La Asl di Chieti avvia il trasloco dei malati psichiatrici. Visita all'Azienda Agricola

Alessandro Biancardi

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La Asl di Chieti avvia il trasloco dei malati psichiatrici. Visita all'Azienda Agricola
CHIETI. La notizia del primo trasferimento a Vasto di un malato psichiatrico dall’Azienda agricola di Villa Pini, è arrivata improvvisa, ma non inattesa.

D’altra parte la Asl era stata sollecitata a provvedere anche dal Prefetto: lo ha fatto abbastanza rapidamente ed ha comunicato che di trasferimenti ce ne saranno anche altri.

PrimaDaNoi.it ha deciso di andare a vedere.

Lasciata la provinciale che scende verso il mare di Francavilla, appena dopo Castelferrato di Torrevecchia Teatina, si arriva a questa struttura psicoriabilitativa imboccando a caso una stradina un pò dissestata. Non c’è nessuna indicazione: il cartello indica solo “strada stretta”. Ma non passa nessuno, dall’Azienda agricola escono al massimo qualche rara automobile di parenti in visita o quelle dei dipendenti a fine turno. Tra i campi erbosi, ma poco curati e in slalom tra le buche, si

arriva all’ingresso aperto e un pò desolato della Cooperativa del colle: presidiano l’accesso una sedia di plastica vuota e alcuni cassonetti di immondizia non recente.

Sembra quasi un arco di trionfo, attraversato il quale la strada continua a scendere fino alla struttura chiusa da un’ordinanza comunale del sindaco di Ripa Teatina, competente per territorio.

Finalmente l’Azienda agricola appare immota tra i pini: anche i movimenti dei pazienti, in giardino a prendere il sole, sono lenti e ovattati. L’arrivo di un visitatore movimenta il pomeriggio stanco per il primo caldo e subito i dipendenti in servizio che assistono i malati e lo psichiatra di turno chiedono il perché della visita.

«Solo per conoscere la struttura, scattare qualche foto e poi subito via. Ho saputo dei trasferimenti». C’è curiosità solo da parte di alcuni pazienti, altri camminano in silenzio assorti nei loro pensieri, qualcuno fuma su una panchina, una donna beve da una bottiglia di birra. Però è un falso allarme: la donna sorseggia un succo di frutta fatto in casa, di birra c’è solo la bottiglia riciclata. Un altro paziente racconta allo psichiatra della casa che lo aspetta: è abbastanza giovane e sta per essere dimesso insieme ad un altro ospite. Andranno ad abitare insieme in una casa popolare di Pescara, assistiti dal Centro di igiene mentale. E’ pronto e soddisfatto per affrontare la città da cui era stato rifiutato perché alcolista e tossicodipendente.

STORIE DI VITA

«Si, ne ho combinate di cose – ricorda consapevole – adesso non prendo nemmeno farmaci, al massimo mezza pillola. A casa manca ancora l’acqua, ma forse cucinerò io, invece di andare alla mensa Caritas. Io cuoco, l’amico farà il cameriere». Timida si avvicina Mara: «me la fai una foto? Io sono bella, volevo diventare una modella, una volta ho partecipato pure ad una sfilata. Sono dieci anni che sto qui, ora sto bene. Vado anche in permesso a casa per qualche giorno, lì mi vogliono tutti bene. Ma torno qui perché lui è il mio fidanzato. E se esco e lui non sta con me, come faccio?

Me la fai una foto?» Alle sue spalle, silenzioso, il fidanzato guarda divertito. Di nuovo interviene Mara: «Digli che cuore hai…»

«Ho fatto quattro bypass, ma non mi hanno aperto – spiega toccandosi il petto - tutto attraverso una vena». Se ne va orgoglioso di questo cuore quasi nuovo e torna a sedersi all’ombra, raggiunto da Mara che però prima confida: «alla seduta comune poco fa io ho detto con chiarezza, sono onesta, che invidio questi due che escono. Bisogna sempre dire quello che si pensa».

«Dottò, io ad Anversa degli Abruzzi non ci vado. Mia zia, che abita dopo Milano, qui mi può venire a trovare, lì no. Resto qui, lo dirò anche al giudice», chiarisce tranquillo un paziente “giudiziario” che spera di essere ascoltato nelle sue richieste. Sorride lo psichiatra abituato a questi discorsi e a questo tipo di performance. E conferma il primo trasferimento.

AL VIA IL PIANO DELLA ASL PER RICOLLOCARE I PAZIENTI 

Ieri la Asl ha avviato il tentativo di ricollocare altrove gli attuali 35 pazienti ospiti, così divisi per appartenenza: 18 Asl teatina, 14 altre Asl abruzzesi e 3 fuori regione. Secondo il programma, si cerca di sistemare qui i 18 malati, mentre le altre Asl dovrebbero riprendersi i rispettivi pazienti. A complicare ulteriormente le cose, tra gli ospiti dell’Azienda agricola ci sono 8 detenuti, in sigla Opg (ospedali psichiatrici giudiziari), il cui destino è in mano ai giudici che decideranno se le sistemazioni proposte sono compatibili con il percorso riabilitativo e di recupero di questi detenuti. E in Abruzzo non sembrano esserci molte strutture adatte. Il piano dei trasferimenti prevede a breve anche uno spostamento a Rosello (Ch), 2 ad Anversa degli Abruzzi (Aq), 4 a Campobasso, nel Molise. Per gli altri si vedrà. Non è facile infatti, nemmeno per la Asl, trovare sistemazione per questi malati. Tutto a posto dunque? Trovata finalmente una soluzione al contenzioso sul destino di questi malati sfrattati forse troppo in fretta dall’ordinanza di Ripa Teatina? La risposta alle domande è un no chiaro.

Dato atto al manager Asl Francesco Zavattaro di aver risposto positivamente alla richiesta del Prefetto ed alle sollecitazioni di Villa Pini (in difficoltà a gestire senza autorizzazioni questi malati) il no è motivato dal buon senso e dalla lettura delle sentenze del Tar che in questi giorni hanno bocciato il taglio ragionieristico ed amministrativo dei provvedimenti sanitari regionali.

Come la chiusura dei piccoli ospedali è stata annullata per la mancata contestualità con l’adeguamento dei servizi sanitari per i cittadini di quei territori (che non c’è stato), lo stesso si può dire per l’Azienda agricola di Ripa Teatina, chiusa perché inadeguata (tutto vero) senza approntare contestualmente le soluzioni alternative.

Cioè non solo i posti letto, che non ci sono o sono pochissimi, ma soprattutto la disponibilità alla riabilitazione psichiatrica di questi malati. Insomma è stata adottata un’ordinanza difensiva senza valutare che dietro le “carte” ci sono le persone.

Il problema è proprio questo: chi li difende questi malati, considerati poco più di pacchi postali da spostare qui o lì…? A nulla sembra servita l’esperienza traumatica (per non dire dei morti che ci sono stati) del trasferimento d’ufficio dei malati dalle Villette di Villa Pini o dal Convitto Paolucci (altre strutture chiuse). Il fatto è che qui non si tratta di psichiatria da salotto “mi venga a trovare nel mio studio”, ma di casi umani difficili da trattare e per i quali un piccolo progresso (vestirsi da soli, ad esempio) è un grande successo.

L’handicap è che sono deboli e che qui medici e malati sono in trincea e non sotto i riflettori di un convegno paludato.

Mentre scatto le ultime foto, arriva trafelata una donna di mezza età: «Giornalista? Io vengo da Cortina d’Ampezzo, intervista anche me?» 

Sebastiano Calella 26/05/2011 11.31