I DOCUMENTI

Le verità taciute sul porto di Francavilla: «disastro colposo e autorizzazioni illegittime»

Parla l’ex procuratore di Pescara e Bologna Enrico Di Nicola

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6366

Enrico Di Nicola

Enrico Di Nicola

FRANCAVILLA AL MARE. Per il Ministero dell’Ambiente «gli atti di autorizzazione sono illegittimi». Per l’ex sindaco Nicolino Di Quinzio si poteva parlare «di ipotesi di delitti in danno alla pubblica amministrazione e disastri colposi». Dietro al porto di Francavilla, ancora tanti dubbi e misteri.

Ed oggi piovono nuovi fatti dalla bocca dell’ex procuratore capo della Repubblica Enrico Di Nicola che si è occupato dell’approdo di piccola pesca e turismo in qualità di consulente della legalità e trasparenza per il Comune.
Di Nicola ha voluto parlare con PrimaDaNoi.it per spiegare e tirare fuori quello che finora non era stato detto. Dal balcone di casa sua il porto è lì sotto: una visione ed una maledizione.
Ancora oggi oggetto di incuria e dimenticanza. La terra di nessuno la chiamano i cittadini che hanno l’ombrellone lì accanto al porto, alla sporcizia, al degrado. Gli stessi che proprio giorni fa in occasione del maltempo non hanno potuto non notare che le acque piovane raccoltesi per strada sono state dirottate sulla spiaggia abbandonata antistante il porto attraverso un tubo e sversate in mare.
Chi è l’ex Procuratore di Bologna e che rapporti ha con Francavilla e con l’Abruzzo è noto un po’ a tutti .
«Ecco la copia del contratto», dice esibendo la prova che «non sono stato pagato per quello che ha fatto».
Gratis, il lavoro svolto per la città.
«Tanto che misi subito in chiaro a chi amministrava», ha detto, «che mi sarei occupato solo delle questioni riguardanti la città; che non avrei voluto sapere nulla sui nomi, gli attori, i protagonisti locali». E fu a quel punto che la sua storia venne ad intrecciarsi con quella del porto.
Il piccolo approdo costruito nel 2007, poi sequestrato e da allora mai più finito. Sequestrato il 20 ottobre del 2009, si legge nei documenti, in seguito ad un’indagine sull’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi da parte di alcuni personaggi. Quattro personaggi pubblici tra cui anche l’ex sindaco di Francavilla Roberto Angelucci finiti sotto indagine con l’ accusa «di aver trasportato e smaltito illecitamente la sabbia di risulta degli scavi eseguiti per la realizzazione dell’opera contenente sostanze tossiche mercurio, diossina selenio e rame con parametri superiori alla norma e di averla sparsa sull’arenile».


«DELITTI E DISASTRI COLPOSI. NIENTE VIA PER IL SIN »
La verità sul porto, almeno tutta la verità secondo Di Nicola, non si ferma ai fatti di cronaca giudiziaria che noi conosciamo. Ma comincia così: «io e Nicolino Di Quinzio volevano andare più a fondo sul disastro che si stava consumando dietro alla costruzione del porto. Per costruire l’approdo c’era bisogno della autorizzazione Via (valutazione di impatto ambientale). Ma non di una Via qualunque: di una Via specifica per i siti di interesse nazionale come lo era la foce dell’Alento sede del nascituro approdo». Ebbene, secondo Di Nicola, «per il porto è stata adottata invece una Via ordinaria, è stato trattato come una struttura qualunque ricadente in un sito qualunque».
Tesi supportata anche dalla nota del 3 febbraio 2009 in cui l’ Arta Abruzzo (dipartimento Chieti) ha parlato «di palesi irregolarità e specifici comportamenti anomali tenuti da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni da analizzare in relazione al procedimento di Via conclusosi con il nulla osta concesso per la realizzazione di un progetto su un’area che tutti sapevano o dovevano sapere essere Sin».
Come se non bastasse, l’ex procuratore ha offerto una serie di documenti afferenti i lavori in cui non si fa cenno a quel posto come Sin (sito di interesse nazionale e dunque da sottoporre ad una caratterizzazione specifica). Non c’è traccia dell’espressione Sin nella conferenza dei servizi chiamata a disciplinare il procedimento, nel fax della Giunta regionale (comitato Ccr-Via) del 19 dicembre 2012, nel giudizio Via del 13 luglio 2007. Ma c’è la certezza si legge nella nota che l’ex sindaco Di Quinzio ha inviato alla Procura di Chieti il 19 ottobre 2010, «che il Comune di Francavilla e chi per esso fosse al corrente della situazione così come ne erano al corrente tutti coloro che avevano partecipato al procedimento di individuazione dell’area da assoggettare ai vincoli».


