Gdf di Chieti scopre evasione fiscale da 7 milioni. 13 persone denunciate

Alessandro Biancardi

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   Gdf di Chieti scopre evasione fiscale da 7 milioni. 13 persone denunciate
CHIETI. Scoperta dai finanzieri un’attività creditizia abusiva: 11 società nel mirino degli investigatori.

Da una maxi evasione fiscale di circa 7 milioni di euro ad una segnalazione all’Autorità giudiziaria per esercizio abusivo dell’attività creditizia e di raccolta del risparmio a carico di 13 persone ed 11 società.

E’ questo l’itinerario seguito dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Chieti in un anno di indagini e di controlli dei conti bancari di un imprenditore teatino (di cui non sono state rese note le generalità), con società a lui riconducibili in diversi campi  anche a Pescara e Francavilla al mare. Un esame accurato ed incrociato di circa 40 c/c bancari accesi presso Istituti di credito locali (soprattutto Carichieti e Banca dell’Adriatico) ha permesso di scoprire che i proventi dell’attività non denunciati al Fisco venivano utilizzati per finanziare le 11 società in una ragnatela di interessi e di incroci, con 13 persone denunciate insieme al titolare o perché rivestivano funzioni apicali all’interno di queste società a lui riconducibili o perché erano del tutto estranee all’attività dell’imprenditore capofila.

In realtà questa indagine non sembra essere il seguito della precedente inchiesta scaturita dopo un accertamento dell’Agenzia delle entrate ai fini dell’imposta sui redditi e ai fini Iva per gli anni dal 2004 al 2008 a carico di questo noto imprenditore.

Accertamento che si è sviluppato tra proposte di adesione alle richieste dell’Agenzia delle entrate e controproposte. Ora quella vicenda è in Commissione tributaria perché tra i 900 mila euro richiesti per l’anno 2004 e l’offerta di 450 mila la distanza è eccessiva, mentre per gli anni a seguire è tutto ancora da decidere (mentre il 2004 è quasi in fase di prescrizione). Indagando però su quei movimenti la Gdf, sezione Tributaria comandata dal capitano Mariano D’Andrea, ha ricostruito i finanziamenti intrasocietari eseguiti con i soldi non versati al fisco ed ha scoperto che si potrebbe trattare di una vera e propria attività creditizia, vietata dal Testo unico bancario.

Queste società infatti a volte non avevano una rete di partecipazione incrociata «tale da palesare la sussistenza di un legame economico– imprenditoriale» ed operavano al di fuori dei paletti posti dal Codice civile e dal Testo unico bancario. La legge consente infatti finanziamenti interni in caso di soci che detengono almeno il 2% del capitale sociale, e non era questo il caso. Insomma si era creata un’attività di finanziamento e raccolta del credito, cioè un sistema finanziario parallelo ai canali ufficiali che evitava il ricorso alle banche ed alle finanziarie. E questo inserimento era illegale, secondo la Gdf, e si sottraeva ai controlli di affidabilità e stabilità, previsti dalla legge. Di qui la segnalazione all’Autorità giudiziaria.

Sebastiano Calella 09/05/2011 13.55