San Salvo, smantellata raffineria di droga della 'ndrangheta

Alessandro Biancardi

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IL VIDEO. PESCARA. Una raffineria di droga riconducile alla 'ndrangheta e' stata scoperta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara nel centro di San Salvo, in provincia di Chieti.*17 CHILI DI HASHISH PER LA COSTA ADRIATICA, 3 IN MANETTE

A seguito di una irruzione nella struttura i militari dell'Arma hanno sequestrato 2,5 chili di cocaina, materiale chimico per la raffinazione e 5 pistole. Quattro persone sono state arrestate in quanto, per i carabinieri, avrebbero organizzato una associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Tre degli arrestati sono di origini calabresi, e uno sarebbe il figlio di un capocosca della 'ndrangheta del crotonese.

L'operazione e' scattata nell'ambito di una attivita' investigativa coordinata dalla Dda dell'Aquila. Maggiori dettagli alle 11.30, in conferenza stampa, nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Pescara.

25/05/2011 9.40

 

LA DROGA DELLA 'NDRANGHETA

Ndrangheta. In Abruzzo. Sulla costa. Non ci si pensa, ma c’è e sa come muoversi. Come piazzare la cocaina, come trasportarla senza dare nell’occhio, come confondere le acque e come stabilire reti ed aprire le vie per nuovi traffici.
Ma i carabinieri li avevano sotto occhio. A farli insospettire erano stati alcuni furti di auto di grossa cilindrata avvenuti negli ultimi tempi. Le intercettazioni però hanno rivelato molto di più: tra Pescara, Termoli, Vasto e San Salvo si muovevano dei personaggi, tre calabresi, già colpiti da condanne o da misure cautelari per traffico internazionale di stupefacenti.
Un traffico di droga che conduceva dritti dritti ad un clan crotonese protagonista negli anni ’90 di una feroce serie di delitti tra cui omicidi, traffico di armi e droga, nonché di investimenti all’estero.
I tre facevano base a Pescara e Campobasso ed erano legati a doppio filo con una ‘ndrina crotonese. Importante e strategica la presenza femminile anche in questo caso.
In un garage nella zona nuova di San Salvo, in via Celestino V, raffinavano la droga arrivata dal sudamerica per poi distribuirla fino in Lombardia.
Ieri nel cuore della notte gli agenti di Pescara, coadiuvati da quelli di Chieti, hanno fatto irruzione nel garage, in provincia di Chieti, sequestrando 2,5 kg di cocaina, 10 mila euro, 5 pistole con matricola abrasa. Tre calabresi sono finiti in manette solo dopo una breve colluttazione e un tentativo di fuga da parte del capo prontamente fermato dai carabinieri. Possibili contatti con la malavita abruzzese.
A coprire l’attività criminale, una del tutto lecita: cucire e vendere jeans. Al posto dei jeans, come recitava l’insegna, lì si produceva droga. Una vera e propria raffineria dove i militari hanno trovato tutto il materiale chimico e meccanico utile per la raffinazione, il taglio e il confezionamento.
A coordinare le indagini, che andavano avanti da alcuni mesi, il pm Antonietta Picardi della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila.
Nel blitz sono stati arrestati il capo dell’associazione Eugenio Ferrazzo, trentatreenne figlio di un boss crotonese e residente a Campomarino (CB), sua moglie Maria Grazia Catizzone, ventottenne di Mesoraka (Crotone) ma residente a Campomarino, Rocco Perrello, trentatreenne di Scilla, residente a Vasto e Alina Elena Anton, ventisettenne rumena residente a San Salvo. Tutti con precedenti.
L’accusa per i malviventi è di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
Inoltre sono stati sequestrati 2 autovetture e 2 motocicli rubati da Pescara tra il 2009 e il 2010.


CRIMINALI ERMETICI
Indagini rese difficili dall’esperienza e dalla scaltrezza dei criminali. Non la chiamavano la roba. Non le avevano dato un nome in codice. Talmente bravi a capirsi e a darsi appuntamento senza nemmeno il bisogno di nominarla. "Ci vediamo nel posto dove ci siamo visti tre giorni fa", si dicevano. Stava poi ai carabinieri capire, pedinare e documentare gli incontri.
Un’indagine resa ancora più difficile dal fatto che erano talmente coordinati da permettersi di parlare poco, e quel poco in stretto dialetto calabrese. Bastava anche un mugugno per intendersela.
Una operazione, quella degli arresti, resa potenzialmente pericolosa visto l’arsenale poi sequestrato nel garage e nelle abitazioni dei malviventi.
NASCOSTA NEL MOTORE DELL’AUTO
Ma alla lunga le conversazioni intercettate dai carabinieri del Comando provinciale di Pescara hanno indicato la strada che percorreva la droga, dal sudamerica a San Salvo, per poi essere riversata nel mercati locali e lombardi.
Correva su una Audi A6 o su una Peugeot, rigorosamente rubate. La occultavano dentro una scatola in metallo, realizzata artigianalmente con saldatura a fuoco, posta in un vano ricavato appositamente nel motore dell’autovettura.

