Il consiglio comunale di Guardiagrele boccia all’unanimità il piano che mortifica l’ospedale

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE.  Alla fine il consiglio comunale di Guardiagrele ha trovato l'unanimità sulla proposta portata dal gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune".

Il documento boccia il programma operativo Chiodi-Baraldi in maniera netta e, soprattutto, chiude la porta ad ogni possibile alternativa.
 Nei giorni scorsi il gruppo aveva annunciato un ricorso al tar contro il piano che prevede seri ridimensionamenti del locale nosocomio. La risposta della maggioranza di centrodestra in un primo momento era stata piuttosto tiepida.

La maggioranza, guidata sul fronte sanitario da Salvi e Iezzi, aveva portato una proposta irricevibile nella quale si faceva riferimento a cose non supportate da documenti ufficiali.

«Lo stesso consigliere Salvi ha portato in consiglio comunale il manager Zavattaro e il direttore sanitario Budassi, rimasto in silenzio, sperando di convincere i cittadini della bontà delle loro soluzioni», spiega in una nota il gruppo “Guardiagrele il bene in Comune” «come se i posti letto di una RSA, di un centro contro le malattie senili o delle associazioni tra i medici di base possano essere il surrogato di un ospedale per acuti.  Così non è stato. E, alla fine, il consiglio comunale ha votato la nostra proposta perfettamente in linea con le nostre iniziative delle ultime settimane tempestivamente comunicate al sindaco e alle quali il sindaco non si è mai degnato di rispondere».
Secondo l’opposizione «ne esce, però, una maggioranza avvilita e spaccata».
 «Il consiglio», spiega ancora l’opposizione, «ci ha consegnato, oltre a queste, un'altra importante certezza: la disattivazione del nostro ospedale e l'azzeramento dei posti letto per acuti, strada sostenuta e appoggiata dal centrodestra, a tutti i livelli, è una manovra che non comporta nessun risparmio. Lo ha detto Zavattaro e noi gli crediamo, anche perchè era una convinzione da tempo maturata. Qualcuno, allora, dovrà spiegarci il perché di questa decisione - la chiusura dei piccoli ospedali - spacciata per la soluzione al debito della sanità abruzzese.  
Per noi, per i cittadini e  per la parte politica che rappresentiamo, è imprescindibile che il SS. Immacolata resti un ospedale per acuti, che la sua attività sia legata, secondo l’architettura istituzionale prevista dal Piano Sanitario, ai presidi di Chieti e di Ortona, e che la sua vocazione venga modulata sulle reali esigenze del territorio e non secondo le richieste di lobbies di interessi. Siamo consapevoli che il diritto alla salute è un interesse fondamentale e collettivo».

 16/09/2010 13.33