ANALISI, DIOSSINA
Come mai le analisi Arta del dipartimento di Pescara non hanno rinvenuto nel mare su cui stava sorgendo la struttura sostanze tossiche mentre il dipartimento Arta di Chieti sì? Perché i primi, (quelli di Pescara), ha spiegato Di Nicola, «non hanno fatto le analisi secondo le procedure previste in caso di Sin, hanno mandato un paio di tecnici. I secondi, quelli di Chieti, sono andati a fondo».
E ancora, c’è un verbale di sopralluogo del Corpo Forestale dello Stato datato al 23 gennaio 2009 da cui emerge chiaramente che «il punto denominato con sigla 60 riportato sul piano di caratterizzazione redatto dall’Arta di Chieti in quanto contaminato da diossina risulta essere stato interessato dalle opere realizzate ed in via di realizzazione».
Dunque in presenza di inquinanti nessuno avrebbe potuto prevedere o immaginare il disastro che sarebbe derivato dalla costruzione dell’opera. Ne danno un’ idea le parole allarmanti usate dal sindaco Di Quinzio nella lettera del 19 ottobre 2010 inviata al Procuratore della Repubblica di Chieti. Di Quinzio: «sento il dovere, in qualità di sindaco, di segnalare che dal sequestro preventivo del porto disposto dal gip si evincono oltre ai capi di imputazione noti, altri fatti che sembrano ipotizzare delitti in danno alla pubblica amministrazione gravemente danneggiata dalla accertata illegittimità dei procedimenti amministrativi che hanno determinato inizio e poi sospensione lavori. Fatti che avrebbero potuto comportare anche eventuali disastri colposi ove i piloni di cemento oggi rimasti in bilico sulle basi esterne del cantiere fossero stati interrati senza la doverosa preventiva bonifica richiesta dalla legge per i siti Sin adottando come colposamente avvenuto l’ordinario procedimento Via».
E sulla base di queste considerazioni, ha detto Di Nicola, «chiedemmo (lui e l’ex sindaco) alla Procura di indagare più a fondo. Di fare più analisi». E infatti il 9 dicembre 2009 Di Quinzio ha chiesto «di effettuare anche in costanza di sequestro prelievi ed analisi a fini amministrativi». Ma a quelle richieste, non è seguita alcuna risposta.


IL MINISTERO: «ATTI ILLEGITTIMI»
Il Ministero dell’Ambiente ha chiesto che l’area interessata dall’opera fosse sottoposta ad analisi approfondite nel rispetto del piano di caratterizzazione previsto per i siti di interesse nazionale.
Con una prima nota dell’11 luglio 2007, ignorata dai destinatari, il dicastero chiese «la realizzazione di un adeguato piano di caratterizzazione redatto ai sensi della legge in tema di bonifica in per le opere da realizzare sui Sin». Questo dopo che il 13 febbraio 2007 il comitato Via della Regione Abruzzo diede l’ ok all’opera.
Dalla seconda nota, del 9 dicembre 2008 rimasta senza risposta «emerge l’illegittimità di eventuali atti di autorizzazione comunali provinciali e regionali». Con altra nota del 4 giugno 2009, il Ministero invitò a riformulare il piano di caratterizzazione. Ed ancora, con nota del 14 luglio 2009 si sollecitò di nuovo la caratterizzazione del Sin ma, stavolta, «con carattere di particolare urgenza».
Ed ora? E domani?
Di Nicola: «depositai al Comune un progetto, anni fa, prima di lasciare l’incarico di consulenza. In base a questo progetto con i vecchi piloni di cemento si sarebbe potuto realizzare un’area a mare per la riproduzione dei pesci. Il tutto sarebbe stato a costo zero per il Comune. Ma non fu neppure valutata l’idea. Penso che si voglia lasciare tutto così per non trovare dell’altro…».
E si è fermato. Uno sguardo al porto che si vede dal finestrone di casa sua. E poi di nuovo a rimettere a posto le carte.


Marirosa Barbieri

Porto Francavilla Doc (1)