Crisi del 118 a Chieti. Nursing Up: «Asl, se ci sei batti un colpo»

Alessandro Biancardi

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CHIETI.  Il 118 non può scioperare, trattandosi di un servizio di emergenza.

Ed allora la protesta a Chieti assume le forme di un telegramma al sub commissario Giovanna Baraldi e di un comunicato sulle condizioni in cui sono costretti ad operare gli addetti che lavorano nell’Ospedale SS. Annunziata. A firmare l’uno e l’altro è Patrizia Bianchi, referente regionale del sindacato Nursing Up, dopo inutili e ripetuti tentativi di risolvere direttamente e dall’interno i problemi esistenti, attraverso una serie di contatti con la direzione generale.

«Le ultime dichiarazioni della Asl secondo cui va tutto bene – spiega Patrizia Bianchi – cozzano con una realtà ben diversa. Il 118 fa sicuramente il suo dovere per l’abnegazione del personale, il resto – dall’organizzazione ai mezzi alla gestione del personale – meriterebbe maggiore attenzione. Nursing Up non ha la formula magica per risolvere tutto, ma da tempo ha segnalato le disfunzioni, le conflittualità interne e la gestione del dirigente del servizio. La risposta? Faremo, vedremo, organizzeremo…. Si tratta di sapere quando, stanno rinviando all’infinito».

Dunque da una parte l’immagine idilliaca che la Asl fa del 118, dall’altra le proteste non contro il servizio – di cui tutti riconoscono l’importanza e il ruolo nell’emergenza, soprattutto per le capacità del personale – ma contro l’organizzazione, da tempo nel mirino dei sindacati.

Secondo i dipendenti, il 118 di Chieti è nel Caos, per cui a breve scatterà lo stato di agitazione. Infatti ogni anno alla Centrale Operativa di Chieti arrivano circa 200 mila telefonate e a gestirle spesso è un solo operatore per turno. Il territorio da coprire è di 2.580 kmq con circa 400.000 abitanti e a disposizione ci sono solo nove ambulanze. Già a settembre scorso Cgil medici, Fp-Cgil, Smi e Nursing-Up segnalarono la carenza delle risorse, i mezzi vecchi e pericolosi, la gestione umorale del Responsabile del servizio ed i rischi che gli operatori corrono tutti i giorni nel gestire l’emergenza.

Questi problemi non risolti hanno provocato una conflittualità interna tra i dipendenti ed il direttore, ricorsi, abbandoni del servizio e crisi nei rapporti senza che il Manager, pur informato, abbia affrontato la questione. «Così come è stato preferito il ricorso alla Croce rossa per la postazione di Francavilla e Guardiagrele, per il trasporto sangue e per altri servizi con un costo di svariate migliaia di euro l’anno invece di utilizzare con pochi euro il personale interno come si è sempre fatto – contesta Nursing Up – Non si capisce nemmeno la sospensione del servizio di assistenza a Passolanciano e alle partite della Chieti calcio, servizi peraltro previsti da una legge sulle calamità e grandi disastri e richiesti dalla Prefettura».

 Il disagio interno è cresciuto anche per il «disinteresse che colpisce i singoli operatori in caso di denuncia per fatti legati al soccorso: sono costretti a nominare un proprio legale, come se il servizio lo svolgessero autonomamente e senza il coordinamento del Direttore che in questi casi si limita a chiedere la relazione dell’evento e consegnarlo ai Carabinieri – scrive Nursing Up – non è un modo di lavorare sereni. Così sul territorio i disservizi continuano, i sindaci protestano, la gente si lamenta e qualcuno rischia di morire. Quando una risposta concreta del manager?»

s.c. 15/04/2011 8.08