Guardiagrele: il centrodestra dice no al referendum. Critiche dalla minoranza

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE. «Come l’aria e la salute, l’acqua è un bene comune e non si vende».

Con queste motivazioni il gruppo consiliare di minoranza ''Guardiagrele il bene in comune'', ha presentato ieri l'ordine del giorno sull'approvazione della campagna referendaria ''L'acqua non si vende''.

«Non è una pretesa campata in aria», dice il gruppo che ricorda che è lo stesso articolo 43 della Costituzione che stabilisce «il controllo da parte dello Stato di servizi pubblici essenziali o a fonti di energia che abbiano carattere di preminente interesse generale. E l'acqua rientrerebbe tra i beni di interesse comune».

No alla privatizzazione del settore idrico e sì ad un suo controllo pubblico, quindi, per l'opposizione che sposa dunque la linea del referendum del prossimo 12 e 13 giugno.

Ma l'iniziativa non è riuscita a mettere tutti d'accordo. La maggioranza del sindaco Sandro Salvi (centrodestra) non solo ha espresso il suo sostegno a favore della privatizzazione del settore idrico (o comunque non a capitale totalmente pubblico) ma ha chiesto all'assemblea di emendare l'ordine del giorno.

Critiche dalla minoranza che non ha esitato a mettere in luce gli aspetti negativi di una eventuale privatizzazione dell'acqua.

«Ci sono esempi di amministrazioni che prima si erano date al privato come Berlino, Parigi, Arezzo, che a causa di un aumento delle bollette e dei servizi inefficienti, sono passati al settore pubblico tramite referenda».

Occhi puntati sull' Abruzzo dove il consigliere Gianna Di Crescenzo fa notare che il rischio privatizzazioni dell'acqua è elevato.

E ricorda quello che accadde con la giunta Pace quando, seguendo indicazioni del governo nazionale (del ministro Tremonti), «furono trasferiti 270 milioni di metri cubi di acqua dai fiumi Pescara, Sangro e Vomano alla Puglia di Fitto con un'operazione di project financing e grazie all'intervento dell'americana Bleack and Veatch».

Così come si teme per l'Ente regionale servizio idrico integrato, voluto da Chiodi e «la cui guida affidata ad un componente della giunta regionale e ai presidenti di provincia seguendo la linea politica del presidente della Regione, si orienterà sempre più verso privatizzazione del settore», sostiene il gruppo consiliare.

A rincarare la dose ci pensa Angelo Orlando secondo cui «la gestione di un bene così prezioso come l'acqua deve essere pubblica e non seguire nessun colore o bandiera politica. In poche parole in house ma out dalle ideologie».

Dall'altro lato della barricata, a sposare la tesi secondo cui la privatizzazione del settore farebbe bene al settore, c'è il sindaco Sandro Salvi che ricorda le direttive comunitarie che spingono gli stati membri in questa direzione.

E, l'assessore Di Prinzio gli fa manforte vista la sua esperienza nella Sasi che «gli ha dimostrato che la privatizzazione attraverso investimenti può contribuire alla crescita e alla qualità».

Marirosa Barbieri 08/06/2011 13.13