Denuncia della D’Annunzio. Faiella:«Altro che estorsione, il danneggiato sono io»

Alessandro Biancardi

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Denuncia della D’Annunzio. Faiella:«Altro che estorsione, il danneggiato sono io»
CHIETI. Tullio Faiella, il titolare della Farmaceutici T. S., racconta la sua verità e dice di poter spiegare e documentare tutto.

Un esposto alla Procura di Chieti da parte dell’Università d’Annunzio lo indica come autore di una tentata estorsione per aver cercato di recuperare dai vertici dell’Ateneo i soldi spesi per la sperimentazione di un suo farmaco, poi bocciato al momento della commercializzazione.

Nell’esposto-denuncia si dice che lei ha fatto una richiesta immotivata al Rettore, di qui la tentata estorsione…

«Nessuna estorsione, ma solo la richiesta di recuperare i soldi spesi per la sperimentazione di un  farmaco che la mia società non ha potuto commercializzare. Infatti è arrivata la bocciatura dell’Aifa, l’ente di controllo che autorizza la vendita. La comunicazione mi è giunta a fine marzo, ma già a gennaio mi era stata preannunciata ufficialmente».

Così spiega Faiella, che è arrivato a Chieti per chiarire la sua posizione e aspetta anche l’arrivo del suo avvocato per una visita in Procura.

Sono affermazioni in libertà oppure è tutto documentato?

«Ho portato una serie di documenti che per rispetto consegnerò prima alla Procura e poi alla stampa. Se – come è scritto - la responsabilità dell’insuccesso dipende dal fatto che il Cesi, il centro della Fondazione d’Annunzio dove si effettuano le sperimentazioni, non ha i requisiti o non è a norma per alcuni parametri, mi sembra logico riavere i soldi. Altro che estorsione vera o tentata: quel contratto firmato a suo tempo prevedeva che tutto fosse in regola».

Ma perché si è rivolto direttamente al Rettore Franco Cuccurullo? Ci racconti la sua visita al Rettorato.

«Io ho un contratto con la Fondazione, firmato da lui e mi sembra normale rivolgersi al capo. Naturalmente ho avuto contatti anche con i ricercatori. La storia è lunga e risale al 2006. In cinque anni lettere, incontri, cene, contestazioni e richieste si sono sprecati. Mi dicono che la denuncia è firmata dal rettore e dal direttore amministrativo, ma io mi sono chiesto perché quest’ultimo è stato chiamato dal Rettore ad assistere alla mia richiesta. Si sarà spaventato per la cifra che chiedevo? Diciamo che rivoglio tra i 150 mila e i 200 mila euro, tutto documentato e fatturato. Nessun versamento in nero. I conti sono presto fatti: 20 mila euro più iva la sperimentazione poi bocciata, 8 mila euro di tasse al Ministero, 7 mila di assicurazione, 50 mila euro la spesa per acquistare il materiale per un lotto di medicine, il pagamento a due società di consulenza di Pescara, il mancato guadagno per la mia società, spese varie: viaggi, cene ecc. ecc..»

Quando ha firmato il contratto, l’importo di 20 mila euro era congruo?

«Il Cesi mi ha chiesto 20 mila euro e 20 mila ho accettato. Sapevo e so che una sperimentazione costa tra gli 80 ed i 100 mila euro. Poi però mi hanno detto di rivolgermi a due società locali di consulenza e se sommiamo questi pagamenti, siamo a quei livelli. E questo versamento in parte mi è stato restituito: 18 mila da una società di consulenza e 7 mila da uno dei ricercatori, credo di tasca sua. Totale 25 mila euro. Mancano gli altri».

Allora era in contatto da tempo con chi aveva svolto la ricerca per ottenere il rimborso delle spese?

«Contatti ce ne sono stati sempre, come è normale che sia. Poi quando l’Aifa ha detto il suo no, motivandolo con le carenze del laboratorio, mi sono attivato per recuperare i miei soldi. E mi risulta che anche altre società si sono rivolte al Tribunale attivando la richiesta di danni. Non so se tutti questi problemi dipendono dal Cesi o dal cambio di gestione all’Aifa che oggi fa controlli più stringenti. Se ne parlava anche a Roma, quando ho avuto una disavventura giudiziaria sempre per i farmaci e lo dovrebbero sapere anche i Carabinieri del Nas di Roma e di Pescara che si attivano quando ci sono denunce. Vedo che spesso si fa riferimento all’indagine di Roma che mi riguarda: però dovete sapere che in buona parte si è sgonfiata. Questo precedente comunque non c’entra niente con la sperimentazione del mio farmaco: serviva la certificazione di equivalenza per il Fluconazolo, una molecola da tempo in commercio e che ha perso il brevetto. Ed il Cesi e la d’Annunzio sanno bene, per la corrispondenza intercorsa oltre che per i colloqui, che ci sono molte carenze nella sua organizzazione interna e nei suoi laboratori. Basta leggere il documento di preavviso per la bocciatura in data 19 gennaio, la risposta del principal investigator con le controdeduzioni inviata anche a Cuccurullo ed il documento dell’Aifa del 25 marzo scorso, N° 319/2011».

Ma nelle controdeduzioni del Cesi ai rilievi dell’Aifa si dice con chiarezza che alcune criticità erano anche dello sponsor, cioè della sua società.

«La Farmaceutici T. S. è a posto. Le carenze sono nel Cesi, i documenti parlano chiaro. In questo stesso periodo altri farmaci equivalenti dello stesso tipo sono stati messi in commercio. Dirò tutto al Procuratore, abbiate un pò di pazienza».

Sebastiano Calella  07/04/2011 16.15

 * LA STORIA DELLA DENUNCIA PER TENTATA ESTORSIONE