Prof licenziati dalla d’Annunzio: è guerra totale al rettore Cuccurullo

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si infiamma il fronte dell’università di Chieti per la vicenda dei 37 docenti ordinari subito revocati dopo l’assunzione.

CHIETI. Si infiamma il fronte dell’università di Chieti per la vicenda dei 37 docenti ordinari subito revocati dopo l’assunzione.

Ed ormai è guerra guerreggiata contro il rettore, accusato di averli abbandonati al loro destino.

Non ci sarà, infatti, nessun ricorso al Tar da parte della d’Annunzio per difendere i prof licenziati. Ci sono, invece, lettere individuali di revoca dell’assunzione, già pronte e da spedire (alcuni sostengono che siano già partite). Insomma sta emergendo pian piano una regìa che mette forse in difficoltà il rettore Franco Cuccurullo.

Così i licenziati, per ricambiare il “pacco” ricevuto, stanno elaborando una raffica di iniziative giudiziarie, con richieste per danni, contro Università, Revisori dei conti e componenti del CdA della d’Annunzio. Dunque è ormai fuoco incrociato al vertice dell’Ateneo, identificato come lo snodo di questa vicenda per la quale è in arrivo anche la richiesta al Senato accademico di dimettersi o di sfiduciare il rettore Cuccurullo: «se il Senato aveva deliberato di ricorrere al Tar ed il rettore non lo ha fatto, ma ha chiesto al suo avvocato di fiducia il parere sulla revoca delle assunzioni e non un parere sul ricorso al Tar – dicono i revocati - o sono inutili i Senatori o è fuori pista il rettore. Tertium non datur».

 La notizia che l’avvocato Federico Sorrentino ha rinunciato al ricorso al Tar contro i licenziamenti, fa il paio infatti con l’altra notizia secondo la quale il rettore, consigliatosi con l’avvocato romano Gioia Vaccari, avrebbe deciso di non inoltrare il ricorso. Secondo quest’ultimo legale infatti non ci sarebbero i margini per difendere con successo la posizione dei prof ordinari licenziati. Quello che più ha turbato i 37 revocati è che il mancato ricorso chiuderebbe anche la strada all’impugnazione delle norme invocate per il licenziamento presso la giustizia europea e presso la Corte Costituzionale. Ciò potrebbe significare che il rettore aveva già deciso la sorte dei 37 ordinari che avevano vinto il concorso? Se lo sta chiedendo più di uno dei licenziati.

Ricostruendo il percorso di questa vicenda qualcuno ha notato che la delibera di revoca del CdA è venuta prima dei 60 giorni dall’assunzione che avrebbero fatto scattare il diritto acquisito al nuovo ruolo. E oggi questo voler insistere a non presentare ricorso, dopo aver bruciato in 28 giorni (dall’assunzione a fine marzo al CdA di fine aprile) le speranze e le certezze di chi aveva creduto nell’Università, lascia l’amaro in bocca a questi professori.

 A nulla è servito il viaggio fatto a Roma l’altra settimana da Fausta Guarriello, dal preside di Economia Anna Morgante (tra l’altro ieri riconfermata alla presidenza per altri tre anni, in un Consiglio di facoltà che ha votato un odg di solidarietà ai licenziati) e dal general manager Marco Napoleone per chiedere lumi ad un esperto amministrativista. Eppure i tre emissari del Senato accademico avevano convinto l’avvocato Sorrentino a presentare il ricorso per congelare la situazione ed avere il tempo per altre iniziative. E invece no: il rettore Franco Cuccurullo, che evidentemente non è più in sintonia con Marco Napoleone o con la preside Anna Morgante (come con molti altri ex amici e collaboratori locali, ai quali vengono preferiti personaggi romani) ha deciso in autonomia che questa assunzione non “s’ha da fare.” Infatti da altre fonti filtrano notizie secondo cui il rettore avrebbe chiesto al suo avvocato solo se si potevano inviare le revoche dell’assunzione senza preavviso e non la possibilità di adire il Tar, come da decisione del Senato. Di qui la reazione dei licenziati che ieri hanno deciso la linea dura: ricorso autonomo contro il licenziamento prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, a seguire richiesta di dimissioni del CdA per incapacità. Inoltre sarà attivata un’azione di responsabilità patrimoniale e civile a carico dei Revisori e dei Consiglieri di amministrazione a cui seguirà un’azione di responsabilità patrimoniale per i pareri richiesti e pagati dalla d’Annunzio, come quello del professor Franco Scoca, e non utilizzati. Una ribellione generalizzata, la tempesta di fuoco di tutte le rivolte: manca solo la richiesta di intervento della Nato.

Sebastiano Calella  09/06/2011 10.05