Mammarosa, Corte dei Conti indaga sugli affitti

Alessandro Biancardi

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RAPINO. Il Procuratore Regionale della Corte dei Conti ha acquisito tutti i documenti relativi a “l'affare Mammorosa”.

Vuole vederci chiaro sulla transazione per i fitti dei terreni destinati ad accogliere impianti
scioviari che il sindaco Cocciaglia ha firmato con la società Mammarosa. Vuole verificare se ''lo sconto'' totale di oltre 150.000 euro rispetto a quanto stabilito nelle sentenze dei giudici ha provocato un danno alle casse comunali.
Infatti il Tar aveva condannato la società a risarcire il Comune, per gli anni in cui si era tenuta senza
contratto i terreni sulla Maielletta di proprietà del Comune di Rapino. Contro questa sentenza la società aveva presentato un ricorso al Consiglio di Stato, che aveva «improbabili» e solo «teoriche»   possibilità di essere accolto, perchè «infondato», come sottolineato da parere legale.
«Il sindaco», ricordano i consiglieri di minoranza, «disponendo di un bene non suo ma dei cittadini di Rapino, ha firmato un accordo che abbona una ingente somma alla società Mammarosa e fissa un nuovo canone di affitto dei terreni a soli 45.000 euro annui, contro i 126.000 stabiliti dal giudice, con addirittura decorrenza retroattiva. L’escamotage per far pagare meno la società è stato quello di ridurre i metri quadrati dati in affitto, concedendole però il diritto di prelazione sulla restante parte rimasta sfitta. Cioè qualunque cosa si voglia realizzare su quei terreni, compreso ogni attività commerciale (anche vendere panini), sarà condizionata dalla precedenza in favore della società Mammarosa. Incredibile!»
Per l'opposizione di tratta di uno monopolio, «un vero ostacolo dello sviluppo della nostra montagna, che la società aveva avuto in passato e che continuerà ad esercitare per i prossimi 40 anni ad un costo nettamente inferiore a quanto stabilito dalle sentenze. Se transazione doveva esserci, certo questa non poteva essere fatta a danno del Comune, facendogli perdere centinaia di migliaia
di euro e il diritto di disporre come meglio credesse di quei terreni», sostengono dalla minoranza,  «ma doveva essere ispirata “alla tutela dei diritti del Comune già riconosciuti nei giudizi di merito”, come suggerito da parere legale».
19/05/2011 15.41