Trattamento liquami, a Chieti spunta la Pirolisi

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si svolgerà domani la pre-conferenza dei servizi tra Comune di Chieti, Regione e Parco scientifico e tecnologico.

L’obiettivo è quello di trovare una nuova forma di smaltimento dei fanghi urbani. Si tratta di un progetto, da tempo presentato al Comune e già oggetto di un accordo che interessa anche il Consorzio di bonifica il cui depuratore tratta i reflui urbani, cioè i liquami delle fognature.

La nuova tecnica, che potrebbe essere applicata a Chieti, è quella della pirolisi, cioè un processo che tratta i fanghi in assenza di combustione e ne ricava energia e calore. Il tutto senza produrre diossina o altri inquinanti che vanno a finire in atmosfera, come avviene quando sono in funzione gli inceneritori, anche se oggi li chiamano termovalorizzatori.

Ma in questo caso, assicurano i documenti, non c’è nessun bruciatore in attività. Il ciclo di trattamento dei liquami urbani oggi prevede un passaggio nel depuratore. Successivamente i fanghi residui vengono avviati – nel caso di Chieti – addirittura a Taranto, con spese altissime per il trasporto e lo smaltimento. Il che si traduce, in bolletta, in un’aggiunta di costi che invece potrebbero essere ridotti a vantaggio delle casse comunali e dei cittadini, evitando il lungo trasporto e le ulteriori spese di smaltimento presso le discariche autorizzate.

Con il sistema della Pirolisi proposto a Chieti, il processo di trattamento produce un gas inerte (il Syngas) e acqua, mentre i fanghi diventano materiale inerte che è utilizzabile nei cementifici e come base per i fondi stradali. Eventuali presenze di metalli pesanti saranno controllate e abbattute in laboratorio con un processo chimico. Il sistema di trattamento di cui si parlerà domani, funzionerebbe così: il Consorzio di Bonifica, che oggi gestisce il depuratore, conferisce i fanghi e non spende più per trasporto e smaltimento (facendo diminuire la bolletta dei rifiuti), la Regione mette e a disposizione i terreni per consentire la costruzione dell’impianto di Pirolisi, l’Università d’Annunzio, attraverso la Fondazione, controlla gli aspetti igienici e sanitari del processo.

Un aspetto, questo, importante anche perché tutto il trattamento abbatterebbe il pericolo dell’impatto ambientale e delle possibili conseguenze dello stoccaggio dei fanghi, una vera e propria bomba piena di batteri. In Comune c’è molta cautela rispetto al progetto, per le possibili critiche degli ambientalisti.

Sebastiano Calella  15/09/2010 9.59