VELENI IN FUMO

Incendio discarica Chieti: inquinamento ancora non determinato

Dopo il sequestro del 2009 anche una condanna ma mai la bonifica. L’Arta non ha diffuso i dati

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Incendio discarica Chieti: inquinamento ancora non determinato

CHIETI. Un'inchiesta a carico di ignoti con l'ipotesi di incendio doloso è stata aperta dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giuseppe Falasca per risalire ai responsabili del rogo che nelle notte fra il 27 e 28 giugno ha distrutto una discarica abusiva nella quale era stoccate da anni tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.

 Il rogo si è sviluppato su una zona collinare che ricade nel territorio del Comune di Chieti, al confine con il territorio del Comune di Bucchianico, e che si affaccia lungo il primo tratto della strada provinciale che collega Chieti e Casalincontrada, strada che in quel tratto, per circa un chilometro e mezzo, è chiuso al traffico a causa di una frana.

Sul posto stanno sono ancora attivi nelle operazioni di spegnimento i Vigili del fuoco di Chieti che si avvalgono di un elicottero viste le difficoltà a raggiungere l'area teatro del rogo dal quale si leva ancora del fumo bianco.

Nella tarda mattinata il sindaco di Chieti Umberto Di Primio ha convocato una riunione in Comune alla quale hanno preso parte anche i sindaci di Bucchianico e Casalincontrada ma alla questione è interessato anche il Comune di Manoppello, oltre alla Asl, alla Prefettura e a ai dirigenti del Comune teatino. Di Primio è rimasto in contatto costante con l'Arta, i cui tecnici hanno eseguito diversi prelievi sul posto dell'incendio e stanno ancora lavorando con l'impiego di una centralina di rilevamento. Dall'Arta non sono state diffuse notizie in via ufficiale.

NIENTE DIOSSINA?

Secondo quanto ha appreso il primo cittadino di Chieti la combustione avrebbe prodotto benzene, etilebenzene, stirene, toluene e idrocarburi policiclici aromatici mentre sarebbe da escludere la presenza di diossina.

«Dalle prime risposte che l’ARTA mi ha fornito per le vie brevi», dice il sindaco Di Primio, «viene al momento esclusa la presenza nell’aria di composti clorurati (Diossina) ed è questa una prima, confortante notizia. Per valutare al meglio l’andamento della situazione e rendere l’azione il più possibile puntuale, in modo da poter fornire risposte esaustive alla collettività, ho chiesto al Comando 133 dell’Aeronautica Militare di indicarmi i rilievi dell’andamento dei venti in quota nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno e nell’intera giornata di domenica; al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di conoscere il livello raggiunto della temperatura di fiamma per comprendere l’altezza della colonna di fumo.»

A tutt'ora, dunque, resta in vigore l'ordinanza sindacale, adottata anche dal Comune di Bucchianico e diffusa già nella serata di ieri, che riguarda la popolazione residente nel raggio di mille metri dall'area interessata dall'incendio. Il provvedimento invita a «tenere chiuse porte e finestre e a scopo cautelativo vieta il pascolo, l'utilizzo di uova e altri prodotti di origine animale derivati da animali a stabulazione libera, ordina fra l'altro di non consumare frutta e verdura raccolte nelle aree in prossimità dell'incendio e vieta di utilizzare sia per uso umano che animale l'acqua proveniente dai pozzi mentre il consumo di prodotti coltivati può avvenire solo previo accurato lavaggio con acqua».

 SITO NOTO DA TEMPO: DOPO IL SEQUESTRO LA CONDANNA

 La presenza della discarica distrutta da un rogo alle porte di Chieti, nata come impianto per lo stoccaggio di rifiuti speciali, è nota da anni: nel febbraio del 2009 l'area venne infatti individuata dagli uomini del Roan della Guardia di Finanza di Pescara che su quel terreno trovarono rifiuti pericolosi fra i quali batterie esauste al piombo, accumulatori, batterie al nichel cadmio, fanghi, olii esausti di origine minerale e scarti di olio, farmaci scaduti, solventi e miscele di solventi, diluenti per solventi, diluenti per vernici, resine a scambio ionico. Dall'indagine della Finanza è nato un processo che portò nel 2012 alla condanna da parte del giudice monocratico di Chieti del legale rappresentate della società che gestiva l'impianto, una condanna a 8 mesi di arresto e 15.000 euro di ammenda. Il sito non è mai stato bonificato.

