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Parco Costa Teatina. E Dalì “rispose”: «in dieci anni non si è fatto nulla…»

Parla il collaboratore del senatore

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Parco Costa Teatina. E Dalì “rispose”: «in dieci anni non si è fatto nulla…»
ABRUZZO. Dopo tanti perché Antonio Dalì “si sveglia” e “risponde”.

Il senatore siciliano del centrodestra firmatario dell’ emendamento che fa slittare ancora di un anno l'istituzione del Parco della Costa Teatina era stato bersaglio di numerose domande sulla sua pagina Facebook.
In Abruzzo aveva molto stupito l’interessamento del politico siciliano al Parco. «Come mai un senatore non abruzzese si interessa alla questione del Parco della Costa Teatina?» si chiedevano in molti.
Solo oggi, Antonio Dalì rompe il silenzio e lo fa attraverso il suo collaboratore, Salvatore Braschi, consulente della XIII Commissione Senato che risponde ad una lettera di Maria Rita D’Orsogna ed elenca una serie di motivazioni.
«Il Parco non è stato fatto per dieci anni», dice, «un parco è una cosa seria e non va fatta a cuor leggero… il Ministero dell’Ambiente ha difficoltà finanziarie». Spiegazioni che Maria Rita D’Orsogna definisce «vecchie e retrograde». Proprio la ricercatrice abruzzese aveva scritto a Dalì chiedendogli lumi.
«E’ vero che il senatore Dalì», ammetteva Braschi nella lettera, «aveva espresso una posizione che andava in questo senso ma perchè avallato da un posizionamento del Ministero che tra l'altro è stato condiviso dall'intera 13 Commissione compresi i senatori di altre parti politiche». Insomma Dalì è stato uno dei tanti favorevoli all’emendamento.
Alla base di questa decisione, precisa Braschi, ci sono le difficoltà di ordine finanziario che vengono frapposte dal Ministero dell’Economia, le difficoltà e le contrarietà emerse da parte di molte istituzioni locali, rappresentative delle comunità locali e poi, occasioni importanti mancate nell’arco di oltre un decennio.
«Un Parco è innanzitutto partecipazione», continua il consulente, «oltre ad essere conservazione degli ecosistemi di pregio e incentivazione per concreti modelli di sostenibilità. La proroga stabilita nel “mille proroghe” serve a offrire un’importante occasione di recupero per i soggetti titolati e rientrare con i tempi nella procedura ordinaria evitando così il nascere di un Parco già "commissariato"».
Braschi, infine, ricorda che nessun parco nazionale è stato mai istituito in Italia mediante commissariamento, che ad oggi nessuno aveva provveduto, né avviato l’iter, per la nomina del Commissario (e dal 30 settembre sono passati ben 5 mesi) e rassicura che «la procedura per l’istituzione è al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Abruzzo ma è intenzione del presidente Dalì monitorare e sollecitare la conclusione del procedimento istitutivo».
«Le argomentazioni riportate nella lettera», replica a stretto giro la D’Orsogna, «a mio parere e con tutto il rispetto, sono vecchie e retrograde e suonano, purtroppo, come tante scuse che continuiamo a sentire dai politici d'Abruzzo. Non è stato mai fatto, non si può, si è perso tempo. And so what? Non è stato mai fatto? Bene, facciamolo ora. Proviamoci, facciamo le cose giuste, anche se difficili. Antonio Dalì avrà anche firmato, ma dov'erano in tutto questo Fabrizio di Stefano, Giovanni Legnini, Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo Di Martino, Antonio Sorgi e tutta la politica d'Abruzzo?».
Per la D’Orsogna l’istituzione del Parco è soprattutto un antidoto anti trivelle.
«Visto che i nostri politici sono emotivi», dice D’Orsogna, «e che non vogliono fare la cosa più razionale del mondo come fanno gli americani ( una fascia di 160km anti-trivelle) allora facciamo la seconda cosa più razionale: mettiamo il parco che crea la barriera delle 12 miglia entro le quali sono vietate le trivellazioni».