Resort di Francavilla: ambientalisti:«censure fondate, dichiarazioni su assoluzione inaccettabili»

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. FRANCAVILLA. Come prevedibile fa discutere la sentenza di non luogo a procedere (non assoluzione nel merito) del giudice di Chieti nei confronti degli imputati per la costruzione del resort sulla spiaggia.

Il cittadino medio non riesce a spiegarsi per quale ragione esistano norme chiare e vincoli precisi che impediscano la costruzione di manufatti sulla spiaggia e poi non si riescano ad applicare le norme. La situazione è più complessa come sempre quando di mezzo c’è la burocrazia.

Il giudice nella sua sentenza che doveva stabilire soltanto se dalle indagini erano emersi elementi sufficienti per portare al dibattimento gli indagati, chiarisce che la procedura amministrativa aveva delle falle (mancava una autorizzazione) ma questo non è stato sufficiente per accertare il reato penale che dunque andava provato diversamente.

Rimandando gli atti al pm a questo punto la procura potrebbe approfondire ma difficilmente si riusciranno a tirare fuori dal cilindro elementi ulteriori anche per l’enorme tempo trascorso.

In sostanza la procura non ha fornito prove sufficienti riguardo al dolo e dunque la volontarietà dei soggetti di commettere l’illecito (abuso d’ufficio) né vi sono prove di un arricchimento ingiusto.

Dalle indagini e dalle carte emerse non pare che l’indagine si sia aiutata con intercettazioni telefoniche che di solito possono chiarire cose che le carte non chiariscono.

Il caso del resto era stato sollevato da PrimaDaNoi.it grazie al lavoro certosino e professionale dell’architetto Gianluigi D’Angelo che studiò per settimane l’intero faldone e giunse prima della procura alle conclusioni alle quali poi sono arrivate le indagini.

Bisognerà attendere la fine della partita anche se la prescrizione corre veloce.

Ritornando al cittadino medio: a questi è difficilmente spiegabile la ragione per cui al momento vi siano più costruzioni in essere a pochi metri dalla battigia a Francavilla e solo una, quella del resort, sia stata sequestrata o attenzionata dalla procura.

«Come cittadini e come associazioni allorquando ci accorgemmo che come funghi stavano sorgendo, sull’arenile di Francavilla, dei veri e propri palazzi, non potemmo crederci», scrivono oggi le associazioni Miladonnambiente, Italia Nostra, Mare vivo, Ecoistituto Abruzzo, «con le nuove norme sulla tutela del paesaggio? Sulla sabbia del mare? Va bene che si è coniato, in urbanistica, il termine di “francavillizzazione” per indicare la muraglia di cemento direttamente su sabbia, che cancella ogni diritto alla visione del mare, sui litorali…ma speravamo quei tempi conclusi».

Le associazioni ribadiscono che ritengono «tuttora fondate e non controvertibili le ragioni per cui ci opponemmo ( aldilà delle questioni di elementare civiltà ambientale e paesaggistica): mancavano e mancano i nulla osta delle Capitaneria e Agenzia Dogana».

«La variante urbanistica al Prg, che il Comune di Francavilla fu costretto ad approvare per consentire quell’obbrobrio», aggiungono gli ambientalisti, «non ha mai avuto l’ok del Servizio Urbanistico della Provincia di Chieti, che ha anzi sempre espresso la sua opposizione alla variante, in quanto non rispondente ai parametri di legge. Ci pare, pertanto, che le dichiarazioni degli avvocati che tendono ad ampliare l’effetto della sentenza per il loro assistito ad una sentenza di regolarità della concessione tout court, siano ancora tutte da dimostrare».

In ultimo la sentenza parla anche di una sanatoria postuma già ottenuta dal resort di proprietà della Abruzzo Property & Resort.

05/05/2011 9.03

Sentenza Gup Resort Francavilla