 La Finanza, sempre nel 2009, scoprì che molti rifiuti non erano ispezionabili in quanto raggiungerli avrebbe comportato una condizione di rischio e che molte zone dell'impianto di stoccaggio erano inaccessibili a causa della presenza dei rifiuti e quindi qualora si fosse verificato un incendio sarebbe stato difficile per i soccorritori poter intervenire. Cosa che si è puntualmente verificata nella notte dal 27 giugno, difficoltà alle quale si sono aggiunte quelle legate ad una strada provinciale, la numero 8, chiusa per frana dal 2 dicembre del 2013, e riaperta solo per poche settimane, fra il 19 gennaio e il 26 febbraio scorsi quando, a causa delle piogge, altra terra è venuta giù dalla collina sovrastante bloccando definitivamente quel tratto di strada su cui ricade l'unico accesso alla discarica andata a fuoco.

 M5S PORTA IL CASO IN PARLAMENTO

La discarica di Colle Marconi in provincia di Chieti è solo un tassello del macabro mosaico di discariche abusive della nostra regione.

Una mappa dettagliata è stata già realizzata grazie al lavoro del M5s di Chieti e tra queste vi sono centinaia di storie simili a quella di Chieti. Si tratta di siti contaminati da veleni stivati illegalmente per anni ed il cui rischio non è stato disinnescato da alcun tipo di intervento men che mai da bonifiche.

Solo per citarne una “storica”: la discarica ex Sogeri di Tollo che attende solo che il fiume porti via parte delle scorie che stanno lì da un ventennio per contaminare anche foce e mare. Nonostante l’interessamento di più sindaci e le promesse di più assessori regionali in 20 anni nulla è cambiato.

IL PIANO FANTASMA

L’Art 239 al comma 3 del codice Ambiente, prevede che la bonifica e il ripristino sono disciplinati da Regione con apposito piano Regione Abruzzo. Ma ad oggi la Regione non ha ancora ottemperato all’approvazione di un piano regionale per le bonifiche, ma solo un’ anagrafe disciplinare tecnico dei siti contaminati.

« E’ necessario portare in consiglio  Regionale il piano delle bonifiche come previsto dal codice dell’ambiente» sostengono i consiglieri pentastellati.

«All’arti 55» spiegano «del vigente piano regionale dei rifiuti, dispone che il Consiglio Regionale predisponga l’aggiornamento del piano di bonifica delle aree contaminate ( o dei siti abbandonati) su impulso della Giunta  Regionale. Pertanto chiediamo al presidente D’Alfonso di adoperarsi in tal senso vista l’emergenza ambientale della sua regione».

«Inoltre» continuano i pentastellati «l’art. 57 prevede le fonti dalle quali dovrebbe essere alimentato il fondo regionale per gli interventi di prevenzione dagli inquinamenti e risanamento ambientale. Ad oggi non ci sono fondi, con evidenza tali fondi non sono stati considerati  una priorità per la Regione Abruzzo».

LA RESPONSABILITA’ DEL COMUNE

«L’art  56 dello stesso piano regionale dei rifiuti» spiega Ottavio Argenio, consigliere comunale Chieti «dispone che il sindaco del comune territorialmente competente disponga con ordinanza le operazioni di recupero, rimozione, smaltimento e ripristino dello stato dei luoghi con ordinanza, fissando un termine perentorio, decorso il quale è tenuto a provvedere d’ufficio. Questo non è stato fatto» insiste Argenio .  

«Mi attiverò per chiedere al mio collega, Stefano Vignaroli, Vice Presidente della commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientale ad essi correlati»,  informa Gianluca Vacca «di aprire un fascicolo per fare luce sulle inerzie che avvolgono l’operato degli inquirenti in questa tragica vicenda. Chiederò, inoltre, al Ministro della Giustizia se la procura di Chieti, in seguito alle informazioni emerse dall’inchiesta giornalistica del quotidiano Il Centro, si è attivata per avviare indagini e anche predisponendo il sequestro e l’acquisizione della documentazione della discarica in questione».