Spedizione punitiva contro il clan rivale: sette rom arrestati a Vasto

Alessandro Biancardi

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VASTO. Una spedizione punitiva nei confronti della famiglia rivale per difendere l’onore della propria figlia invaghita del figlio dell’altro clan di rom.*STALKING, UN ARRESTO A LANCIANO

VASTO. Una spedizione punitiva nei confronti della famiglia rivale per difendere l’onore della propria figlia invaghita del figlio dell’altro clan di rom.

*STALKING, UN ARRESTO A LANCIANO

Una villa danneggiata  e messa a ferro e fuoco, poi oggi sono arrivati gli arresti dei carabinieri di Vasto.

Una decina di militari all’alba ha operato tra Vasto e Termoli sette arresti (sei uomini e una donna), tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare di etnia rom, con precedenti di polizia, e residenti a Termoli.

Si tratta di Cerelli Gisidio, 42enne, coniugato; Casamonica Giovannina, 45enne, coniugata; Cerelli Ferdinando, 24enne, celibe; Cerelli Domenico, 44enne, coniugato; De Rocco Giuseppe, 46enne, coniugato; De Rocco Carmine, 39enne, celibe; De Rocco Domenico, 19enne, celibe, incensurato.

L’accusa, per tutti, è incendio doloso in concorso e minacce.

Contestualmente agli arresti, i carabinieri hanno eseguito una serie di perquisizioni in alcune abitazioni in due complessi residenziali della cittadina molisana. Gli arresti costituiscono l’epilogo di un’indagine iniziata il 19 maggio scorso dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Vasto sotto la direzione della locale Procura della Repubblica.

Quel pomeriggio, infatti, verso le 18.30, alcuni individui, arrivati a bordo di due autovetture, entrarono in una villa in località Incoronata, di proprietà di B. F., 50enne, di etnia rom, mentre i residenti erano fuori.

Approfittando della tranquillità della zona e avendo campo libero hanno iniziato a danneggiare, con estrema violenza, i mobili presenti all’interno, i vasi di terracotta e le statue in gesso esistenti all’esterno nel giardino, facendo uso di bastoni, mazze e quant’altro si sono trovati a portata di mano.

Non contenti dopo aver devastato tutto hanno cosparso con liquido infiammabile il  pianterreno, appiccando il fuoco al salotto e alla cucina.

L’intenso fumo danneggiò gravemente le altre stanze, mentre il forte calore, sprigionato dalle fiamme, lesionò anche il solaio dell’abitazione.

Dalle testimonianze raccolte nell’immediatezza del fatto e dai successivi accertamenti e riscontri, i carabinieri sono riusciti a risalire al movente e ad individuare i presunti autori del grave episodio criminoso.

All’origine del grave fatto ci sarebbe una relazione sentimentale tra due giovani che i parenti della ragazza non hanno mai approvato.

Quando i due giovani, non riuscendo a superare le resistenze dei parenti, hanno deciso di procedere per la loro strada hanno lasciato le loro rispettive case dove vivevano con i loro genitori e sono andati a vivere insieme.

I genitori della ragazza però non l’hanno presa bene e si sono ritenuti gravemente offesi e così hanno deciso di vendicarsi con una spedizione punitiva nella casa di Vasto, forse sperando di trovare lì i due giovani innamorati.

17/06/2011 13.45

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*STALKING, UN ARRESTO A LANCIANO

Dopo anni di soprusi, di violenze, danneggiamenti, pedinamenti, aggressioni, minacce e insulti di ogni genere, una donna di Lanciano si è decisa a denunciare suo marito.

E' scattato quindi l'arresto, eseguito dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Lanciano guidati dal comandante Palma Lavecchia per Mario Generoso, 60enne di Frisa e residente a Lanciano.

Per lui si sono aperte le porte del carcere di Villa Stanazzo. 

Gli episodi di intimidazione ai danni della povera donna e dei suoi congiunti, secondo quanto ricostruito in fase di indagine, sarebbe culminata recentemente in danneggiamenti che avevano ingenerato nella donna timore per la propria incolumità. 

L'astio dell'uomo nei confronti della moglie si era inasprito soprattutto a seguito della sentenza di separazione, con cui lui era stato condannato al pagamento di una somma mensile che, comunque, non era mai stata corrisposta. Per questo, al fine di evitare conseguenze ulteriori, il Gip ha ritenuto che la misura più adeguata poteva essere solo la custodia cautelare in carcere, unica atta ad impedire in modo assoluto all'uomo di avvicinare ancora la donna e portare a compimento le minacce.

17/06/2011 14.50