Parco Paglia, parla il presidente Primavera: «siamo noi la parte lesa»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Da lunedì scorso, Valterio Amico, per opporsi alla notifica da parte dell’ufficiale giudiziario dell’ordinanza di sfratto dal suo capannone sito presso Parco Paglia, a Chieti Scalo, ha inscenato una plateale protesta.

Si è barricato su un totem di 10 metri adiacente al capannone stesso e richiamando così l’interesse dei media.

Dopo giorni di «false esternazioni» del protagonista della vicenda, la Società Parco Paglia ci tiene a chiarire definitivamente la sua posizione in merito «per chiudere una volta per tutte le ingiustificate polemiche che la riguardano».

Il presidente della società Parco Paglia S.p.A., Silvano Primavera, ci tiene a specificare che «nessuna vessazione è mai stata imposta al signor Amico, il quale occupa abusivamente da oltre tre anni il capannone, senza corrispondere alcunché. La parte lesa nella vicenda è piuttosto la Parco Paglia Spa, che ha sopportato e continua a sopportare il peso del pagamento mensile di onerosi canoni di leasing a cagione del mancato subentro del Valterio Amico nella porzione relativa all’immobile di che trattasi alle scadenze stabilite».

Ciò nonostante, dice sempre il presidente, «Amico ha anche goduto della più ampia disponibilità della Parco Paglia S.p.A., la quale ha concesso, anche in sede giudiziaria, numerosi rinvii e proroghe al fine di consentire al medesimo di effettuare il subentro ovvero l’acquisto dell’immobile. E ciò attribuendo un evidente trattamento di favore rispetto agli altri operatori, stimatissimi imprenditori del settore artigianale e terziario, provenienti anche da altre province e regioni, i quali hanno tutti onorato, non senza sacrifici, i propri impegni nel rispetto del regolamento e delle trattative contrattuali, e contribuiscono ad offrire una immagine professionale ed efficiente a Parco Paglia e alla realtà imprenditoriale teatina».

Primavera racconta anche che la società Parco Paglia «sta sopportando gravosi esborsi economici, senza contare i danni da lucro cessante derivanti dalla ingiustificata indisponibilità del capannone e l’evidente danno all’immagine derivante dal plateale gesto del signor Amico, con il quale lo stesso tenta di offuscare la diligenza e professionalità imprenditoriale dimostrata negli anni dalla mia famiglia, che storicamente opera nel settore delle costruzioni».

Dal punto di vista giudiziario, precisa invece l’avvocato Annamaria Bello, legale della società, «la Parco Paglia S.p.A. ha inoltrato, nel giugno 2009, ricorso cautelare al Tribunale di Chieti per ottenere la restituzione dell’immobile stante la occupazione senza titolo da parte di Amico che non ha adempiuto al preliminare di compravendita datato 1 agosto 2007. Il Tribunale, con provvedimento risalente ad oltre un anno fa, ha ordinato ad Amico il rilascio dell’immobile. Da allora, questi ha frapposto innumerevoli ostacoli alla esecuzione del provvedimento giudiziario costringendo la Parco Paglia S.p.A., la quale ha agito a tutela dei propri interessi sempre nel rispetto di quanto statuito dall’Autorità giudiziaria,  a presentare istanze e ricorsi atti a regolare le modalità attuative del rilascio, ottenendo ulteriori pronunzie confermative del diritto a procedere all’esecuzione»

«Del tutto pretestuoso – prosegue l’avvocato Bello - è, pertanto, il gesto estremo» dell'uomo che «nel tentativo di travisare la legittima esecuzione di un ordine giudiziale basato sulla violazione dei diritti della società Parco Paglia, afferma la sussistenza di presunti e inesistenti abusi e ingiustizie».

Sempre l'avvocato assicura che «non è vero, in particolare che la società parco Paglia abbia mai autorizzato l’esecuzione di presunte migliorie sull’immobile. E’ vero al contrario che, stante l’arbitrario e prepotente ingresso del promissario acquirente nel capannone compromesso in vendita, si è vista costretta ad assistere all’abusiva realizzazione di lavori non meglio specificati, finalizzati all’uso esclusivo dell’impresa del signor Amico. Tali opere, mai richieste né autorizzate, peraltro non attribuiscono al capannone caratteristiche idonee a sfruttare il bene in una eventuale successiva trattativa di vendita. Ciò è tanto vero che, in giudizio, la società Parco Paglia ha domandato la riduzione in pristino delle opere realizzate fuori progetto».

07/04/2011 16.33