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Dopo la discarica di Colle Marcone fuoco e fiamme tra Di Primo e i grillini

Chiarimenti pochi, molte dichiarazioni e prese di posizioni ma la verità è lontana

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Dopo la discarica di Colle Marcone fuoco e fiamme tra Di Primo e i grillini

CHIETI. La domanda è una e semplice: perchè è successo quello che è successo? Ed è successo che sia stata creata una decina di anni fa una discarica dove sono stati smaltiti illecitamente dei rifiuti senza che nessuno se ne sia mai accorto. Poi la discarica è stata scoperta nel 2009 ed è scattata una inchiesta e persino un processo con una sentenza di primo grado. Ma c’è di più perchè il procedimento giudiziario è andato avanti...

Nel frattempo la discarica è ritornata alla ribalta delle cronache è c’è la possibile prova dell’ombra della camorra e poi una notte le fiamme che avvolgono tutto e disperdono veleni nell’aria.

 In buona sostanza questo è successo ma di chi sia la colpa o chi abbia sbagliato e come siano distribuite le responsabilità questa è una equazione a troppe incognite.

Nel frattempo meglio gli annunci, le prese di posizione e gli slogan.

Ieri il M5s ha annunciato a più livelli esposti, denunce ed interrogazioni parlamentari sul caso della discarica di Colle Marcopne e nello specifico hanno annunciato di attivare, con una denuncia alla procura della Repubblica di Chieti, indagini sulle precise e presunte responsabilità in capo al primo cittadino, Umberto Di Primio, appena rieletto. 

Di Primio ribatte in pochi minuti ed è molto duro contro i grillini appena entrati in Consiglio comunale (Argenio e D’Arcangelo) «fanno denunce solo per finire sui giornali», «incapaci di fare politica», «non sanno leggere gli atti»...

«Non mi presterò ad essere il capro espiatorio di una opposizione che dimostra già di partire con il piede sbagliato e pensa ad andare sui giornali con uscite populiste mentre io affronto l’emergenza», ribatte Di Primio, «se questi signori avessero meglio letto e magari compreso le carte, si sarebbero resi conto che io e l’Amministrazione Comunale, per il periodo che mi riguarda, ovvero dal marzo 2012 in poi, data di notifica all’Ente della sentenza n. 18/12 del Tribunale di Chieti, nulla potevano fare».

In effetti il sindaco spiega che il provvedimento del giudice di Chieti  è stato impugnato innanzi alla Corte d’Appello di L’Aquila e successivamente, alla Suprema Corte.

«Da ciò discende che nulla poteva essere fatto», sostiene Di Primio, che è anche avvocato, «su un sito del quale era stata disposta la riduzione in pristino ma che non è mai stato realmente disponibile per due principali ragioni. La prima, la sospensione degli effetti della sentenza, per il giudizio di gravame. La seconda, una mancata effettiva e formale esecuzione dello stesso dissequestro.  Pertanto, piuttosto che giocare con i telefonini a fare riprese o a fare esposti, vi prego: denunciatemi, i pentastellati facciano proposte se ne hanno, originali però, e non copiando e scopiazzando di qua e di là».

Dalla pagina Facebook risponde il candidato sindaco dei grillini Ottavio Argenio,il quale assicura di saper leggere gli atti.

«La sentenza del 2012 ed il Testo Unico dell'ambiente», dice Argenio,«stabilisce chiaramente, all'art 250, come il Comune debba sostituirsi alla eventuale inerzia del soggetto riconosciuto responsabile dell'inquinamento da una sentenza di condanna. Ciò al fine di garantire (posizione di garanzia del soggetto istituzionale) la tutela dell'ambiente e della salute umana. Lo stesso Testo Unico, all'art. 247 stabilisce espressamente che, anche in caso di sequestro del sito contaminato e da bonificare, può essere richiesta l'autorizzazione ad accedere (peraltro come dice di aver fatto non più tardi di questa mattina), al fine di garantire l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale anche al fine di impedire l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale. Questo dicono i fatti! E soprattutto la legge! Ciò che il Sindaco di Chieti sta facendo per fronteggiare l'emergenza è fuori discussione, il suo impegno da quando il rogo è avvenuto è sotto gli occhi di tutti ed è encomiabile.  Tuttavia, ciò che lo rende responsabile è ciò avrebbe dovuto fare e non ha fatto, nei giorni o meglio, negli anni, precedenti».

I neo consiglieri grillini dunque ribadiscono la loro richiesta di dimissioni e confermano l’esposto in procura.

Intanto oggi è prevista una riunione operativa per fare il punto della situazione e stabilire il da farsi alla luce delle emergenze legate alla discarica abusiva di Colle Marcone.

Lo ha deciso l'assessore regionale all'Ambiente, Mario Mazzocca, che ha convocato per le ore 18, nella sala giunta della Provincia di Chieti, un incontro con amministratori e tecnici al fine di individuare gli interventi da mettere in atto per fronteggiare la situazione.