ARGINARE IL PROGETTO

Megalò 2, Wwf insiste: «fermare il progetto a ridosso del fiume»

Le osservazioni dell’associazione ambientalista contro il nuovo tentativo

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Megalò 2, Wwf insiste: «fermare il progetto a ridosso del fiume»

ABRUZZO. Continua la ferma opposizione del WWF Chieti - Pescara alle cementificazione delle zone di esondazione del fiume Pescara.

Le osservazioni della associazione sono state pubblicate sul sito della Regione soltanto nelle ultime ore, ma il documento era stato inviato al Comitato VIA già dal 30 settembre scorso.

Il Wwf ha contestato in via preliminare l’unificazione in un medesimo progetto di due interventi totalmente scollegati tra loro. La messa in sicurezza dell’area P.R.U.S.S.T. è infatti prescritta dal Genio Civile in quanto indebitamente non attuata nella precedente fase di cantiere, relativa alla costruzione, in zona di esondazione del fiume Pescara, del centro commerciale Megalò e non può essere collegata a nuove costruzioni.

«Appare decisamente incongruo– sottolinea Nicoletta Di Francesco, presidente del WWF Chieti Pescara - usare una propria manchevolezza (la realizzazione dell’argine senza rispettare i dettami del progetto a suo tempo approvato) per giustificare una ulteriore e fortemente impattante colata di cemento. Il “parere favorevole” del marzo 2016 rilasciato dall’Autorità dei Bacini, più volte richiamato dal progettista, non riguarda affatto la costruzione di nuovi edifici ma esclusivamente gli interventi di messa in sicurezza in accordo con quanto disposto dal Genio Civile con una apposita ordinanza, mentre i precedenti pareri erano stati saggiamente revocati».

Nelle osservazioni si ricorda ancora una volta il vizio d’origine che caratterizza tutte le opere strutturali ed infrastrutturali ad oggi realizzate e funzionanti all’interno di un’ansa del fiume Pescara: il centro commerciale, la viabilità extraurbana, l’argine e il parcheggio ad uso pubblico.

Tutti questi interventi, sottolineano gli ambientalisti, non sono mai stati sottoposti a preventiva valutazione di impatto ambientale, in virtù della esenzione stabilita da una legge rimasta in vigore solo per 4 mesi e comunque non applicabile, essendo in contrasto con la normativa statale e comunitaria.

Il WWF entra nei dettagli del progetto proponendo anche valutazioni di altro genere.

Ad esempio i documenti amministrativi cui si fa riferimento risalgono a oltre un decennio or sono e andrebbero rivisti alla luce di una situazione oggi profondamente mutata, «con evidenti conseguenze già avvertibili e avvertite per il cambiamento climatico in atto».

Inoltre il progetto continua a mutare (nell’ultima versione gli edifici sono lievitati da 5 a 7) e andrebbe di conseguenza nuovamente esaminato nel dettaglio e non “nascosto” in quello di completamento dell’argine.

Secondo l’associazione, inoltre, non si è mai seriamente tenuto conto delle possibili collocazioni alternative per il centro commerciale in aree non soggette alle periodiche esondazioni del fiume.

Il WWF sottolinea invece con stupore che nella sintesi non tecnica del progetto si sostiene che l’insediamento offrirebbe “benefici sul territorio di natura ambientale”. «Una affermazione sconcertante che non crediamo ci sia bisogno di confutare», denuncia l’associazione.

Stesso discorso a proposito di un altro presunto vantato beneficio: lo “sviluppo e qualificazione del patrimonio commerciale di Chieti”: «una affermazione del tutto incongrua come dimostra la ferma opposizione contro Megalò e le sue proliferazioni da parte delle principali organizzazioni locali del commercio e della piccola attività artigianale».

Per queste e per le altre criticità evidenziate nelle osservazioni il WWF chiede che il Comitato VIA obblighi la ditta proponente a portare avanti unicamente il progetto di messa in sicurezza (accuratamente esaminato sulla base alla sua rispondenza con quanto prescritto dal Genio Civile), bocciando qualsiasi ulteriore intervento edificatorio nel sito, «dannoso sia per l’ambiente che per gli interessi della collettività».