Caramanico scrive a Baraldi: «chiusura ospedale Guardiagrele è illegittimo»

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE. «Chiudere l’ospedale di Guardiagrele rappresenta un atto iniquo e illegittimo».
 

A parlare è il consigliere regionale del Pd, Franco Caramanico, che in una lettera inviata al sub commissario ad acta per il risanamento del Sistema sanitario regionale, Giovanna Baraldi, ha spiegato le ragioni inoppugnabili per le quali non può essere assunta la decisione di dismettere il nosocomio guardiese.

Nella lettera Caramanico fa osservare che «la struttura ospedaliera di Guardiagrele, così come riportato nel Programma operativo del 2007, risulta inserita con Chieti e Ortona in un unico presidio. Si tratta di una ripartizione fatta sulla base di specifiche funzioni, necessità e bisogni del territorio e non può dunque essere sovvertita mediante la soppressione di uno dei tre cardini della medesima organizzazione ospedaliera».

Caramanico rileva anche come la stessa Baraldi, nelle sedute della commissione sanità del Consiglio regionale, avesse manifestato il suo apprezzamento per il sistema di organizzazione ospedaliera basato sul concetto di rete e sulle esigenze del bacino di utenza. Quanto poi al basso tasso di ospedalizzazione che, secondo i vertici regionali, sarebbe una delle cause della decisione di chiudere la struttura sanitaria, Caramanico fa osservare che «si tratta di un traguardo ottenuto grazie alla legge regionale sull’ appropriatezza dei ricoveri, legge che ha permesso una razionalizzazione della spesa sanitaria e il raggiungimento di standard virtuosi nella gestione dei ricoveri. Spiace ora constatare che un merito della struttura di Giuardiagrele sia divenuto ora la causa della sua dismissione».

Il consigliere regionale del Pd conclude invitando la Baraldi a riconsiderare il caso del presidio guardiese e a presentare le necessarie correzioni al programma predisposto.

«A Guardiagrele», denuncia il gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune”, «oltre ad essere morta la sanità, è morta anche la politica. Si svende una struttura che assicura assistenza sanitaria ad un comprensorio di 14 comuni e 35.000 abitanti per qualche ambulatorio. Si agisce non in nome del bene collettivo ma a favore di logiche politiche.

«Il centrodestra guardiese», sostiene la capogruppo Gianna Di Crescenzo, «ha barattato un ospedale con un punto territoriale di assistenza e non si dice contrario alla riorganizzazione del sistema ospedaliero elaborata e portata avanti, senza nessun confronto con il territorio e con gli enti locali, dal presidente delle Regione Abruzzo e dal subcomissario Baraldi».

15/09/2010 9.34