia contro G.B., che dagli accertamenti esperiti è risultato essere un uomo di mezza età, residente nel bresciano e senza fissa dimora, deditissimo – stando al suo “curriculum” estrapolato nella banca dati – alle truffe e molto pratico della rete e del suo utilizzo più bieco.

20/06/2011 12.12