LIVELLO SUPERIORE
«Dopo anni di piccoli sequestri e piccole operazioni», ha detto il comandante provinciale Marcello Galanzi, «siamo arrivati ad un livello superiore».
Questo piccolo, ma potentissimo, gruppo aveva in mano il mercato della droga: riusciva a raffinare anche 100 kg di droga all’anno. Se si pensa che un 1kg di coca pura si vende a 20 mila euro, il giro d’affari è presto svelato.
Il capo, Ferrazzo Eugenio, alias "Roberto il calabrese", era stato coinvolto in passato in traffici internazionali ed arrestato in Ecuador nel 2003 sotto il falso nome di Roberto Giorgi. E’ figlio di Felice Farrazzo, capo dell’omonimo clan della ‘ndrangheta della provincia di Crotone, attualmente libero ma accusato di associazione mafiosa (art.416 bis codice penale).


OGNUNO AL PROPRIO POSTO
Al vertice del sodalizio criminale, Ferrazzo. Che forte delle proprie origini e del proprio ruolo aveva negli anni intessuto una vera e propria organizzazione all’interno della quale si serviva di un amico di vecchia data, Rocco Perrello, come uomo di fiducia che aveva il compito di immettere la droga sul territorio.
La moglie di Ferrazzo, Maria Grazia Catizzone, aiutava il marito nel procacciare anche autonomamente, lo stupefacente da fonti estere e nel suo inserimento sul territorio nazionale distribuita da una rete di corrieri già debellata dai carabinieri il 5 maggio scorso a Mariano Comense, in provincia di Como. A seguito di questi arresti, Ferrazzo e compagni, si sentivano il fiato sul collo e stavano organizzando una fuga.
A Mariano Comense i carabinieri di Pescara, in collaborazione con quelli del comando provinciale di Como, avevano arrestato 3 persone e1 kg di cocaina confezionata in ovuli, 20 mila euro in contanti, 12 telefoni cellulari e un computer portatile.

In carcere finirono: Antonio Pinna, 45 anni della provincia di Cagliari, considerato l’anello di congiunzione con la ’ndrangheta del nord, Domingo Junior Catanzaro, brasiliano di nascita ma cittadino italiano, settantenne residente a San Salvo e convivente con Alina Elena Anton (arrestata oggi) e a tutti gli effetti subentrata nell’organizzazione dopo l’arresto del compagno per sostituirlo in tutto e per tutto. Proprio De Pascalis aveva affittato il garage a San Salvo per l’attività di copertura. Finì in manette Sergio De Pascalis, di origini francesi, residente in provincia di Udine, ma con casa a Vasto. Proprio nella sua casa è stato arrestato Comas Brea, cittadino domenicano, possibile terminale sud-americano dell’organizzazione trovato in possesso di 1,5 kg di cocaina pura destinata allo spaccio sulla costa.
Per i malviventi assicurati alla giustizia, era subito scattata la solidarietà degli affiliati pronti a provvedere alle necessità dei famigliari per il periodo di detenzione, stando a quanto ascoltato dagli inquirenti.
Bocche cucite invece sui possibili contatti in Abruzzo.
«Non è finita qui», si limitano a dire il comandante provinciale, Marcello Galanzi, il comandante del nucleo investigativo, Stangarone, e il comandante del reparto operativo, Marcello Scocchera, «comunque cerchiamo di stroncarli sul nascere, non devono mettere radici».

Manuela Rosa 25/05/2011 15.01

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*17 CHILI DI HASHISH PER LA COSTA ADRIATICA, 3 IN MANETTE

PESCARA. Operazione congiunta delle Squadre Mobili di Pescara e Macerata contro una banda italo albanese di narcotrafficanti attiva lungo la costa adriatica. Tre arresti e 17 kg di hashish sequestrati per un valore di oltre 50.000 euro. La droga era destinata per lo più a giovani e minorenni.

Nel tardo pomeriggio di martedì, in un’operazione congiunta della Squadra Mobile di Pescara e di quella di Macerata sono state tratte in arresto tre persone, un italiano e due albanesi, ed è stata sequestrata una valigia piena di panetti di hashish per un totale di 17 chilogrammi.

L’indagine è partita dal controllo di un albanese che, qualche giorno fa, era stato notato aggirarsi nei pressi della centralissima Piazza della Rinascita di Pescara in compagnia di alcuni giovani minorenni. Seguendo i suoi spostamenti e ricostruendo le sue frequentazioni, sono stati individuati altri soggetti residenti nella provincia di Macerata che sono stati pedinati e tenuti sotto controllo per qualche giorno.

Ieri pomeriggio, all’interno della stazione ferroviaria di Civitanova Marche, i poliziotti impegnati nel pedinamento hanno notato uno dei tre sotto controllo scendere da un treno e consegnare una voluminosa valigia a due complici che stavano aspettando da tempo sulla banchina.

A quel punto è scattato immediato il blitz e i tre sono stati accerchiati e immobilizzati.

Dentro la valigia sono stati quindi trovati numerosi panetti di hashih, per un peso complessivo di 17 chilogrammi. Ingente il valore della droga sequestrata che all’ingrosso ha un costo di oltre 50.000 euro.

25/05/2011 19.00