Via i malati psichiatrici dall’Azienda agricola, il Prefetto chiama la Asl

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2232

Via i malati psichiatrici dall’Azienda agricola, il Prefetto chiama la Asl
RIPA TEATINA. A nulla sono serviti gli allarmi e gli incontri dal Prefetto per salvare i 35 posti letto di riabilitazione psichiatrica (compresi anche alcuni detenuti) e l’occupazione di circa 23 addetti. (Nella foto il prefetto Greco e il procuratore Mennini)

«Adesso basta: se la riabilitazione psichiatrica all’Azienda agricola è stata chiusa e non ha le autorizzazioni, i pazienti lì non posso più tenerli. Sono quasi due mesi che ve lo dico in tutte le salse e fate orecchie da mercante. Da oggi li dimetto».

E’ questo - più o meno - il senso dell’ultimo appello alle autorità sanitarie da parte di Nicola Petruzzi, titolare della riabilitazione di Villa Pini, esasperato per le mancate risposte ad una sua precedente sollecitazione del 15 aprile scorso.

Adesso saranno prima avvisate le famiglie, poi sarà la volta delle dimissioni vere e proprie dalla struttura di Ripa Teatina.

L’ordinanza di chiusura del sindaco Mauro Petrucci è lì a ricordare che la struttura non può funzionare.

Di nome, ma non di fatto. Perché Nicola Petruzzi, cioè il Policlinico Abano Terme che oggi gestisce la riabilitazione di Villa Pini, si è trovato costretto ad assistere questi malati senza autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria, senza l’assicurazione che alla fine sarà pagato per l’assistenza prestata, ma anche senza la possibilità di dimettere questi pazienti molto difficili, perché nessuno è stato capace di trovare una collocazione alternativa.

In realtà il curatore fallimentare ha impugnato l’ordinanza di chiusura, ma ancora senza esito. L’unico risultato del primo appello di Petruzzi è stato l’incontro con il prefetto di Chieti tenutosi il 13 maggio scorso.

In quella sede c’era stato l’impegno della Asl di trovare una sistemazione per trasferire i malati e consentire la messa a norma, per quanto possibile, della struttura inidonea.

Ma una riunione informale del 19 maggio scorso, per concordare una road map, un itinerario condiviso per salvare i posti letto ed i posti di lavoro, non ha sortito risultati, anche per alcune assenze.

In particolare non c’era il sub commissario Baraldi che aveva ed ha in mano il pallino della situazione: c’erano il Policlinico Abano Terme, il sindaco Petrucci e la Asl con Zavattaro, Budassi e Silvia Cavalli (nuovo direttore amministrativo), assente la curatela che però, avendo impugnato l’ordinanza di chiusura del sindaco, sull’argomento non poteva dire di più.

E allora stavolta si è indispettito anche Vincenzo Greco, prefetto di Chieti, che per la prima volta ha perso la pazienza ed ha scritto una lettera di fuoco inviata a mezzo “fax urgente” agli indirizzi di: Giovanna Baraldi e Maria Crocco (Regione), Francesco Zavattaro (Asl), Giuseppina Ivone (Curatore fallimentare), Nicola Petruzzi (Villa Pini), Mauro Petrucci (sindaco di Ripa Teatina) ed ai sindacati Cisl, Cgil, Uil, Ugl, Cimop.

«Si era rimasti d’accordo – scrive il prefetto – che la Asl si sarebbe fatta carico con riunioni e con una conferenza di servizi di trovare una soluzione. Visto che la riunione del 19 maggio è stata disertata, e visto il mancato apporto di collaborazione per la praticabilità di scelte procedurali e confronti utili alla soluzione del problema di questi ricoverati, è necessario l’intervento della direzione generale Asl per ricollocare questi pazienti».

Insieme alla lettera del prefetto, è arrivata poco dopo, come detto, l’ultima sollecitazione di Nicola Petruzzi, indirizzata agli stessi indirizzi, con l’aggiunta di Pietro Mennini e Nicola Trifuoggi, Procuratori della repubblica di Chieti e Pescara.

«E’ vero che il Tar ha sentenziato che non si può sospendere un servizio sanitario senza prima aver predisposto un’alternativa – scrive il titolare di Villa Pini – ma questo tocca al settore pubblico. Io non posso continuare ad erogare servizi sanitari e assistenza alberghiera per i quali non sono autorizzato e accreditato, ma l’ho fatto per non interrompere un servizio pubblico ed in attesa di soluzioni promesse, che non sono arrivate. Tra dieci giorni sospenderò i pasti, le utenze, i ricoveri e informerò i familiari per le dimissioni».

Sebastiano Calella 25/05/2011 9.00